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L' affaire Moro

L' affaire Moro

di Leonardo Sciascia

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Descrizione

Pubblicato nell'autunno del 1978, mentre ribollivano le polemiche sul caso Moro, e altre suscitandone, a distanza di cinque anni questo libro potrebbe anche esser letto come opera letteraria. Ma l'autore - come membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla affaire" - ha continuato a viverlo come opera di verità e perciò lo si ripubblica (non più col rischio delle polemiche, ma del silenzio) con l'aggiunta della relazione di minoranza (di assoluta minoranza) presentata in Commissione e al Parlamento. Una relazione che l'autore ha voluto al possibile stringare, nella speranza che abbia la sorte di esser largamente letta: qual di solito non hanno le voluminosissime relazioni che vengono fuori dalle inchieste parlamentari". Leonardo Sciascia (1983).

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 5 recensioni)


4.0Profetico., 27-09-2011
di S. Tatarano - leggi tutte le sue recensioni

«Eccezionale prova di carattere psicologico, in cui l'uomo, il politico, lo scrittore si fondono in una sola persona, capace di ergersi e svettare in mezzo alla mediocrità partitocratica che lo circonda e di disegnare un percorso di salvezza tanto ineccepibile quanto ignorato, leggendo una vicenda drammatica in maniera sconvolgentemente precisa. Da qualunque ottica lo si guardi, è una dimostrazione di pura classe, possibile, nella solitudine di quei tempi, solo a chi poteva permettersi di esprimere nient'altro che la propria opinione. »

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4.0 L'affaire Moro, 26-09-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 4
di G. Lamanna - leggi tutte le sue recensioni

«Scritto l'anno stesso dell'accaduto, forse uno Sciascia più frenetico di altri libri, L'affaire Moro suscitò, come del resto aveva già previsto Sciascia, un'ondata di incomprensioni e di polemiche, e questo costituì anche la riprova che il lucido percorso intellettuale seguito dall'autore per arrivare ad avere un po' di chiarezza in effetti aveva raggiunto il suo scopo. Uno scrittore attento a svelare ciò che si cela sempre sotto l'evidenza non poteva, sulla base dei pochi elementi certi, non praticare un'analisi fredda, razionale, che lo portasse a formare un'idea sì personale, ma suffragata dalla bontà del metodo, consistente nell'interpretazione delle lettere inviate dal politico rapito dal suo luogo di prigionia. Moro, che era stato un maestro nel dire in un modo per far intendere in un altro, viene così svelato grazie a quelle frasi, a quei periodi mai sicuramente dettati dai suoi carcerieri, come invece molti dei suo colleghi di partito sostenevano.
L'analisi logica di un testo di un letterato della qualità di Sciascia, capace di discernere fra apparente inutile forma e reale velata sostanza, finisce con il coinvolgere il lettore che cerca di pervenire a una sua personale interpretazione, tuttavia quasi sempre coincidente con quella dell'autore siciliano.
Emerge così la certezza che un partito che non aveva mai avuto il concetto di stato improvvisamente trovò nei suoi massimi esponenti uomini ampiamente permeati da questo principio e così, opponendosi a uno scambio di prigionieri, come richiesto dalle Brigate Rosse, Andreotti, Cossiga, Piccoli, insomma gli alti nomi della Democrazia Cristina, di fatto consentirono l'esecuzione di Aldo Moro, un atto crudele tuttavia all'apparenza inutile.
Sciascia accenna appena - e del resto costituisce solo un'ipotesi non suffragata da riscontri certi - che certamente l'aver Moro favorito un governo con l'appoggio del Partito Comunista non risultò cosa gradita agli Stati Uniti, e nemmeno all'ala marxista estrema, più propensa alla lotta di classe che agli accordi politici. L'impressione che si ricava è che la morte del presidente della Democrazia Cristiana fosse stata decisa a priori, indipendentemente dall'esito di un processo politico in cui Moro non disse nulla di più di quel che già non si sapesse. L'affaire Moro, che riporta alla fine la cronaca storica di quei 55 giorni, nonché la relazione di minoranza presentata dallo stesso Sciascia al termine dei lavori della Commissione Parlamentare d'inchiesta costituita per far luce sull'intera vicenda (e la relazione di maggioranza più che far luce amplia le zone d'ombra) , è un libro assolutamente da leggere, per il suo elevato valore storico e politico, unito all'elevata qualità letteraria che ha sempre contraddistinto le opere del grande scrittore siciliano.
»

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3.0I fatti, 13-09-2011
di M. Cacciola - leggi tutte le sue recensioni

«Con esplicito riferimento alla vicenda di Moro, questo testo descrive come un diario di cronaca tutti i passaggi che hanno portato alla costruzione della vicenda e cita i protagonisti che vi hanno concorso. Sciascia è uno scrittore che punta nei suoi scritti a rendere cronaca i propri racconti. Il tema siciliano permea tutta l'opera e ne costituisce il marchio di fabbrica.»

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4.0L'affaire Moro, 01-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di E. Longobardi - leggi tutte le sue recensioni

«La passione politica e la grande onestà che caratterizzano questo autore sono conosciute. Sciascia ricostruisce tutta la vicenda, partedendo dal giorno del rapimento, analizzando tutte le posizioni politiche dei vari attori che diedero vita a questa tragedia: il delirio criminale delle Brigate Rosse, il cinismo della ragione di stato e degli "amici" di Aldo Moro, le ambiguità comportamentali delle forze investigative e della Santa Sede, lo smarrimento della famiglia di Aldo Moro, e la solitudine disperata, commovente ma non per questo arrendevole di Aldo Moro. Subito dopo il rapimento (e la strage di cinque agenti di scorta), giornali e TV si allineano immediatamente alla posizione politica della DC e del PCI: nessuna trattativa; strumentalizzando le prime ingenue dichiarazioni della famiglia del povero Moro. Successivamente, sempre sui giornali, inizia la battaglia impossibile di Aldo Moro contro le BR e contro i suoi compagni di partito, condotta esclusivamente con la forza della parola e della scrittura. Battaglia che perderà, e che paghe.»

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5.0Un po' di luce, 16-11-2009, ritenuta utile da 3 utenti su 6
di R. Montagnoli - leggi tutte le sue recensioni

«In un contesto di stragi senza vittime predestinate, di gambizzazioni, di rapimenti, di omicidi mirati, si inserisce anche la famosa vicenda di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La mattina del 16 marzo 1978, lo stesso giorno il cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti e costituito con l'appoggio del Partito Comunista Italiano si apprestava a presentarsi al Parlamento per il voto di fiducia, l'automobile che trasportava Aldo Moro dalla sua residenza alla Camera dei Deputati fu intercettata da un gruppo di fuoco delle Brigate Rosse. Gli uomini della scorta, 5, furono tutti uccisi, mentre il presidente della Democrazia Cristiana venne sequestrato. Tenuto in prigionia per 55 giorni, processato e condannato a morte, il suo corpo fu fatto ritrovare il 9 maggio nel baule di una Renault 4 parcheggiata a Roma in via Caetani, ubicazione non scelta a caso perché a poca distanza da Piazza del Gesù, dove c'era la sede nazionale della Democrazia Cristiana, e da via delle Botteghe Oscure, dove invece si trovava la sede nazionale del Partito Comunista.
Leonardo Sciascia, all'epoca parlamentare del Partito Radicale e poi membro della commissione d'inchiesta sul delitto Moro, ha scritto un libro che ripercorre con spirito critico quei quasi due mesi di prigionia dell'uomo politico democristiano.
Sulla base dei comportamenti dei politici, soprattutto dello scudo crociato, e delle lettere che Moro faceva pervenire ai compagni di partito e ad altri, assistiamo al tentativo di dare una risposta ai tanti interrogativi della vicenda.
Scritto a caldo, in quell'anno rovente, pubblicato prima in Francia e solo successivamente in Italia, L'affaire Moro suscitò, come del resto aveva già previsto Sciascia, un'ondata di incomprensioni e di polemiche, e questo costituì anche la riprova che il lucido percorso intellettuale seguito dall'autore per arrivare ad avere un po' di chiarezza in effetti aveva raggiunto il suo scopo.
Uno scrittore attento a svelare ciò che si cela sempre sotto l'evidenza non poteva, sulla base dei pochi elementi certi, non praticare un'analisi fredda, razionale, che lo portasse a formare un'idea sì personale, ma suffragata dalla bontà del metodo, consistente nell'interpretazione delle lettere inviate dal politico rapito dal suo luogo di prigionia. Moro, che era stato un maestro nel dire in un modo per far intendere in un altro, viene così svelato grazie a quelle frasi, a quei periodi mai sicuramente dettati dai suoi carcerieri, come invece molti dei suo colleghi di partito sostenevano.
L'analisi logica di un testo di un letterato della qualità di Sciascia, capace di discernere fra apparente inutile forma e reale velata sostanza, finisce con il coinvolgere il lettore che cerca di pervenire a una sua personale interpretazione, tuttavia quasi sempre coincidente con quella dell'autore siciliano.
Emerge così la certezza che un partito che non aveva mai avuto il concetto di stato improvvisamente trovò nei suoi massimi esponenti uomini ampiamente permeati da questo principio e così, opponendosi a uno scambio di prigionieri, come richiesto dalle Brigate Rosse, Andreotti, Cossiga, Piccoli, insomma gli alti nomi della Democrazia Cristina, di fatto consentirono l'esecuzione di Aldo Moro, un atto crudele tuttavia all'apparenza inutile.
Sciascia accenna appena - e del resto costituisce solo un'ipotesi non suffragata da riscontri certi - che certamente l'aver Moro favorito un governo con l'appoggio del Partito Comunista non risultò cosa gradita agli Stati Uniti, e nemmeno all'ala marxista estrema, più propensa alla lotta di classe che agli accordi politici.
L'impressione che si ricava è che la morte del presidente della Democrazia Cristiana fosse stata decisa a priori, indipendentemente dall'esito di un processo politico in cui Moro non disse nulla di più di quel che già non si sapesse.
L'affaire Moro, che riporta alla fine la cronaca storica di quei 55 giorni, nonché la relazione di minoranza presentata dallo stesso Sciascia al termine dei lavori della Commissione Parlamentare d'inchiesta costituita per far luce sull'intera vicenda (e la relazione di maggioranza più che far luce amplia le zone d'ombra), è un libro assolutamente da leggere, per il suo elevato valore storico e politico, unito all'elevata qualità letteraria che ha sempre contraddistinto le opere del grande scrittore siciliano.
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