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Compagno di sbronze

Compagno di sbronze

di Charles Bukowski

3.5

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica
  • Edizione: 25
  • Traduttore: Corsi C. A.
  • Data di Pubblicazione: marzo 2009
  • EAN: 9788807809781
  • ISBN: 8807809788
  • Pagine: 208
Poeta dell'eccesso, Bukowski porta alta la bandiera di un anticonformismo californiano che ha una lunga storia alle spalle (una storia che comprende Henry Miller, i poeti Beat e una cultura underground tanto articolata quanto pittoresca). In "Compagno di sbronze", forse più che altrove, la vena satirico-umoristica dell'autore assume talora colorature selvagge o addirittura feroci. Colpa dell'atmosfera alienante di Los Angeles ("passai accanto a duecento persone e non riuscii a vedere un solo essere umano"). Ma anche in questi racconti il vitalismo sfrenato, la scelta provocatoria dell'emarginazione e della provvisorietà, la sessualità eternamente in furore sono tanti sberleffi contro il perbenismo conformista, del quale qui si occupa opportunamente l'"Agenzia Soddisfatti e Rimborsati". In fondo al Sunset Boulevard, Charles Bukowski, il "folle", il "fallito", salda il conto con il Sogno Americano.

Note su Charles Bukowski

Charles Bukowski nacque ad Andernach, in Germania, il 16 agosto del 1916. Era figlio di Henry Bukowski, un soldato dell'esercito americano, e di Katharina Fett, una giovane donna tedesca. Quando il padre prese congedo, si trasferì assieme alla famiglia a Los Angeles. Tuttavia Henry, non riuscendo a trovare lavoro, sfogava le sue frustrazioni picchiando e maltrattando il piccolo Charles. L'infanzia difficile di Charles fu il preludio a una intera vita caratterizzata dal disagio e dall'emarginazione, tematiche che emergono con forza nella sua produzione artistica. Fin da bambino si distinse per lo straordinario talento letterario. Nel 1938 si diplomò alla Los Angeles High School e subito dopo iniziò a lavorare come magazziniere, ma non riuscì mai ad adattarsi alle rigidità del mondo del lavoro, con i suoi orari e le sue regole. Poco dopo esordì come scrittore per la rivista Underworld e, lasciando la famiglia, iniziò il suo vagabondaggio per gli Stati Uniti, svolgendo ogni tipo di lavoro e abbandonandosi all'alcol. Nel 1955 tornò a Los Angeles per lavorare in un ufficio postale, è in questo periodo che i problemi di alcolismo dell'autore si intensificano, ricoverato per un'ulcera perforante si salvò solo grazie a delle trasfusioni di sangue. Anche la vita sentimentale fu tormentata. Dopo aver interrotto una relazione decennale con Janet Cooney Baker, si sposò con Barbara Frye, direttrice di una rivista, ma dopo due anni divorziarono. La depressione di Charles raggiunse un picco quando la sua vita fu sconvolta da due morti, quella del padre, per infarto, e quella della sua precedente compagna, Janet, per alcolismo. Nel 1964 divenne padre. Sua figlia, Marina, era il frutto della relazione che aveva instaurato con la poetessa Frances Smith. I due vissero assieme per un periodo, ma non si sposarono mai. Nel 1969, dopo anni di lavoro all'ufficio postale, si licenziò in seguito all'offerta ricevuta dall'editore della Black Sparrow Press, che gli offriva un contratto a vita per lavorare come scrittore. A distanza di un mese pubblicò "Post Office", il romanzo che lo rese celebre, un' autobiografia sulla sua vita all'ufficio postale. Nel 1976 incontrò Linda Lee Beighle, con la quale si sposò nel 1985. Morì di leucemia il 9 marzo 1994, in California, poco dopo aver completato il suo ultimo romanzo, "Pulp".  

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 11 recensioni)

5.0Grandioso, 20-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Dissacrante, irriverente, volgare, farneticante, ossessivo. Bukowski unisce nei suoi libri una mistura di dolore, rabbia, desolazione e angoscia. Superato il primo impatto con questo autore cosiddetto maledetto, la lettura dei suoi libri non si limita a soddisfare i primi pruriti adolescenziali ma regala un turbinio di emozioni e paranoie davastanti, in un'altalena di sensazioni piacevoli e disgustose.
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5.0Compagno di sbronze, 20-07-2011
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Aneddoti di una realtà americana la cui brutalità è più pesante di quello che tutt'ora ci si immagina, essi si alternano ad altri racconti di un sarcastico pessimismo incalzante come il jazz vecchio stile. Cronache insaporite dallo stile Bukowski, dalla west coast alla est coast filtrando i bassifondi e troppo alcool.
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3.0Compagno di sbronze, 03-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Me lo ha prestato, con la promessa che glielo avrei reso presto, da una mia cugina. Innanzitutto, il titolo dell'edizione italiana è edulcorato rispetto al Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness da cui viene scorporato questo libro inesistente di racconti. Bukowski non mi fa impazzire, detto questo: spogliarsi di ipocrite idee perbeniste fa bene a tutti, pensare che lo stile di vita predominante non sia per forza giusto e anzi castrante fa bene a tutti. Ovvio, i lsuo genere sono i racconti così, scarni, ma la sua scrittura non mi piace se non quando sotto lo scandalo, sotto la vita estrema non riesce a fare uscire qualche significato in più. Secondo me la metà di questi racconti regge.
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3.0Compagno di sbronze, 14-03-2011
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Nei racconti che compongono questo compagno di sbronze finiamo davvero per andare a braccetto del folle Bukowski e della sua geniale quanto graffiante ironia. Ogni storia mette infatti in luce una diversa sfaccettatura dello scrittore ma anche di una società alla deriva e cerca di divertire i compagni di lettura con risultati sorprendenti.
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3.0Compagno di sbronze, 14-02-2011
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Si riconferma uno dei migliori sulla piazza. Il nostro ci offre altri venti mattoncini per contribuire alla costruzione della distruzione del sogno americano: satira tanto elementare quanto efficace si alterna a digressioni sottili e per nulla scontate (quanto scrive bene, quel frocio di Genet! E poi mette Céline tra gli intoccabili); ci sono anche micro-storie nere nelle quali si procede riluttanti sull'unico binario perché non esiste spiraglio di luce per intravedere altra via d'uscita.
Inoltre la risata sguaiata cede spesso la scena a momenti introspettivi che non t'aspetti e che risultano tanto più penetranti, quanto più alta è la percentuale di alcool nel fiato del bardo maledetto che te le rutta in un orecchio.

In queste storie di guerriglia urbana contro l'ottusità della gente, di ordinaria emarginazione e lucida follia si trovano manciate di perle.

P.S. Se la mano è guantata, non vale.
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1.0Compagno di sbronze, 01-11-2010
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Si trattava del mio primo libro di Bukowsky.
Per dar forza alla propria scrittura c'è di bisogno di usare le bestemmie?
Se la tua risposta è sì evita pure di leggere quanto segue.
Penso si tratti del peggior libro che abbia mai letto.
Mi è parso il diario di un uomo che ha voluto dedicare poco dl suo tempo a cercare di migliorarsi.
A parte le bestemmie che non tollero scritte in un libro.
Non perchè io sia un credente, ma perchè è una mancanza di rispetto per chi ci crede veramente.
In queste pagine vedo un uomo che ha sprecato al propria vita e fatto molto male ad altre persone.
Un uomo stupido e arrogante, che usa la violenza quando non sa come ci si dovrebbe comportare.
Ha in testa solo la figa (e il culo) e dopo l'alcool è il suo primo pensiero.
Questi pensieri lo possiedono talmente che crede sia una cosa buona violentare una donna e inneggiare gli altri a fare lo stesso.
Un'altra mia teoria è che il signor Bukowsky abbia una fervida immaginazione e si sia divertito a raccontare delle grandi palle.
Di una cosa però sono certo.
Uno che va matto per il vino dolce è uno che non sa neanche bere bene, specie quando poi lo mischia con la birra in lattina.
Leggerò anche "post office" perchè una seconda opportunità si da a tutti.
Spero che gli amanti di questo libro mi spieghino la loro verità, può anche darsi che mi sia sfuggito qualcosa.
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3.0Compagno di sbronze, 09-10-2010
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l'impressione che rimane, il retrogusto, è di una disperazione più profonda, di una ribellione formale consapevole di fallire...tieni duro, non cedere, si dice Buck nel penultimo racconto..ecco, questa è l'impressione...la disperazione è pure un rifugio diverso dalla morte, è comunque una forma di vita...l'unica possibile, sembra dirci l'autore, in un mondo che altrimenti condurrebbe alla follìa, privo di senso, che riserva solo duri colpi e ferite eterne, dove si incontrano "persone, ma non essere umani", devastati instupiditi e incattiviti dalla modernità, privi o privati della sensibilità necessaria a rendersene conto...il piacere senza piacere che si trova nel bere e nel sesso sono veli sottili stesi sul nulla.
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4.0Compagno di sbronze, 04-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Il libro, soprattutto all'inizio è estremmente bello, è il primo approccio che ho con Bukowski e devo dire però, che sono rimasta soddisfatta solo in parte. Diciamo che andando avanti i racconti tendono a essere sempre più o meno gli stessi, i protagonisti sono sempre scrittori di dubbio talento, squattrinati, spesso abbastanza vecchi e ubriaconi, ma con un fascino e una filosofia nazional popolare da conquistare tutte le donne che gravitano loro attorno. Alcune storie sono moralmente scorrette, i personaggi sono tutti moralmente scorretti, ma infondo credo che la carta vincente sia proprio questa, anche se la ripetitività nuoce al fascino dei racconti.

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2.0non è il mio genere, 29-07-2010
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Mi hanno regalato questo libro tanti anni fa e ricordo che non mi ha entusiasmata anzi...
era troppo crudo e violento per i miei gusti...
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5.0Compagno di sbronze, 29-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Questi racconti sono grandi. Bukowski era un grande scrittore che quando è morto - nel 1994, dieci anni fa - aveva ancora moltissimo da dire (basta leggere il suo ultimo romanzo "Pulp"). L'unico difetto è che molti dei suoi racconti si somigliano l'un l'altro, ma del resto Bukowski raccontava (in parte) se stesso e il suo ambiente, con una sincerità assoluta e talvolta autolesionista.
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5.0lucido e spietato, 12-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Spesso sminuito come un ubriacone che ci scrive solo di amplessi, in realtà Bukowsky, in questo libro particolarmente, esprime lo sguardo di un essere umano fragile nei confronti di un mondo violento, basato solo sul profitto e sulla sopprafazione reciproca. L'autore/uomo si difende come può: bevendo, prima di tutto, ironizzando e scrivendo.
Frasi come "andando lungo il marciapiedi incrociai molte persone, ma non un solo essere umano" ti restano in testa.
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