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Il sosia

Il sosia

di Fëdor Dostoevskij


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Trama del libro

Il mite e umile consigliere Jakòv Petrovic' Goljadkin non è quello che sembra: vive in lui un doppio, un "sosia". Il suo io non è un tutto compatto e unico, bensì un mobile e disintegrabile complesso di impulsi che possono scindersi in altri io, tra loro in alternanza e in conflitto. Il suo sosia non è semplicemente una persona tanto somigliante a lui da poter essere per lui scambiata, ma, come dice la parola russa dvojnik, è la proiezione di un io in un altro io autonomo rispetto al primo. Esistono nel romanzo due Goljadkin che si completano in quanto totalmente opposti: uno timido e sottomesso, l'altro furbo e arrivista. E Goljadkin, come spiega Vittorio Strada nell'introduzione, è "la patologia dell'uomo qualunque, il primo gradino di quello 'sdoppiamento' che costituisce la malattia dell'uomo moderno".

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.8 di 5 su 10 recensioni)

3.0Angosciante, 12-02-2017
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Si tratta di grande letteratura, ma per leggerlo occorre essere lettori avvezzi anche a tematiche complesse e a stili meno scorrevoli. Non è di immediata comprensione infatti il meccanismo secondo il quale al protagonista accade la storia paradossale di essere sostituito in tutto da un sosia, una sorta di alter ego che gli distrugge la vita. Che lo si interpreti come un paradosso o come una manifestazione di tipo psichiatrico è comunque molto angosciante.
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4.0Di una modernità sconcertante, 10-03-2012
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Probabilmente, fra i romanzi di Dostoevskij letti fino ad oggi, questo mi è risultato il più ostico, più difficile anche de I demoni. Con un'analisi lucida e drammaticamente moderna, Dostoevskij parla del meccanismo mentale della proiezione con decenni di anticipo sulle teorie psicanalitiche freudiane. La tragedia di Goljadkin si svolge per intero nella sua mente: la sua coscienza è spaccata in due, spesso incerta tra sonno e veglia come nella scena iniziale o comunque tra reale e irreale. Come lui, noi lettori assistiamo perplessi e incerti. Non sappiamo molto più di quello che Goljadkin stesso sa. Il nostro punto di vista è il suo. Ma Dostoevskij carica il tema del doppio di una nuova importante valenza: quella psicologica.
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5.0Coinvolgente, 10-04-2011
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Un cammino, passo dopo passo, attraverso il crollo psicologico, fino al raggiungimento della pura, vera e propria follia. Un bel libro, molto interessante e coinvolgente, capace di "mettere in dubbio la realtà". Un classico libro a cui dedicare del tempo.
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4.0Il sosia, 25-11-2010
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Letto tutto d'un fiato, questo racconto breve è la storia di uno sdoppiamento della personalità di un mediocre funzionario statale, che vede in un altro essere immaginario del tutto somigliante a lui e che porta il suo stesso nome, condensate tutte le caratteristiche (ambizione priva di scrupoli, capacità di relazione, ecc. ) che sa di non avere, cosa che gli ingenera un forte complesso di incomprensione da parte di chi (colleghi, superiori) lo circonda. L'opera è scritta benissimo, con un linguaggio scorrevolissimo, bellissime le pagine iniziali ironiche e autoironiche circa la capacità di poetare dell'autore stesso, splendide le fughe e gli inseguimenti nella città, ed è stupefancente il fatto che l'autore aveva appena 22 anni quando la produsse, mentre Freud con tutte le tematiche della psicanalisi e del subconscio era di la da venire.
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3.0un po' deluso, 12-10-2010
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grande maestria nelle descrizioni, anche psicologiche; ma se paragonato agli altri romanzi di Dostoevskij si resta un po' delusi. Rimane comunque un buon romanzo.
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