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Eneide. Testo latino a fronte

Eneide. Testo latino a fronte

di Publio Virgilio Marone



Promozione Einaudi ET

Descrizione del libro

Questa nuova traduzione dell'Eneide, corredata da un ricco apparato di note, si configura come particolarmente tecnica e come intimamente poetica: due connotazioni complementari del lavoro di un traduttore che è affermato studioso di letteratura latina e poeta in proprio. Tecnica per la scelta metrica di un esametro barbaro molto duttile, ma anche molto preciso, con i suoi sei accenti e con giochi di pause, e di alternanze fra misure dattiliche e spondaiche, che realizzano una analogia assai stretta rispetto all'archetipo latino. Tecnica per la scelta di mantenere le ripetizioni virgiliane in tutte le tessere formulari: locuzioni fisse dove Virgilio usa locuzioni fisse. La rielaborazione poetica parte da premesse di questo tipo, ma si snoda in un paziente rispetto delle singole parole, fino a una spiccata attenzione alle trame foniche, e specialmente alle allitterazioni, omaggio al poeta più musicale e fonosimbolico del mondo antico. Si snoda poi nella ricerca di imprimere, come già fece Virgilio, un passo sublime a una lingua d'arte non troppo lontana da quella usuale. E ancora nella capacità di calibrare un tono malinconico anche nelle pagine più epiche. Il più affascinante esito della letteratura latina trova una nuova voce, fedele e attualissima, per i lettori di oggi e di domani.

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Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 1 recensione)

4Il classico dell'Europa, 27-04-2015
di - leggi tutte le sue recensioni
Quando i poeti romani si cimentarono nell'epica della propria civiltà, scelsero di imitare la grande poesia greca piuttosto che riprendere i carmi conviviali dell'antico Lazio. All'epoca in Grecia il repertorio mitico era ormai vissuto dagli uomini colti come un divertimento da eruditi, e quando Virgilio compose la sua Eneide – su invito di Augusto – già Lucrezio aveva scritto i suoi versi negatori delle favole circa gli dei e gli eroi, segno che pure a Roma la cultura si era distaccata dalla credenza nel mito. L'opera virgiliana risulta ligia alla propaganda augustea, che voleva inculcare nel popolo l'idea di una destinata grandezza imperiale romana, ma viene complicata da riflessioni che a volte sembrano quasi andare in direzione contraria. Certo Roma poteva dirsi, in quanto dominante, protetta da Giove in nome del fato, e poteva far risalire al troiano Enea questa consapevolezza, ma da nessuna parte Virgilio può cantare le ragioni di questo decreto sovrumano. Roma sembra chiamata a reggere l'impero mondiale, però non si capisce quale sia il motivo di questo suo ruolo, se non la sua forza militare; certo i Romani erano gente togata, dedita al diritto, ma la libertà civile (da Virgilio assimilata alla pace), si realizzava tramite una guerra ben poco difensiva e assai conquistatrice. Fra i molti esempi possibili di tentata unificazione culturale per mano di Virgilio, che si attiene al dettame di Augusto senza rinunciare ai temi che sentiva cari, vi sono soprattutto: l'amore per l'antichità pre-urbana, con l'elogio commosso alla Roma prima di Roma, ovvero al Lazio ancora selvaggio e popolato di uomini rudi e allo stesso tempo giusti; il rispetto per le differenti stirpi italiche, fieramente nemiche tra loro ma infine controllate da Enea, preludio al futuro governo di Roma sull'Italia intera (la primissima Italia unita, cui Augusto diede uguale cittadinanza); l'ammirazione per la natura potente, sicché agli dei come Giove, Giunone e Venere, descritti alla maniera greca, si aggiungono le divinit campestri o fluviali, su tutte il Tevere, che dà consigli a Enea; l'adattamento reciproco delle favole remote, come la discesa negli inferi, e delle speculazioni intellettuali più recenti (che fa sì che lo spirito di Anchise abiti i Campi Elisi ma allo stesso tempo illustri a Enea una teoria sulla vita e sulla morte che ricalca, mischiandole, convinzioni stoiche, platoniche e neo-pitagoriche). Virgilio, insomma, si sforza di comprendere se non tutta buona parte di quella che viene definita "cultura classica" e la sua opera, nonostante sia incompiuta è il grandissimo classico d'Europa, essendo la Grecia e l'Italia le culle dell'Europa.
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