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Il castello bianco

Il castello bianco

di Orhan Pamuk


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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Super ET
  • Traduttore: Bellingeri G.
  • Data di Pubblicazione: giugno 2006
  • EAN: 9788806183752
  • ISBN: 8806183753
  • Pagine: 172
  • Formato: brossura

Trama del libro

Il ventenne gentiluomo veneziano, appassionato di astronomia e matematica, e l'astrologo turco si assomigliano come fossero fratelli gemelli. Si guardano con sospetto ma per anni vivono a stretto contatto impegnati nelle più svariate ricerche scientifiche: studiano i fuochi d'artificio, progettano orologi e discutono d'astronomia, biologia e ingegneria. Insieme riescono a debellare un'epidemia di peste. Trascorrono molto tempo raccontandosi la propria vita. Il sultano Maometto IV (1648-87) affida loro la costruzione di una potente macchina da guerra, ma durante la disastrosa guerra in Polonia il marchingegno non funziona. L'unione si spezza e solo uno dei due "gemelli" tornerà in Turchia... Ma quale? Un romanzo che è metafora del legame tra Oriente e Occidente.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.8 di 5 su 8 recensioni)

4.0Lettura faticosissima, 09-03-2012
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L'idea di base è molto forte: due persone fisicamente molto simili, di due culture differenti vivono per anni l'uno accanto all'altro in un misto di confronto e scambio di conoscenze, di ricordi, di vita in definitiva, finendo per conforndersi l'un l'altro. E dire che il tema del doppio mi solleticava parecchio dato che ho letto svariati libri inerenti al tema ma il piatto d'argento della mia predilezione servito a Pamuk si è tramutato in una portata indigesta: il romanzo non affascina come potrebbe e non coinvolge come dovrebbe complice uno stile contorto e barocco e una trama scialba che, nelle intenzioni della favola, dovrebbe stimolare la riflessione sul rapporto tra i due protagonisti, isolandone le personalità e i pensieri ma che invece finisce col rendere monotona la lettura. Bocciato
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4.0Il castello bianco, 11-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Dicono che Pamuk sia il prossimo candidato al nobel della letteratura, questo libro lo trovo molto Borges, anche se temperato da un semi-moderno Oriente. La parte centrale è noiosa. Bellissimo l'ultimo capitolo che rimescola tutte le carte (aiutato dalla post-fazione dell'autore). Forzata la quarta di copertina che vuole in ogni caso vederci il conflitto tra Oriente ed occidente, che certo c'è o potrebbe esserci (in fondo sembra essere il leit-motiv di tutta la sua produzione), ma su di un livello molto "letterario", tanto che si riesce quasi a non perdersi del tutto. Però la parte centrale è veramente ostica. Vediamo alle prossime letture (tutti parlano benissimo de "Il mio nome è Rosso", vedremo).
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4.0Il castello bianco, 26-07-2011
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E' il capolavoro dell'autore turco premio Nobel per la letteratura nel 1999. Due uomini: un veneziano e un turco. In mezzo culture completamente diverse, religioni che sono muri. Ma oltre i muri ci sono le vite degli uomini, e tutte le vite sono la stessa vita: animate dall'ansia, vinte dai desideri, corrotte dall'ambizione. Il tuo doppio è magari altrove, seppellito in un'altra cultura, imprigionato in un'altra esistenza. Pamuk ci fa capire che quella che chiamiamo cultura non può imprigionare la nostra anima, ma solo irrigidire la mente, costringerla entro un quadrato di idee sterili e autoreferenziali. Nell'altro scopriamo noi stessi, il nostro vero volto, perchè nei suoi occhi esiste già quel che vorremmo e potremmo essere.
Lo scambio d'identità tra uomini di culture differenti è il tema del doppio portato agli estremi. Non solo si diventa un altro (o forse si diventa solo noi stessi? ) ma si appartiene anche ad un altro popolo. Perchè nessuno di noi è monoliticamente figlio di un solo Paese, di una sola cultura, e il mondo è il risultato di millenni di fusioni e mescolanze.
Il ponte è già stato gettato da tanto tempo, a questo punto, basta solo fare un passo e camminarci sopra. Per diventare altro: noi stessi.
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3.0Poteva forse dare qualcosa di più..., 21-07-2011
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Il libro è scritto bene e la vicenda dei due protagonisti è trattata, soprattutto nella prima parte, in maniera profonda e sensibile descrivendo con buona fattura il confronto tra oriente e occidente. Mi lascia un pò perplessa la parte finale del libro nella quale lo scrittore forse lascia stancamente che la penna concluda la storia.
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3.0Castello Bianco, 30-12-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Da uno scrittore come Pamuk e viste anche le altre prove letterarie mi aspettavo molto di più, anche se si intuisce una penna di rara eleganza, non rende realmente merito all'autore.
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