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Per chi suona la campana

Per chi suona la campana

di Ernest Hemingway


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Trama del libro

Un episodio di guerriglia durante la guerra civile spagnola, un ponte che deve essere fatto saltare, un piccolo gruppo di partigiani uniti dall'unica speranza che "un giorno ogni pericolo sia vinto e il paese sia un posto dove si vive bene"; in mezzo a tutto questo, Robert Jordan, il dinamitardo, l'inglés giunto da Madrid per organizzare la distruzione del ponte. Robert è un irregolare nell'esercito repubblicano, un intellettuale votato a una causa che, tra mille dubbi, egli sente non meno sua degli altri: perché al di là di ogni errore e di ogni violenza ci sia pace e libertà per tutti.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.9 di 5 su 14 recensioni)

5Per chi suona la campana, 13-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Senza dubbio uno dei capolavori indiscussi della letteratura della metà del Novecento. Romanzo scritto nel 1940, che scaturisce direttamente dall'esperienza vissuta dallo stesso Hemingway come corrispondente di guerra tre anni prima in Spagna, e che colpisce per l'acuta capacità di penetrazione psicologica.
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4Per chi suona , 06-03-2012
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Un libro che parla di guerra e di violenza, della resistenza spagnola, di una storia che va ricordata. La guerriglia, le montagne, l'assedio, e alla fine la vendetta. Una storia lenta, che pone interrogativi profondi sull'animo umano. Il protagonista è un rivoluzionario disincantato, che mostra un grande coraggio, e che solo con l'amore riesce a trovare la forza di combattere.
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3Per chi suona la campana, 18-07-2011
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Il grande narratore americano non delude (quasi) mai. Però in sé per sé la narrazione scorre noiosetta e soporifera. Se non fosse stato per la bravura dello scriverla, questo libro meritava un voto minore. Però è da leggere indipendentemente da ciò. La crudeltà dell'evento raccontato fa riflettere sugli uomini e sulla loro stupidità nell'autodistruggersi.
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4Per chi suona la campana, 14-07-2011
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Nettamente superiore secondo me al precedente "Omaggio alla Catalogna". Ebbene, quello che mi ha colpito di più è che gli spagnoli come li descrive Barea, che è spagnolo come loro, nato e cresciuto a Madrid in un quartiere poverissimo, e gli spagnoli di Hemingway si assomigliano in modo impressionante. Tanto che, con tutte le differenze di stile tra i due, sembra di leggere parti diverse di una stessa storia; che poi è la guerra civile spagnola. Hemingway parlava benissimo lo spagnolo, e nel suo romanzo (ma è difficile notarlo nella traduzione italiana) piega l'inglese per rendere le espressioni tipiche spagnole, inventando una stranissima lingua intermedia, che dà al romanzo molto del suo fascino; e conosceva bene il paese e la sua cultura, non solo le corride. Ne viene fuori un grande libro sulla Spagna, come d'altronde già Addio alle armi è un gran libro sull'Italia. E di scrittori americani tanto capaci di capire altri paesi molto diversi dagli Stati Uniti non è che ce ne siano molti. Apprezziamolo per questo. Inoltre: Hemingway fa una strana operazione, perché la Spagna vista dal suo protagonista, Robert Jordan, ha molto in comune col west; ma il west confina con il Messico, ex-colonia spagnola. E quindi i conti, stranamente, tornano.
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4Bellissimo., 04-07-2011
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Tre giorni ricchi di emozioni, confronti umani e riflessioni personali del protagonista. Questo è il lasso di tempo in cui si sviluppa una trama che sembra svelata già dalle prime pagine del libro e invece decolla con un finale a sorpresa. La guerra, l'amore e la morte restano i temi più cari all'autore americano, sempre d'effetto in ogni sua opera.
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