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Storia d'Italia. L'Italia degli anni di piombo

Storia d'Italia. L'Italia degli anni di piombo

di Indro Montanelli, Mario Cervi

4.5

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Cominciò con la contestazione degli studenti dell'Università Cattolica per un aumento improvviso delle tasse e, nel giro di pochi mesi, tutte le università e tutte le scuole erano in aperta rivolta: sopraggiunse il cosiddetto "autunno caldo" dei grandi rinnovi contrattuali; si aggiunse il desiderio di una ventata di nuovo che attraversava il Paese. Poi sopravvennero le violenze degli opposti estremismi finché, il 12 dicembre 1969, una bomba esplosa nella Banca Nazionale dell'Agricoltura, precipitò l'Italia nell'oscura notte della Repubblica.

Note su Indro Montanelli

Indro Alessandro Raffaello Schizogene Montanelli, più noto come Indro Montanelli, è nato a Fucecchio, in Toscana, il 22 aprile del 1909. Figlio di Sestilio Montanelli e Maddalena Doddoli, trascorse l’infanzia nel paese natale. Fin da giovane soffrì di una depressione che lo accompagnò per tutta la vita. Indro seguì il padre, preside di liceo, nei numerosi spostamenti di lavoro. Nel 1925, conseguì la maturità in un liceo di Rieti. Dopo il diploma studiò giurisprudenza a Firenze, dove conseguì la laurea nel 1930, poco dopo aver terminato il corso di allievo ufficiale a Palermo, iniziato nel 1929. Seguì poi dei corsi di specializzazione a Grenoble, alla Sorbona e a Cambridge. Nel 1932 conseguì una seconda laurea, sempre a Firenze, in Scienze Politiche e Sociali. Fin da giovane collaborò con testate giornalistiche locali, lavorò per La Frusta di Rieti e Frontespizio. Nel 1932 iniziò a collaborare con il periodico fiorentino L’Universale e nel 1934 si trasferì a Parigi, dove si occupò di cronaca nera per il quotidiano Paris-Soir e collaborò con L’Italie Nouvelle. Fu poi assunto dalla United Press e si trasferì a New York, pur continuando a lavorare con il Paris-Soir. Fu il quotidiano francese a proporgli il suo primo scoop, un’intervista a Henry Ford. Quando nel 1935 l’Italia invase l’Etiopia, Montanelli lasciò il lavoro e si arruolò come volontario. Sottotenente, venne ferito e venne rimpatriato. La sua opera “XX battaglione eritreo” narra l’esperienza vissuta in Eritrea. Successivamente lavorò per il quotidiano La Nuova Eritrea, ottenendo la tessera di giornalista. Tornato in Italia nel 1936, ripartì come corrispondente per Il Messaggero. Fu inviato in Spagna per documentare la guerra civile. I suoi articoli però non furono graditi dal regime fascista, e gli fu cancellato dall’albo dei giornalisti. Per evitare il peggio, Montanelli si trasferì in Estonia dove fece il lettore di Italiano all’Università di Tartu. Nel 1938 tornò in Italia e iniziò a lavorare per il Corriere della Sera. Fece l’inviato di guerra in giro per l’Europa e si recò al fronte. Tornò in Italia nel 1942 per sposarsi con Margarethe De Colins De Tarsienne, i due divorziarono nel 1951. Tra il 1942 e il 1943 scrisse per il settimanale Tempo. Nel 1943 si associò al movimento Giustizia e Libertà, ma, scoperto dai tedeschi, fu arrestato assieme alla moglie. Scampò alla fucilazione grazie ad una fitta rete di sostegno. Venne trasferito in diversi carceri, fino a quando non venne prelevato e portato in un nascondiglio. Da questa esperienza trasse ispirazione per il romanzo “Il generale Della Rovere”. Tornato in Italia nel 1945, venne reintegrato nell’albo dei giornalisti e ricominciò a lavorare, prima per La Domenica del Corriere e poi per il Corriere della Sera. Contemporaneamente aiutò Leo Longanesi, suo amico, a fondare il settimanale Il Borghese, ma la collaborazione cessò nel 1956 a causa di una lettura differenti in merito agli eventi accaduti durante la Rivolta d’Ungheria. Tornò a lavorare con Dino Buzzati a La Domenica del Corriere. Qui curò una rubrica molto apprezzata e scrisse a puntate la storia dei Romani e quella dei Greci, che lanciarono la sua carriera di storico. Durante gli anni Sessanta il Corriere cambiò linea editoriale. Montanelli, trovandosi in disaccordo, lasciò il quotidiano e accettò la proposta di Gianni Agnelli, il quale gli chiese di scrivere sul quotidiano torniese La Stampa. Lasciò anche La Domenica del Corriere, per scrivere sul concorrente Oggi. Nel 1974 lasciò La Stampa e, grazie a finanziamenti della Montedison, fondò un nuovo quotidiano, Il Giornale. Nello stesso anno si sposò con Colette Rosselli, corsivista del settimanale Gente. Intanto Montanelli divenne membro onorario dell’Accademia della Crusca. Nel 1976 Mike Bongiorno chiese a Montanelli di condurre un notiziario per Telemontecarlo. Il successo ottenuto dal notiziario, portò l’ostilità della sinistra e le trasmissioni cessarono a causa dell’intervento di Scalfari, direttore di Repubblica, il quale accusò Telemontecarlo di essere una rete illegale. Nel 1977 Montanelli fu vittima di un attentato delle Brigate Rosse, e rimase ferito alle gambe. Nello stesso anno, terminati i finanziamenti Montedison, accettò il sostegno economico di Silvio Berlusconi, il quale divenne socio di maggioranza de Il Giornale. Nel 1994 però, quando Berlusconi decise di entrare in politica, Montanelli lasciò il quotidiano e fondò una nuova testata, La Voce. Il nuovo quotidiano però durò poco tempo e Montanelli tornò a lavorare per Il Corriere della Sera. Indro Montanelli morì a Milano il 22 luglio del 2001.
 

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.7 di 5 su 3 recensioni)

4.0Una fase travagliata, 07-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Il minimo si sa degli anni di piombo, forse perché storia ancora troppo vicina e attuale. E pertanto quel poco che è stato svelato spesso è distorto dai giudizi personali e dai vissuti di chi scrive. Gli scrittori del libro di certo non saranno manchevoli da personalismi, ma sicuramente disegnano un quadro visto da un punto di vista un po' distante da quelli cui di solito siamo abituati ed inoltre un profilo scritto magistralmente bene.
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5.0Lezione di giornalismo, 20-01-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di - leggi tutte le sue recensioni
Un libro, scritto con taglio tipicamente giornalistico, da due grandi autori che ricostruisce i fatti di quel periodo buio vissuto dalla Repubblica italiana conosciuto come "anni di piombo".
Una vera lezione di giornalismo fornita peraltro da una persona (Montanelli) che in quegli anni fu vittima proprio delle BR ma che fornisce un quadro della situazione scevro da risentimenti o personalismi.
Ottimo libro
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5.0Validissimo e godibile, 29-09-2010
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Croni-storia degli anni '70 da parte di due grandi giornalisti. Anche nel caso di vicende su cui è difficile scrivere di più di quanto è stato scritto (vedi il caso Moro), Montanelli e Cervi pennellano un quadro generale cesellando poi, caso per caso, i particolari. Il tutto con uno stile e un lessico (come il fantastico "boiardi") che ormai purtroppo sembrano completamente spariti dal panorama giornalistico italiano.
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