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Il cimitero di Praga

Il cimitero di Praga

di Umberto Eco


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Descrizione

Trent'anni dopo "Il nome della rosa" Umberto Eco torna in libreria con un nuovo romanzo di ambientazione storica. Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, il falso bordereau di Dreyfus per l'ambasciata tedesca, la crescita di quella falsificazione nota come "I protocolli dei Savi Anziani di Sion", che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi nella Parigi della Comune, orrendi ritrovi per criminali che tra i fumi dell'assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d'appendice di stile ottocentesco, tra l'altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Un particolare: eccetto il protagonista, tutti i personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Accade però che, tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, l'unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3.1 di 5 su 9 recensioni)


3.0Piacevole, 10-05-2012
di L. Capraro - leggi tutte le sue recensioni

«L'ultimo e grande atteso romanzo di Eco. Sicuramente non il meglio di questo grande scrittore, tuttavia si mostra un testo abbastanza piacevole e molto maturo, dalla scrittura solida e dal ritmo dinamico e incalzante. La trama è forse pesante dal punto di vista strutturale ma riesce comunque a tenere l'attenzione del lettore, anche in momenti di incertezza narrativa.»

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2.0Cimitero di Praga, 23-03-2012
di A. Colombo - leggi tutte le sue recensioni

«Encomiabile la ricerca super approfondita dell'autore, un'accuratezza storica da grande studioso quale è, peccato che la storia non decolli mai e resti ancorata a uno stile cervellotico che prima di essere goduto va decifrato, e dopo un po' stanca. Sembra che l'autore abbia cercato di inserire a forza il romanzo nel contesto storico e che ne sia uscito un minestrone poco saporito. Il romanzo è debole e si dimentica in fretta.»

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3.0Storia vera, personaggio fittizio., 01-03-2012
di E. De matteis - leggi tutte le sue recensioni

«Ritorna in libreria Umberto Eco con il romanzo storico"Il cimitero di Praga". Romanzo particolare, perché mischia l'inventato con avvenimento realmente accaduti nel Vecchio Continente durante l'ottocento. Purtroppo il romanzo non è come i precedenti lavori (Nome della Rosa o Il Pendolo di Foucauld) . Ho trovato difficoltà a darne un giudizio complessivo. In alcuni passaggi è molto intrigante e pieno d'interesse, in altre parti diventa lento e noioso, quasi banale. C'è molto studio dietro questo libro, come in tutti i libri del grande Eco. Il problema è che nel Cimitero di Praga i contenuti storici diventano tediosi e petulanti. Comunque è un romanzo consigliato sia per lo stile, la trama e la particolarità del personaggio.»

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3.0Lo 007 dell'800, 16-02-2012
di G. Malinverni - leggi tutte le sue recensioni

«Ho letto altri libri con una forte ambientazione storica ma questo è più coinvolgente.
Eco presenta la realtà ottocentesca non attraverso la pura politica e gli avvenimenti che hanno fatto la storia del periodo ma anche tramite quello che non si vede ma c'è: la malavita delle città, gli intrighi spionistici, l'antibigottismo e i primi pregiudizi contro gli ebrei. Unica critica alla grammatica un poco pesante.
»

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3.0Spia e falsari nella Parigi esoterica 800esca, 25-01-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. Roffinella - leggi tutte le sue recensioni

«Libro godibile, retto principalmente dall'alternarsi di tre narratori, assumendo a tratti la forma di romanzo epistolare (il che lo ricollega all'epoca che descrive) ; senza questo espediente narrativo, l'intera storia risulterebbe probabilmente piatta e di poco interesse.
Il protagonista è tal Simonino Simonini, falsario e spia ottocentesca piemontese, al soldo dei francesi, privo di alcuna moralità e assolutamente individualista, che giungerà a poco a poco nella sua vita a trovare il suo unico ideale nella costruzione di quella che (storicamente) è un'opera chiave dell'antisemitismo dell'epoca, i "protocolli segreti degli Anziani di Sion" (già citati ampiamente nel Pendolo di Focault) , e nella distruzione del popolo ebraico che da essa dovrebbe derivare.

I topos del professore piemontese son tutti presenti: il tema della memoria, il potere creativo dell'immaginazione e della menzogna, ma anche gli elementi di occultismo, l'antisemitismo, la critica alla Chiesa cattolica.

Il libro scorre, specie nella prima parte della vita di Simonino, più movimentata (avendo parte anche nella spedizione dei Mille) , meno nella sua fase parigina. L'intreccio è interessante, con lo scambio diaristico con l'abate Dalla Piccola.
A suo modo, può essere anche educativo, a condizione che il lettore sia persona sufficientemente in grado di identificare il Male nelle varie incarnazioni che vengono raccontate da questo libro con tono monotono e senza apparenti giudizi, dallo stesso punto di vista, cioè, del protagonista (è curioso che siano proprio gli interventi di Dalla Piccola, paradossalmente, ad assumere una connotazione moralistica in tutto il libro) .

Nel complesso, quindi, un buon libro, che paragonerei come piacere di lettura a "L'isola del giorno prima", ma molto inferiore a "Baudolino" e all'inarrivabile "Nome della Rosa"
»

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4.0Ottimo lavoro, 20-01-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di G. Cascella - leggi tutte le sue recensioni

«L'autore ti coinvolge con questa spy story ambientata nel passato, a metà del 1800 per essere più precisi. Libro colto, dotto ma che sa essere anche appassionante e divertente. Il protagonista, spietato, determinato e lucido ti porta alla scoperta di atmosfere europee all'insegna dell'intrigo e del sotterfugio.»

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3.0Lettura impegnativa, 05-09-2011
di G. Cembalo - leggi tutte le sue recensioni

«Di Eco ho letto tanti anni fa "Il nome della Rosa" e l'ho trovato molto avvincente. Questo nuovo romanzo non mi ha conquistata allo stesso modo, anche perchè la difficoltà lessicale di un linguaggio forbito e ricercato mi ha costretta ad avere continuamente accanto un vocabolario della lingua italiana, il che ha fortemente rallentato la lettura e smorzato l'entusiasmo iniziale.
Comunque posso dire che la trama è interessante, così come gli innumerevoli riferimenti storici.
Non adatto a tutti, specie a chi non ama letture "pesanti".
»

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4.0Il cimitero di Praga , 08-07-2011
di S. Gazzola - leggi tutte le sue recensioni

«Semplicemente un erudizione ai limiti dell'umano, e dire che dell'umberto avevo letto solo diversi anni fa "Il nome della rosa" dopo che avevo visto il film. Questo è la storia romanzata di un torinese di nascita, ma parigino di vita, formidabile nella falsificazione. Eco lo piazza dappertutto nella seconda metà dell'800 dalla spedizione dei Mille dve provoca la morte di Nievo, fino alla creazione dei Protocolli dei Savi di Sion. In mezzo ci sono 500 pagine di feuilletton, con immagini dell'epoca. Unica imprecisione, mi pare: Eco pone lo sciopero del fumo dei milanesi nel '48, a me pare fosse negli anni seguenti.»

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3.0Il cimitero di Praga, 05-07-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
di M. Liccardo - leggi tutte le sue recensioni

«E' stato definito da un certo letterato italiano un romanzo moderno picaresco. I personaggi, forse perché tutti reali, tranne il protagonista, si confondono tra loro con estrema facilità: agenti segreti e abati corrotti, preti satanisti e psichiatri luciferini, si fa fatica a distinguerli e a distinguerne le velleità e i fini. La patina di cinismo che tutto vela, annichilendo ogni ideale, falsificando ogni complotto, se poteva essere un colto divertissement ne Il Pendolo di Foucault, qui sa di déjà lu e inconcludenza.
Le liste che ne Il Nome della Rosa erano una sorta di colonna sonora del romanzo, diventate ormai un topos dell'autore, appesantiscono piuttosto che creare atmosfera.
Insomma, quest'ultima fatica di Eco mi sembra, come La Misteriosa Fiamma della Regina Loana, un romanzo pretestuoso, senza verve, in cui non ci sono colpi di scena perché come al protagonista così anche al lettore non gliene frega niente della fine che faranno i personaggi. Nichilismo d'appendice.
»

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