Demasiado corazon

Demasiado corazon

4.0

di Pino Cacucci


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Descrizione

Bart, un gringo con la faccia da latino varca la frontiera a Tijuana, scendendo in Messico per l'ennesimo incarico che svolgerà con la consueta indifferenza: uccidere un uomo che potrebbe minacciare gli interessi di una multinazionale farmaceutica. Ma a Tijuana arriva anche un battagliero videogiornalista italiano, Leandro, e le loro strade fatalmente si incontrano. Entrambi rischiano di compiere l'ultima missione della loro vita, e chi sopravviverà non sarà comunque un vincitore.

Note sull'autore

Pino Cacucci è nato ad Alessandria nel 1955. Dopo aver trascorso l’adolescenza a Chiavari, nel 1975 si trasferisce a Bologna dove inizia a frequentare il corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS) presso l’ateneo Bolognese. Durante gli anni Ottanta ha trascorso lunghi periodi all’estero, soggiornando prevalentemente a Parigi e a Barcellona. Successivamente si reca spesso in America Latina, soprattutto in Messico, dove ha abitato a lungo. Il suo primo romanzo è del 1988 e si intitola “Outland Rock”. Nel 1990 pubblica “Puerto Escondido”, dal quale il regista Gabriele Salvatores ha tratto l’omonimo film. Questi primi due romanzi sono il preludio di un’intensa attività come scrittore. Escono altre numerose opere, nelle quali Pino Cacucci mette spesso in risalto personaggi storici secondari, gli sconfitti che scompaiono dalle pagine dei libri di storia. Alla narrativa e alla saggistica affianca anche l’attività di traduttore dallo spagnolo e ha lavorato ad alcune sceneggiature di film e di serie TV.
 

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Demasiado corazon, 06-04-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Autore semisconosciuto ai più, meriterebbe di certo più spazio. In un momento in cui la "munnezza" è sulla bocca di tutti, nonostante si accumuli prevalentemente nelle strade di Napoli e Palermo. In un momento in cui si scopre, o meglio emerge più chiaramente a tutti, che chi diveva smaltire non lo ha fatto, o ancora peggio ha smatito in maniera illecita versando liquami tossici nell'acqua del golfo di Napoli, questa storia narrata da Cacucci è di un'attualità sconcertante.
La storia parla di smaltimento di rifiuti, tossici e radioattivi, ma anche di traffico di bambini dal Sudamaerica al mondo opulento, come figi, come ricambio d'organi, o come fonte di piacere. Piccoli giocattoli, insomma, da poter torturare a piacimento.
Parla di Ninos De Rua.
Parla di povertà reali, ovvero economiche, e di povertà mentali ed etiche.
Il tutto costruito con il ritmo di un giallo ben raccontato, i cui caratteri più duri ed aguzzi Cacucci è in qualche maniera costretto a smussare ed ammorbidire, per poer rendere accettabile l'orrore e l'ingiustizia che queste situazioni sempre portano con sé.
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