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Il grande nulla

Il grande nulla

di James Ellroy


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5Il grande nulla, 07-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Probabilmete non esiste un giallista migliore dell'autore americano. Se qualcuno si mettesse a verificare la coerenza di tutti gli intrecci nella trama poderosa del Grande Nulla, credo impiegherebbe invano il triplo del tempo speso dall'autore a scrivere il romanzo. Anche se il poderoso, in un romanzo come questo, è forse troppo, come in un film con cento personaggi più o meno principali e solo dieci comparse: ogni tanto si perde il filo, complice un ritmo frenetico.
Una cosa è certa: non si salva nessuno.
Non si salvano i comunisti americani (che pure lottavano già prima dell'avvento di Truman contro i prodromi del maccartismo) , ritratti senza pietà e all'occorrenza come ninfomani, radical-chic, corrotti e pervertiti d'ogni sorta (parafrasando il poeta guzzantiano Robertetti: Ellroy non ha nulla contro comunisti e gay, purchè i due fenomeni non si presentino contemporaneamente) .
Non si salva, ovviamente, la polizia e tutto il sistema giurisdizionale americano, talmente marcio e corrotto da far sembrare mondine benefattrici, che ne so, i socialisti italiani della Milano da bere.
Non si salva l'America, quell'America che, magnificata dal successo su Hitler (ma fingendo d'ignorare il contributo del futuro nemico rosso) , si sarebbe di lì in avanti misteriosamente fregiata dei titoli di faro della democrazia mondiale, regno della libertà, tempio della giustizia e santuario dell'equità e tutte le tante altre grasse cazzate che le persone intelligenti hanno smascherato da tempo.
Non si salva il jazz, ahimè, sfregiato dagli artigli della volverina (ah, quanto sono lontani i teneri vagheggiamenti di Fitzgerald) .
Non si salvano, nemmeno per compassione, le vittime del Grande Nulla: ci sono solo tracce, rarissime, di empatia per le vittime dei tanti accidenti e degl'infiniti "orrori del mondo". Il più è un'ininterrotta, formidabile maledizione per i carnefici.
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