La signora Dalloway

La signora Dalloway

3.5

di Virginia Woolf


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Descrizione

Un mercoledì di metà giugno del 1923 Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore alla Camera dei Lords, esce per comprare dei fiori per la festa che la sera riunirà nella sua casa una variopinta galleria di personaggi. Tra gli altri: Peter Walsh, l'amante respinto, appena tornato dall'India, e l'amica tanto amata, più di ogni uomo, Sally Seton. Per le strade di Londra passeggia anche Septimus Warren Smith, il deuteragonista del romanzo. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. Clarissa ha cinquant'anni, è ricca. Septimus ne ha appena trenta, è povero e traumatizzato dall'esperienza feroce e violenta della guerra, in cui ha perduto non solo l'amico Evans, ma ogni pace. Eppure i due, senza mai incontrarsi, semplicemente sfiorando gli stessi luoghi, comunicano. Con sapienza straordinaria Virginia Woolf, giunta con questo al suo quarto romanzo, tesse il filo sottile di corrispondenze, echi, emozioni che creano un'opera di grande intensità. Dove un uomo e una donna sconosciuti l'uno all'altra sono accomunati dallo stesso amore e terrore della vita, che li porterà, nell'accettazione (femminile) o nel rifiuto (maschile), ad affermarne comunque l'inestimabile valore.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 4 recensioni)

3.0Un libro difficile, 16-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Riconosco l'originalità (specie per quei tempi) di questo libro e dello stile della Wolf ma si tratta di un testo davvero poco digeribile. A me non è piaciuto, l'ho trovato noioso, poco interessante, poco stimolante. Sarà perchè a me piacciono le "storie" e qui di eventi ce ne sono pochi... Penso ci sia di meglio.
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2.0La signora Dalloway , 05-08-2011
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Ammiro, e ci mancherebbe, l'abilità di scrittrice della Woolf, ma è proprio un piccolo mattone. La passeggiata della signora Dalloway, con i pensieri tra la da poco finita guerra, i passanti, il vigile, la commessa. Il gioielliere che cerca (trova?) il modo per far fare uno scatto di qualità alla sua vita (ma se per lui la qualità è il denaro, quale sarà lo scatto agognato?). Forse solo quelle lettere sul canterano, che aspettano il ritorno della vecchia signora che le leggerà, e che la casa spera siano racconti di viaggio, ma forse son solo conti e fatture. Tristi fotografie di un mondo triste. Apprezzo fino all'ultima riga il suo inglese, e l'ho letto e riletto perché scorre, significa, si sente vivo. Ma non c'è la cupa angoscia di "Una gita al faro" o di altre prove dove la lunghezza non serviva per allungare il brodo (ah ah) ma per arrivare a quella misura di equilibrio, per far uscire dalla pagina il sentimento, così come traspare dalle cose e dai pensieri, senza l'intervento diretto dell'autore deus ex-machina. Insomma, qui ritorna il mio dilemma sulla difficoltà (assolutamente personale) di star dietro alla dimensione racconto. Ed al mio ritorno, appena si può, alla lettura almeno del romanzo breve, se non al tomo indigeribile. Interlocutorio.
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5.0Carismatico, 03-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Virginia Woolf è una scrittrice unica nel suo genere, questo romanzo lo dimostra, la trama talvolta è sfuggente perchè le storie e le vicende si narrano da sole, i protagonisti vivono vite differenti non si incontrano, non si conoscono ma sono talmente sottili gli equilibri che li uniscono da riuscire ad individuare scorci di similitudine ovunque, la narrazione talvolta è distante dagli intrecci che coinvolgono i protagonisti ma poi quel filo sottile riesce a creare una trama complessa di relazioni che uniscono e accomunano i protagonisti con la magia di una scrittura fluida densa unica e arricchente, la scrittura della Woolf che lascia trasparire la sua inquietudine, il suo male di essere che ella solo riesce a sfogare nei suoi romanzi, un libro da leggere anche più volte perchè nella medesima fine si intuiscono nuovi inizi sempre differenti.
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4.0La signora Dalloway, 22-10-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Scoprire questo libro è una sicura gioia! Il flusso di coscienza che la Woolf usa crea una magia narrativa che va dunque al di là della storia e che ammalia dalla prima pagina. Bellissimo.
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