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Umiliati e offesi

Umiliati e offesi

di Fëdor Dostoevskij


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Trama del libro

Quando, nel 1859, Dostoevskij ottenne il permesso di rientrare dalla deportazione nella Russia europea, aveva bisogno di qualcosa di clamoroso per riaffermare la propria posizione nel panorama letterario dell'epoca. Fu così che nella primavera del 1860 si dedicò alla stesura di un roman-feuilleton pieno di situazioni estreme, spregiudicate, delle quali si parlava con relativa disinvoltura, incentrate sul tema della fanciulla offesa e vittima di individui senza scrupoli. Sedotte e abbandonate: questo è il destino delle donne in "Umiliati e offesi". Ma anche maledette dai propri padri. L'occhio di Dostoevskij si sofferma ad analizzare la relazione padre/figlia, e lo fa tramutandola nel nucleo portante della narrazione: sono ben tre le coppie di padri e figlie che si avvicendano nelle pagine del romanzo, portando avanti ciascuna una linea narrativa e una modalità esistenziale che conducono a una conclusione differente. Le vicende sono tenute assieme dalla presenza del narratore Ivan Petrovic, che per tutto il romanzo si sposta frenetico da una casa all'altra, fungendo da testimone oculare e, alla fine, da vero e proprio deus ex machina. In questa figura si manifesta il tormento di Dostoevskij, giunto al punto di svolta della propria creatività e alla ricerca di un nuovo modello di narratore.

Tutti i libri di Fëdor Dostoevskij

Voto medio del prodotto:  4.5 (4.7 di 5 su 3 recensioni)

5Romantico e struggente, 10-03-2012
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Un romanzo basato su valori antichi e scomparsi, su dignità e rispetto. La bellezza e la grande abilità di Dosto sta anche qui nella descrizione dell'animo umano, nessuno meglio di lui riesce a rendere così vive le passioni, i desideri, i tratti nascosti dell'intimo. Magnifico il personaggio del principe, il malvagio che finge con ipocrisia e piena consapevolezza della propria doppiezza e che resta impunito nonostante tutto. Tutti personaggi sono descritti con tale realismo che a posteriori ancora ripenso a loro come persone un tempo conosciute, che mi fanno pena, che ammiro o che mi sono amiche.
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4Umiliati e offesi, 10-08-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Pur non essendo l'opus magnum del grande scrittore russo, Umiliati e offesi (insieme a piccoli gioielli come Il giocatore) è la prova che qualunque opera sia uscita dalla penna di Dostoevskij riesce ad essere trascinante, coinvolgente, significativa.
Nato come romanzo a puntate pubblicato su Vremja a scopo puramente lucrativo, Umiliati e offesi potrebbe descriversi come un feuilleton elevato a dignità letteraria; è certo ed innegabile che alcuni personaggi siano eccessivi, contornati di sensazionalismo a tinte forti. C'è del melodramma, ci sono degli aspetti della vicenda cui è difficile credere, ma l'architettura della trama è ben concepita, la lettura è piacevole, i momenti di commozione sono sinceri e sentiti, e non mancano echi e riferimenti a tematiche autobiografiche dostoevskiane, sempre presenti nei suoi scritti.
L'intreccio consiste di due sotto-trame che gradualmente convergono in una; asse portante è il tormentato rapporto padre figlia e il senso dell'onore ferito, della riparazione ai torti subiti per mezzo della sofferenza come espiazione. Una sofferenza spesso fine a se stessa, una "sofferenza egoista" come l'autore stesso la definisce; crogiolarsi nelle lacrime, nel tormento e nel silenzio è spesso l'unica soluzione che i personaggi trovano, la corona di spine di quell'ingiustizia sociale di cui il grande scrittore tanto spesso ha narrato e il cui sapore amaro ha dovuto provare così terribilmente su se stesso.
Una sorta di quadrilatero amoroso lega Nataa, Katjia, Ala e Ivan, il narratore, scrittore squattrinato e alle prime armi, una figura di ispirazione autobiografica; uno strano quadrilatero in verità, senz'ombra di gelosia nonostante il tormento divori in modi diversi ognuno dei componenti, eppure tutti anelanti alla felicità dell'amato. A costoro si aggiungono gli Ichmenev, genitori della ripudiata Nataa, fuggita con Alsa, figlio del principe Valkovskij, e soprattutto la piccola Nelly, la cui disgraziata storia costituisce l'ossatura della seconda sotto-trama.
Nelly sembra ispirata ai piccoli derelitti dei romanzi dickensiani, che Dostoevskij lesse e apprezzò durante la condanna siberiana, mentre Valkovskij è una sorta di abbozzo di Stavrogin, una di quelle perverse creature dostoevskiane che resteranno incise nella memoria dei lettori.
Il mondo è dei perfidi, sembra dire Dostoevskij, e per le persone moralmente migliori non c'è scampo, non potranno non essere condannate all'umiliazione e alle offese, destinate alla sconfitta, all'infelicità, alla morte, senza via d'uscita, per sempre, inevitabilmente.
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5Il vero amore, 07-11-2010
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Il romanzo tratta la travolgente storia d'amore tra una ragazza, appartenente alla media borghesia, ed un principe, portata all'estrewme conseguenze, visto che i due pianificano ed attuano una fuga d'amore, affinchè possano vivere sotto lo stesso tetto. Ad opporsi, al suddetto piano, è il padre del principe, il quale, dapprima, palesemente e, successivamente, subdolamente riesce a far venire meno il fidanzamento e, così, la ragazza è costretta a ritornare umiliata dai genitori, che la accolgono a braccia aperte. Il presente testo mira a sottolineare il carattere infungibile dell'amore, che, posto che si tratti di un sentimento, non può essere sottoposto a condizioni o, peggio ancora, a convenzioni sociali, proprio perchè non ancorato a logiche umane, ma, in ultima istanza, come ci ricorda lo stesso Dostoevskij, è un dono ed, al tempo stesso, un progetto di Dio.
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