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Serenissima vendetta

Serenissima vendetta

2015

di Paolo Forcellini


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Descrizione del libro

Ama bere, ama mangiare, ama le belle donne, ama la sua città: lui è Marco Manente, lo sbirro più politicamente scorretto dell'intero corpo di polizia, che questa volta inciampa in una catena di misteriosi ed efferati omicidi che insanguinano calli e campielli di Venezia. Le vittime, per età, professione, preferenze sessuali, hanno poco in comune. Tranne un fatto: sono tutti cittadini stranieri, il che significa una catastrofe per l'immagine della città lagunare, un'emergenza diplomatica. Il commissario, che non ha certo nomea di uomo diplomatico ma semmai di straordinario segugio, ha il fiato del questore sul collo: no, Venezia non può permettersi la fama di città pericolosa, bisogna assolutamente dare al più presto un volto al sadico assassino che infierisce in maniera selvaggia su quei poveri turisti, risvegliando oltretutto la morbosità dei media. Sulla scorta di sparuti indizi e molte felici intuizioni, e grazie alla profonda conoscenza delle vicende vicine e lontane della Serenissima, Manente riuscirà dapprima a ipotizzare un incredibile movente e quindi a mettersi sulle tracce di un tagliagole al di sopra di ogni sospetto che è sempre avanti a lui di un soffio. Prima di condurre in porto la sua fatica, andrà molto vicino al licenziamento, sottoporrà ai raggi X le casate veneziane più illustri, raccoglierà elementi e prove con ogni mezzo, meglio se illecito...

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Voto medio del prodotto:  2.0 (2 di 5 su 1 recensione)

2.0Ottima manovra pubblicitaria..., 24-01-2016
di - leggi tutte le sue recensioni
Una stella in più se la merita per il finale, vivace e intenso, come un vero giallo dovrebbe avere. Per il resto non si può proprio stendere un velo pietoso, non se lo merita. Incongruenze e manovre degne degli anni settanta-ottanta quando nei film si faceva pubblicità occulta a sigarette e birre, tirando su in maniera sbilenca il pacchetto di sigarette Malboro per lunghi istanti, ricordate? Scrivere Forcellini lo sa fare, non per niente è giornalista, ma scrittore serio lo deve diventare. Incongruenze: nel commissariato S. Lorenzo dubito che ci sia un veneziano che sia uno. Nel libro il commissariato pullula di veneziani, lo sono tutti tranne il povero Gennaro e il questore di Ragusa: impossibile. L'uso incongruo e a sproposito del veneziano: una persona che si esprime in perfetto italiano non inserisce a sproposito un termine dialettale, ad esempio "missiai" tra la folla invece di mescolati. Ce ne sono a decine, qui in città o si usa il dialetto semplice o imbastardito con l'italiano o non lo si usa affatto se non per parole intraducibili in italiano, tipo "bricole". Camilleri insegna: si mangia a profusione, si beve, si fa sana "attività fisica", si ha persino una colf che cucina per il commissario e che comincia per A. Solo nel finale il protagonista smette di fare la guida turistica per la Ristorazione & co, per ricordarsi che è sopratutto un commissario. A pagina quattro, sotto il sito dell'editore, Forcellini scrive: Questa è opera di finzione, e aggiunge "Qualsiasi somiglianza con fatti, scenari, organizzazioni o persone, viventi o defunte, veri o immaginari è del tutto casuale". Mi permetto di dire che non c'è niente di casuale e che il termine serve forse a salvarlo. È casuale che tutti i bar e i ristoranti citati a profusione siano veri e anagraficamente esatti? Che tutti i vini citati siano con marca e provenienza? Almeno Camilleri faceva andare Montalbano in due o tre locali, sempre gli stessi , come ogni persona sana, Forcellini fa cambiare locale al suo commissario ad ogni pasto. Bella furbata farlo diventare ricco di famiglia: con ristoranti da un centone a cranio un normale commissario al massimo poteva andarci una volta a settimana. Spero che Forcellini ne abbia ricavato almeno una consumazione in gratitudine. Se manca qualche ristorante è solamente per la mancanza di pagine, può darsi nel prossimo libro...
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