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Il castello di Otranto

Il castello di Otranto

di Horace Walpole


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Voto medio del prodotto:  3.0 (3.1 di 5 su 10 recensioni)

1.0Totalmente deluso, 29-01-2017
di - leggi tutte le sue recensioni
Il mio punto di vista finisce inevitabilmente con l'uniformarsi a quello di tutti coloro che l'hanno letto senza pensare alla realtà del tempo, cosa peraltro difficile da realizzarsi, se non impossibile. Non riesco a dare una stellina solo perché si tratta del capostipite del genere gotico, definizione che mi lascia non poco perplesso e che mi ha anche ingannato, avendomi indotto a riporre in questo romanzo aspettative deluse completamente. Ho cercato di forzare volontariamente la mia angoscia durante la lettura, immaginandomi nel buio di quell'umido castello; ho provato a parlarne bene con le persone con cui sono a contatto, senza sentirmi totalmente convinto di quel che dicevo; ho tentato di tener dietro agli intrecci familiari, che evidentemente non mi andranno mai a genio. E quando l'ho finito, prima di riprendere in mano un libro con l'intenzione di leggerlo, è trascorso più di un mese.
Ripensandoci, penso che una stellina la meriti tutta.
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4.0 Il castello di Otranto, 26-09-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 5
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Gotico demodè, se ha un merito è quello di prezioso reperto storico di un epoca, il romanticismo, che larga influenza ha avuto sulla narrativa moderna. Si rilevano infatti quelle caratteristiche di mistero, di passioni occulte, di incombenza della morte, del realizzarsi di antiche profezie, di personaggi del tutto straordinari e immaginari, che uniti a un'atmosfera cupa, di tensione psicologica, costituiscono gli elementi basilari per opere successive, senz'altro di maggior pregio, quali, una per tutte, Frankenstein di Mary Shelley.
Non è che allora il romanzo di Walpole meriti di essere letto solo in considerazione delle sue caratteristiche innovative?
Purtroppo devo rispondere che l'opera non presenta altri particolari elementi di valore, perché i personaggi appaiono degli stereotipi, tutti buoni o tutti cattivi, per non parlare della trama in cui i dialoghi sono avulsi dalla tensione che è invece presente, anche se assai contenuta.
C'è da considerare peraltro l'epoca, il modo elaborato di scrivere e di parlare, che toglie quell'indispensabile senso di immediatezza e di logicità di comportamento in protagonisti sottoposti a prove naturali e sovrannaturali tali da impedire loro qualsiasi forma di reazione calma e ponderata.
Di questo se n'era accorto anche Walter Scott, che nell'introduzione al Castello d'Otranto del 1826 prende un po' le difese di Walpole, attribuendogli finalità che, probabilmente l'autore, già deceduto, non si era mai posto.
Scrive, fra l'altro, Scott " Il suo scopo era quello di raffigurare la vita e i costumi dell'epoca feudale com'erano veramente e di dipingerli nel tumulto e nelle fortunose vicende messe in atto dalla macchina del sovrannaturale, un sovrannaturale che la superstizione del tempo accoglieva con passiva credulità. ".
Il discorso non fa una grinza, ma il medioevo di Walpole risente troppo dei canoni della letteratura inglese del settecento, con i personaggi che, ancorché passionali, si esprimono in modo lezioso in qualsiasi circostanza, con una ricchezza di vocaboli che non era tipica nel Medioevo anche nelle classi più abbienti e pertanto maggiormente istruite; di conseguenza non mi sento di avallare questa ipotesi.
Secondo me, invece, più aderente alla realtà è il giudizio espresso nel 1919 da Virginia Woolf, che, sulla scorta della passione di Horace per gingilli, anticaglie, per quel piccolo castello in stile gotico che si era fatto costruire, parla di un libero sfogo dell'immaginazione, in cui le visioni e le passioni lo affascinavano, tributando così di fatto alla sua opera quell'importanza dovuta più alla fantasia, del tutto fuori dalla norma dell'epoca, e che giustamente farà ricordare lo scrittore inglese come il capostipite del genere gotico.
Eppure, nonostante gli evidenti difetti che ho evidenziato, sono proprio gli stessi a costituire motivo di interesse, perché comunicano l'aroma di un mondo passato, in cui il formalismo si anteponeva a tutto, e il fatto che questo comportamento si riflettesse anche in campo letterario rappresenta per l'uomo più pragmatico del XXI secolo una preziose fonte di archeoletteratura per aiutare a comprendere un'epoca, in cui, non dimentichiamolo, nacque anche il romanzo d'avventura, con quel Robinson Crusoè, di Daniel Defoe, che tanto ha alimentato i nostri sogni giovanili.
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4.0Gotico, 27-07-2011
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Il primo vero romanzo gotico della storia! Un libro da non perdere per chi vuole assaporare il sublime e il terrore. Una storia intensa e inquietante nella sua bellezza, vi regalerà brividi e forti emozioni. Walpole ha inaugurato un filone romanzesco di grande successo che rimane attuale ancora oggi!
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4.0Il castello di Otranto, 05-07-2011
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Capostipite del genere gotico che avrà molto successo sopratutto nella buona società inglese dell'ottocento. C'è tutto in questo libro: un castello, una maledizione, una fanciulla in pericolo, uno spettro vendicativo - passaggi segreti, tempeste, vecchi delitti. Il primo romanzo gotico, che ha fissato i canoni del genere - non spaventa più, ma diverte parecchio.
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3.0L'inizio della letteratua gotica, 21-03-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Il castello di Otranto di Walpole rappresenta il capostipite della fortunata stagione gotica che avrebbe trionfato per tutto il secolo successivo. Il castello, i passaggi segreti, i misteri, i fantasmi sono caratteristiche che poi diventeranno tipiche del genenere, la storia tuttavia è in gran parte incentrata sulla storia "cavalleresca" delle vicende del principato di Otranto. Libro di veloce lettura, classico da leggere assolutamente.
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