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Prigionieri

Prigionieri

di Todd Hasak-Lowy


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  • Editore: Minimum Fax
  • Collana: Sotterranei
  • Traduttore: Olivieri Sangiacomo A.
  • Data di Pubblicazione: maggio 2009
  • EAN: 9788875212209
  • ISBN: 8875212201
  • Pagine: 432
  • Formato: brossura

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Trama del libro

Daniel Bloom è uno sceneggiatore di successo: scrive film d'azione in cui la violenza delle esplosioni è direttamente proporzionale all'entità degli incassi, vive a Los Angeles in una bella casa con la moglie Caroline e il figlio adolescente Zack. Ma la direzione politica imboccata dal suo paese lo turba in maniera sempre più pressante, e comincia a intestardirsi su un progetto scomodo: la storia di un serial killer intento a decimare i capi delle multinazionali e gli spregiudicati uomini politici che tengono in pugno le sorti del pianeta, e di un poliziotto che, pur avendone la possibilità, non si sente in diritto di fermarlo. Nel frattempo il matrimonio con Caroline comincia a traballare, e l'imminente bar mitzvah di Zack lo porta a riconsiderare la propria identità religiosa: riuscirà Daniel a destreggiarsi fra il suo agente nevrotico e un rabbino lisergico, un finanziatore dai metodi spicci e un viaggio in Israele alla ricerca di un'illuminazione? Dalla penna di un nuovo talento della letteratura americana, un ritratto esilarante e senza compromessi delle nevrosi e delle ossessioni della nostra contemporaneità.

Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 3 recensioni)

4Prigionieri, 01-04-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Non è un romanzo che si può facilmente assegnare ad una predefinita categoria letteraria. Di sicuro è la storia di una crisi di mezz'età, più in generale di una crisi motivazionale e spirituale di quelle che possono stendere anche un uomo apparentemente arrivato ed a cui non manca nulla. Daniel, proprio come accade a ciascuno di noi nella vita quando gli si presenta un profondo dilemma, brancola nel buio per pagine e pagine, almeno finché non sono gli eventi a prendere una brusca piega e reagire diviene un obbligo più che una necessità. Prigionieri, in questo senso, è la storia dell'attesa di un cambiamento, un cambiamento sofferto e ricercato che finisce poi per irrompere nella vita del protagonista all'improvviso, travolgendolo.
Prigionieri è anche una critica feroce agli Stati Uniti di Bush, in cui si può leggere una sorta di preludio all'agognato vento di cambiamento, politico e sociale, che ora pare soffiare al di là dell'oceano. Allo stesso tempo, soprattutto nella parte del romanzo ambientata in Israele, emerge la piccolezza dell'individuo nei confronti dell'apparato statale, la possibilità di apportare veri cambiamenti al sistema e la necessità di non perdersi in lotte contro i mulini a vento che finiscono solo per distrarre dalle vere gioie e dai veri dolori, ovvero quelli che costellano la quotidianità dell'individuo.
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4Prigionieri, 14-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Dopo tutto, lui ci ha abituato a questo e altro. Ce l'ha fatta. Hasak-Lowy è veramente bravo. Già lo avevo apprezzato (e molto) nella raccolta di racconti "Non parliamo la stessa lingua"; ora, con questo romanzo, si è imposto definitivamente come una delle voci più intelligenti che mi sia capitato di ascoltare.
"Prigionieri" è un romanzo lungo, denso e complesso. Potrebbero venire in mente molti paragoni, De Lillo su tutti, per la densità delle parole, la ricerca delle immagini, la sapiente dosatura di ironia e serietà.
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4Prigionieri, 14-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Un romanzo carveriano. Mi è capitato di leggere quest'opera una volta letto vedrete che mi ringrazierete. Nel libro accadono tante cose, la parte centrale è ambientata a Tel Aviv. Nello stesso tempo Daniel Bloom ricorda, nel suo rapporto con moglie e figlio, il Frank Bascombe di Richard Ford, anche qui lo stesso tempo dilatato, però Hollywood non è certo l'East Coast di Haddam o Sea-Clift. Anche se Daniel è uno sceneggiatore, nel romanzo mancano gli attori. Quel mondo che in "Lunar Park", Bret Easton Ellis stigmatizza così in una scena a tavola: "Ben presto capii che la chirurgia plastica aveva reso inespressive le facce di un gran numero di donne e uomini presenti e che un attrice si stava asciugando la bocca con un tovagliolo per evitare di sbavare a causa dell'eccessiva quantità di silicone che le avevano iniettato nelle labbra". In "Prigionieri" compaiono solo un agente e un produttore. Entrambi completamente pazzi, ma certamente molto più umani dei personaggi di celluloide che ci si potrebbe aspettare in un romanzo che parla di film.
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