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Il castello dei destini incrociati

Il castello dei destini incrociati

di Italo Calvino

3.5

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Un gruppo di viaggiatori che, per un complesso di circostanze diverse, hanno perso la parola si ritrovano in un castello. L'unico mezzo che hanno per comunicare è rappresentato da un mazzo di tarocchi. Un romanzo affascinante composto da tante storie intrecciate.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.6 di 5 su 13 recensioni)

2.0Originale e sperimentale, 29-02-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Partendo dal presupposto di non essere nessuno per giudicare un romanzo di Calvino, posso però dare un parere personale. Per quanto l'idea sia originalissima e frutto di un magistrale lavoro curato fin nei minimi dettagli, purtroppo alla lettura risulta lento e pesante, per quanto il libro sia molto corto. Per questo mi ha annoiato e non sono riuscito ad apprezzarlo.
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2.0Geniale, ma..., 20-02-2012
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Mi dispiace assegnare un giudizio basso ad Italo Calvino. "Il castello dei destini incrociati" è un esperimento assolutamente geniale, studiato fin nei minimi dettagli affinché le storie dei viandanti si incastrino l'una nell'altra con perfezione; purtroppo lo schema su cui il libro è basato risulta ripetitivo, e la lettura ne risente.
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4.0Strani i tarocchi, 31-07-2011
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Da bravo sperimentatore qual è, Calvino riesce a illustrare un intreccio di storie senza affidarsi ai dialoghi, ma solo con concetti e interpretazioni di quel che può essere o non essere accaduto ai suoi personaggi. Intrigante e perfettamente combinata la trama del Castello, un po' meno quella della Taverna.
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4.0Il castello dei destini incrociati, 25-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Un fantastico italiano, un Calvino forse al suo meglio del suo periodo medioevale. Il libro è articolato in due parti; nella prima il luogo è il castello e le carte usate sono i tarocchi miniati. Nella seconda siamo in una taverna e i tarocchi sono quelli in uso attuale.
Il progetto iniziale prevedeva una terza parte, mai realizzata, che si sarebbe svolta in un motel e dove le immagini da cui prendere spunti sarebbero state quelle dei fumetti.
Leggendo questo libro ho immaginato Calvino trasformato in una cartomante di mestiere che snocciola storie ( passate o future, che importa? ) con tranquilla noncuranza.
Non c'è spazio per inquietudine o sorpresa; questi racconti hanno in comune con le favole la stessa accoglienza piena e tranquilla dell'ostacolo, del rovesciamento, dell'irreale.
Nel mondo altro che sono le favole tutto è possibile ma i percorsi accidentati sono sempre quelli intermedi e la fine, in qualche modo, troverà un compimento rassicurante.
Anche ciò che appare minaccioso contiene in sé una promessa di salvezza.
La seconda parte mi è sembrata più interessante della prima; appropriato anche il cambio di registro del linguaggio.
La storia migliore mi è sembrata quella in cui lo scrittore racconta sé stesso, usando questa volta i quadri piuttosto che le carte.
San Girolamo e San Giorgio che combattono il drago e il leone diventano una metafora dell'incontro con la bestia feroce che è dentro e fuori di noi e che non può essere vinta o addomesticata una volta per tutte, ma solo riconosciuta e tenuta a bada con esercizio di consapevolezza quotidiana.
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4.0Il castello dei destini incrociati, 10-07-2011
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Una vera miniera questo libriccino di appena cento pagine, che raccoglie due racconti (o forse potrei dire due romanzi con mille storie dentro) , uno quello che dà il titolo al libro, "Il castello dei destini incrociati", l'altro si intitola "La taverna dei destini incrociati".
Dico subito che mi è piaciuto tantissimo il primo, un po' meno il secondo.
Ne "Il castello dei destini incrociati", partendo dai Tarocchi del mazzo visconteo, il più antico che si conosca, un gruppo di commensali capitati per caso in un castello in mezzo a un bosco racconta, senza parlare, solo sfogliando le carte e disponendole sul tavolo, la propria vita, il proprio destino, che si incrocia costantemente con quello degli altri commensali, a causa dell'esiguità del numero di carte del mazzo. Ne "La taverna dei destini incrociati" il mazzo di carte usato è quello popolare dei tarocchi marsigliesi, la struttura è la medesima, cambia l'ubicazione, non più un castello ma una locanda nel bosco.
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5.0Una storia per ciascuno, 07-07-2011
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Personaggi quasi melodrammatici, si ritrovano in un castello senza voce e, per raccontare le proprie straordinarie storie, si affideranno agli arcani dei tarocchi medievali. Storie d'altri tempi o quasi senza tempo, si intrecceranno tra loro attraverso uno stile davvero coinvolgente. Un libro affascinante ed originale, da leggere e rileggere.
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4.0Calvino... In grande forma, 23-05-2011
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Prendiamo tutti insieme un castello. E popoliamolo di viaggiatori che si incontrano proprio in questo castello, senza averne avuto l'intenzione. Per parlare, scambiarsi informazioni ideano una tecnica curiosa: sfruttare un misterioso mazzo di tarocchi. Metafisico.
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4.0La realtà si inventa, 12-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Una volta chiesi ad un cartomante di insegnarmi e lui mi disse come prima cosa di leggere questo libro. La realtà si inventa, le carte non sono niente se non la nostra stessa fantasia, quello che non sappiamo è solo importo dai limiti che non ci permettiamo di superare. A me il libro ha insegnato questo. Calvino prende delle figure e gioca, andando senza paura ovunque, in ogni particolare delle carte, interpretando a suo modo ogni espressione anche inesistente, ogni cosa può essere convincente e quindi vera.
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4.0Il castello dei destini incrociati, 21-02-2011
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Calvino è geniale. Non vi concederà tregua fino alla pagina finale. Il commento potrebbe limitarsi a queste parole.
Un tesoro questo piccolo libro, che raccoglie due racconti (o forse potrei dire due romanzi con mille storie dentro), uno quello che dà il titolo al libro, "Il castello dei destini incrociati", l'altro si intitola "La taverna dei destini incrociati".
Dico subito che mi è piaciuto tantissimo il primo, un po' meno il secondo.
Ne "Il castello dei destini incrociati", partendo dai Tarocchi del mazzo visconteo, il più antico che si conosca, un gruppo di commensali capitati per caso in un castello in mezzo a un bosco racconta, senza parlare, solo sfogliando le carte e disponendole sul tavolo, la propria vita, il proprio destino, che si incrocia costantemente con quello degli altri commensali, a causa dell'esiguità del numero di carte del mazzo. Ne "La taverna dei destini incrociati" il mazzo di carte usato è quello popolare dei tarocchi marsigliesi, la struttura è la medesima, cambia l'ubicazione, non più un castello ma una locanda nel bosco.

Ogni carta ha mille volti e mille significati, perché la medesima figura racchiude mille storie: ecco ad esempio che l'Arcano della Temperanza, che rappresenta una donna con delle ampolle sulle braccia, può rappresentare un incontro con una principessa che si è persa nel bosco, come anche un'ostessa o ancella di castello che apparecchia la tavola per i commensali, la quale, prima di arrivare nella taverna o nel castello nel bosco magari era stata sposa felice del Re di Denari, fino a quando non aveva incontrato a corte il Bagatto, altro Arcano, mago alchimista alle prese con i suoi alambicchi, che le fece un incantesimo; il Bagatto, a sua volta, può rappresentare uno scrittore, dal momento che nei tarocchi è raffigurato seduto a un tavolo con una penna d'uccello in mano, ma anche un oste ciarlatano, intessendo così mille storie di uomini e donne diversi. E potrei continuare all'infinito. Ovunque ci sono riferimenti letterari, da Ariosto a Shakespeare, dai tragediografi greci a Goethe. Un po' come Perec, ne "La vita istruzioni per l'uso", altro capolavoro cui quest'opera mi ha fatto pensare.
La fantasia e la creatività di Calvino si dimostrano insuperabili, nel castello c'è l'universo, c'è l'uomo che percorre le strade della vita incontrando pericoli, guerre, amore e follia, in un percorso insidioso e periglioso, al cui termine il significato profondo sta nelle parole di Orlando che ha perso la ragione, rappresentato dall'Arcano dell'Appeso, legato a testa in giù, che dice: "Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge all'incontrario. Tutto è chiaro".
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2.0Non lo consiglio, 06-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Inizia bene, le prime pagine sono molto affascinanti. Poi però ci si rende conto che è solo un esercizio stilistico fine a sé stesso.
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3.0Un esercizio stilistico.., 28-09-2010
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Questo libro sembra tanto un esercizio stilistico. L'inizio era stato meraviglioso, per certi versi fiabesco, insomma molto originale, ma poi è diventato eccessivamente ripetitivo.
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5.0Affascinante, 22-09-2010
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Questo libro di Calvino è molto affascinante, un romanzo molto fiabesco. La lettura è interessante e diversa dal solito, originale.
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