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Una storia semplice

Una storia semplice

di Leonardo Sciascia

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.9 di 5 su 14 recensioni)

2Semplice fin troppo, 28-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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A costo di essere controcorrente nel mio commento dirò che questa vicenda semplice, per quanto ben congegnata, lo è forse fin troppo e se l'avesse pubblicata qualsiasi altro autore che non si chiamasse Sciascia sarebbe stata probabilmente bollata come un onesto racconto criminale ma nulla più. C'è il crimine, sicuro, la denuncia di certi mali della società e delle concessioni della giustizia ma manca, a mio avviso, il furore tipico della prosa di Sciascia che in quest'opera è carente della sua solita incisività.
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5La banalità del male, 20-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 3
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E' una storia semplice come la banalità del male, quella che Sciascia ci narra in maniera essenziale e lineare, scorrevole e veloce. Eppure ci sono più contenuti in questa manciata di pagine che nei tanti libri che appesantiscono la borsa e non ci lasciano alcun bagaglio. Ne usciamo con una coscienza precisa di che cosa significhi la mentalità mafiosa. Da leggere assolutamente.
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5Una storia semplice, 26-09-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 4
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Già dal titolo è evidente l'intento parodistico, per chi conosce Sciascia e la complessità delle sue opere, il racconto, perché trattasi di racconto lungo e non di romanzo, è invece estremamente complesso. Tutto ciò che a prima vista sembrerebbe di un'estrema semplicità è invece un gomitolo ingarbugliato, dove personaggi della giustizia e religiosi sono uniti da un unico filo conduttore che è quello della criminalità organizzata, insomma di quell'organismo distruttore, frutto di connivenze e di indifferenze, che è la mafia.
Del resto chi non vede, o meglio chi vede e non parla, riesce ad avere vita lunga, e così un testimone avrà dei vuoti di memoria del tutto provvidenziali che non gli impediranno tuttavia di collaborare con la polizia per pervenire alla soluzione di un pluriomicidio, anche per potersi così scagionare, in quanto lui stesso sospettato, ma che riconosciuto il capobanda, personaggio dalla doppia vita ed estremamente influente, eviterà di svelarne il nome, eclissandosi alla svelta, fuggendo da quel mondo di costante tensione in cui l'onesto finisce con l'essere sempre la vittima.
Veramente indovinati i personaggi, fra i quali emerge per atavico intuito il brigadiere, in eterno dissidio di classe con il commissario, e il professor Franzò, che in realtà interpreta il punto di vista Sciascia in un dialogo di alto livello proprio con il sottufficiale.
Una storia semplice fu pubblicato postumo, dopo la morte dell'autore, come lasciò scritto anche nelle volontà testamentarie. Ma esso stesso, cioè questo racconto, è un lascito, quasi un'ammonizione per i posteri sul lento disgregarsi delle istituzioni corrose dal cancro mafioso, al punto da diventarne strumento di conservazione fino a esserne esse inglobate.
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4Una storia semplice, 08-08-2011
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Mi è piaciuto anche se secondo men on ha la profondità delle solite opere di Sciascia, sessanta pagine di botta e risposta tra l'Arma dei Carabinieri e il Corpo di Polizia nella risoluzione di un caso semplice'; l'indolenza diffusa e la disparità di punti di vista tra le due Istituzioni, crea in realtà un amplificarsi della storia che si ingarbuglia, monta incontrollata e ingigantisce a valanga. Cosicché un caso auspicato semplice diventa quel romanzo' che tutti avrebbero voluto evitare a spese di un malcapitato cittadino.
Ironico e amaro; divertente e impietoso; lucido e grottesco. Sciascia riesce, in poche pagine, a fornire un quadro veritiero e scoraggiante di una Giustizia irraggiungibile e illusoria: una triste denuncia della realtà (non solo) siciliana.
Un bel racconto, non c'è che dire, ma senza il respiro del romanzo!
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4Una storia semplice, 21-07-2011
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Piccolo gioiellino di appena cinquanta pagine, magari da leggeretra un romanzo e l'altro. Il titolo riassume benissimo la storia, perfette sono queste 55 pagine (effettive) scritte con un linguaggio semplice come il titolo, arricchite da un tocco di sicilianità non dialettale ma nella costruzione delle frasi. I personaggi sono appena sfumati, ma sufficientemente caratterizzati da acuire il rimpianto per non vedere dedicato loro un romanzo, anche breve, piuttosto che un racconto di poche pagine. Ma è giusto così, un piccolo giallo che vive sulla rarefatta quotidianità di brigadieri, carabinieri e polizia, possiede un'atmosfera normale, non tensiva, ma un'atmosfera che riempie ad ogni parola e offre un finale che non invidia niente anche ai più celebrati thriller contemporanei. E' l'ultima ciliegina posata su un dolce buonissimo, una lettura consigliata a chiunque abbia un'oretta scarsa da dedicare a un piccolo capolavoro del genere.
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