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Gli zii di Sicilia

Gli zii di Sicilia

di Leonardo Sciascia


  • Editore: Adelphi
  • Collana: Gli Adelphi
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2013
  • EAN: 9788845927645
  • ISBN: 8845927644
  • Pagine: 247
  • Formato: brossura

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Trama del libro

Pubblicato nel 1958 nei "Gettoni" di Vittorini, poi di nuovo nel 1960 con l'aggiunta di un importante racconto, L'antimonio, che è un po' un romanzo interrotto, "Gli zii di Sicilia" è la prima apparizione di Sciascia come narratore puro, fabulatore di storie che qui sono della Sicilia e della Spagna. Con voce sommessa e ferma, con una sorta di energia compressa, raccolta in sé, lo Sciascia narratore disegna il suo primo territorio. E subito si riconoscono certi suoi tratti essenziali: l'attenzione alle cose e al dettaglio, il confronto perenne fra la Sicilia e il mondo (il libro si avvia con quell'evento subito favoleggiato che fu lo sbarco degli Alleati), la lucidità nel cogliere i paradossi, gli inganni e le beffe della Storia.

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Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 2 recensioni)

4Gli zii di Sicilia, 08-11-2010
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Uno sguardo disincantato e crudo a ciò che siamo e a come lo siamo diventati. Non si risparmia nessuno, il ricco, il politico, il contadino, ognuno ha la sua pena e la sua ignominia messa in luce con sagace acume.

Refoli di tempi andati mi sono riecheggiati, perché questa terra, la Sicilia, non cambia mai.
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4Gli zii di Sicilia, 05-10-2010
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A parte "La morte di Stalin", che è il più debole dei quattro racconti che formano il libro (il quale altrimenti meriterebbe cinque), sono tra le pagine di Sciascia che amo di più, forse perché lessi per la prima volta il libro quando avevo quindici anni, e mi fece innamorare di Sciascia. Va notato come, nel calarsi in un io narrante ancora bambino, lo scrittore adotti un linguaggio estremamente colloquiale, molto paratattico, con una sintassi libera fino all'anacoluto e una grande ricchezza di espressioni ricalcate sul parlato siciliano: Sciascia così riesce anche a comunicare incisività, capacità evocativa e un forte colore locale alla sua scrittura, pur senza ricorrere direttamente all'uso del dialetto.
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