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La passeggiata

La passeggiata

di Federico Moccia


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Descrizione

È mattina presto. C'è una spiaggia deserta e c'è il mare. Lo sfondo è magico, irreale, e ancora più magico l'incontro che avviene su quella spiaggia: un figlio e il padre morto che, per un'ultima volta, parla al ragazzo e ascolta le sue parole. Padre e figlio si dicono, finalmente, quello che non c'è mai stato tempo di dire, quello che è stato rimandato per fretta, distrazione, timidezza. Il racconto di un sogno bellissimo, di un desiderio impossibile realizzato come per sortilegio. Un libro che parla al cuore degli adolescenti e degli adulti, dei genitori e dei figli.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  2.0 (2.3 di 5 su 4 recensioni)


2.0Piccolo, 29-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di F. Gobbini - leggi tutte le sue recensioni

«Non mi piace quando gli autori pur di vendere i libri pubblicano questi piccoli romanzetti di pochissime pagine. Non si riesce neanche ad entrare nel ritno del libro che è già finito. Le case editrici potrebbero evitare di pubblicare prodotti con questi prezzi per così poche pagine sfruttando la scia di precedenti successi.»

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3.0Così, così..., 10-07-2011
di M. Di lecce - leggi tutte le sue recensioni

«In questo piccolo volume autobiografico Federico Moccia si immagina in una passeggiata sulla spiaggia al fianco di suo padre orami scomparso. Con questa conversazione immaginaria l'autore cerca di risolvere tutte le questioni in sospeso su cui non può più confrontarsi con il padre. Bellino ma fine a se stesso.»

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1.0Anti-narrativa, 04-03-2011
di M. Rossi - leggi tutte le sue recensioni

«Libro senza capo né coda. Poche pagine e poche emozioni. Non contiene una storia, nemmeno fasulla. Anti-storia in tutto e per tutto.
Lo stile (se di stile si vuole parlare) è il solito di moccia. I pensierini e gli aggettivi tipici di un bambino delle elementari.
Scarsissimo.
»

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3.0Appuntamento fuori dal tempo., 17-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di N. Lorenzini - leggi tutte le sue recensioni

«Non amo Moccia. Il Moccia della serie “Il tempo delle mele - trent’anni dopo”. Mi dispiace dirlo anche perché non ho mai letto quei “prodotti” e bisognerebbe leggere prima di giudicare. Ma non a caso dico “prodotti”. A mio parere, sono il frutto di un’operazione commerciale. Indagine di mercato, individuazione di un segmento e delle sue aspettative, uscita del prodotto finalizzato a soddisfare quella richiesta. Ma non è di questo che voglio parlare. Anzi.
Ne “La passeggiata” Moccia ci mette del suo. Il meglio del suo. In questo breve sogno allucinato, torna ragazzo con uno scopo ben preciso. Recuperare un pezzo mancante della sua vita. Il rapporto con il padre scomparso prematuramente. Ha pregato per questo e ottenuto una rara grazia. Non si tratta solo di rivivere ricordi. È un’esperienza fuori dal tempo, fuori dalla realtà (ricordate il film “L’uomo dei sogni” con Kevin Costner”?). Unico testimone il mare, infinito, eterno, selvaggio, terribile, amico Mare. Lo scenario è quello della canzone di Ruggeri … “Il mare d’inverno”. Malinconico, nostalgico e poetico. Cosa avranno da dirsi i due? Come recuperare il tempo perduto? In quel luogo familiare (Anzio), ma al tempo stesso irreale, anche un solo sorriso del padre basta a illuminare gli angoli più bui, a rasserenare l’animo del bambino spaurito che è tornato ad essere Moccia. I gabbiani volano lanciando il loro messaggio di libertà. Il bambino Moccia è un Jonathan Livingston che ancora deve imparare l’arte del volo, ma ha bisogno dell’amore, dei consigli, dell’esempio e della guida paterna per affrontare il cielo della vita reale. Il sole tramonta e tornerà a nascere, questo sembra essere il messaggio che il padre lascia al figlio … poi si allontana verso l’orizzonte, senza voltarsi. C’è il dolore del distacco, la nostalgia per ciò che non potrà più essere, ma anche amore invincibile e gratitudine per quel breve appuntamento fuori dal tempo. Lo osserva fisso sino al momento in cui scompare nel crepuscolo. Oltre non lo potrà seguire. “Another day” cantano i Cure … “qualcosa mi ha ipnotizzato…”. E’ la poesia.
»

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