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Gli ussari alati

Gli ussari alati

di Daniele Cellammare

  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: settembre 2014
  • EAN: 9788876254673
  • ISBN: 8876254676
  • Pagine: 447
  • Formato: brossura
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Trama del libro

Quando il gran visir Kara Mustafa esce dalla sala dove il sultano Mehemet IV l'ha appena ricevuto e si ferma a guardare il sole sorgere dietro le cupole e i minareti di Costantinopoli, sa già che l'incarico che gli è stato affidato assicurerà al suo nome la gloria immortale. Mettersi alla testa dell'esercito ottomano - questo gli ha ordinato il sultano -, marciare sull'Europa e prendere la capitale del Sacro Romano Impero, Vienna. È il 1683, l'Europa è spezzettata tra Stati e staterelli e i suoi sovrani sono divisi da invidie, antipatie e questioni territoriali, ma l'Impero ottomano è al culmine della sua potenza. Eppure, mentre le voci e i sussurri di un pericolo oscuro proveniente da sud-est corrono più veloci di qualsiasi staffetta, sono in pochi a rendersi conto che la posta in palio è che di lì a poco, sui cieli d'Europa, da ogni guglia e da ogni campanile, sventoli la bandiera con la mezzaluna - che il vero obiettivo di Kara Mustara non è Vienna, ma Roma. Non lo capisce il "re cristianissimo" Luigi XIV di Francia, che per delle ruggini verso Leopoldo I, imperatore del Sacro Romano Impero, decide di non intervenire, abbandonando la capitale austriaca al suo destino. Le speranze sembrano già perdute, ma non è così. Il papa affida a un frate cappuccino, padre Marco d'Aviano, il compito di creare una Lega Santa tra i sovrani cattolici, chiedendogli in particolare di cercare l'appoggio della Polonia, nelle cui brughiere è custodito il segreto dei misteriosi ussari alati.

Voto medio del prodotto:  5 (5 di 5 su 1 recensione)

5Grazie per averlo scritto, 03-09-2016
di - leggi tutte le sue recensioni
Quello che mi affascina e mi attrae sempre nel romanzo storico è incontrare personaggi noti, amati, ripercorrerne le vite, sentire quasi la loro voce, quando, come in questo libro, essi sono protagonisti.
Da queste pagine, escono vivide figure di condottieri, principi, re… Miei idoli… Come Raimondo Montecuccoli, Marcantonio Bragadin, Eugenio di Savoia, grandissimo, simpatico, valoroso… Ed escono, invece, umiliati, e ridotti alla loro misera statura, tronfi personaggi come il Re Sole, Luigi XIV, definito "turco cristiano peggior del barbaro" per il suo disinteresse e per l'assenza nella battaglia contro gli ottomani.
E, su tutti, attraversa il bel libro di Cellamare la figura di padre Marco d'Aviano… Frate cappuccino, il religioso che tutti vorremmo avere per confessore, per consigliere, per educatore, per amico. Grande conoscitore della natura umana, fine diplomatico, capace di riunire in un Lega Santa i sovrani cattolici d'Europa… è lontano da ogni fanatismo, colmo di pacata certezza sulla trascendenza, sulla presenza divina nella vita degli uomini e nella Storia. La stessa pacata certezza che faceva affidare alla Beata Vergine l'esito di una battaglia, faceva pregare davanti alla statua della Madonnina di Pecs anche i più forti cavalieri, faceva gridare Gesummaria! Agli Ussari Alati quando andavano all'attacco del nemico.
Grandiosa l'immagine di quella S. Messa, celebrata dal frate cappuccino Marco d'Aviano, al campo, prima della battaglia decisiva, con Giovanni Sobieswski, re di Polonia, e Carlo V Duca di Lorena, comandante dell'esercito imperiale del Sacro Romano Impero, suoi chierichetti.
C'è, in Daniele Cellammare, la capacità di descrivere le atrocità e le miserie umane con levità, senza mai indulgere nel compiaciuto dettaglio, eppure in modo chiaro ed efficace.
Questa sua caratteristica è presente in molte pagine. Nelle bassezze e nelle depravazioni del Visir… Sfiorate con disprezzo e mano leggera, nel suicidio del barone Alexsander Wutterslaw: due indimenticabili righe, nelle quali, senza cercare il facile effetto, l'Autore riesce ad ispirare umana pietà e persino rispetto per un uomo che, prima di quella scelta inappellabile, ritrova il suo onore.
È rassicurante la narrazione dell'eroismo, così come è rassicurante la presenza di tanti nomi di condottieri e semplici soldati, tali da onorare la loro Patria. Allo stesso modo, è molto piacevole che qualche sopravvalutato personaggio storico abbia una più ridimensionata collocazione... Fra i comunissimi mortali.
Da lettrice qualsiasi, che ama quindi farsi portare per mano dall'Autore, mi sono affidata, una pagina dopo l'altra alla maestria di chi scrive con la chiarezza del docente e con la passione dello studioso. Apprendere la Storia, in questo modo, è straordinario e facile. Queste figure indimenticabili rimangono nei pensieri e nei ricordi, diventano nostro patrimonio. Di questo libro che mi permetto di recensire, apprezzo da lettrice la prosa, singolarmente piacevole, nella sua eleganza; da appassionata di Storia, apprezzo le vicende narrate con profondità e accuratezza; da credente, apprezzo la rara dote di rendere credibili le invocazioni, normali sulla bocca di condottieri e soldati, alla Beata Vergine, a Dio, Supremo Consigliere di imperatori e re. Un libro, Gli Ussari Alati, che dovevo costringermi a posare, per non rimanere sveglia tutta la notte, a leggere. Da cittadina del mio tempo, in questo libro ravvedo analogie allarmanti con la vita di oggi, in una quotidianità sempre più confusa, pericolosa, amara, per la Civiltà Cristiana. E, certa di non essere fraintesa, dico anche che di questo libro apprezzo la guerra, che fa parte dell'uomo, della sua natura, che si cerca di evitare quando è possibile, ma che pur sempre esiste, presenza endemica nel comportamento umano. Si parla di guerra, senza i vincoli del politically correct imperante. Si gioisce per la vittoria, per la distruzione dei nemici. Si combatte con rettitudine e onore, ma senza debolezza.
E mi sono rimaste indimenticabili le figure degli Ussari Alati. Questi straordinari combattenti, cui non dovevano mai fare difetto le più grandi doti umane tanto quanto le più eccelse doti militari. La Storia, davvero, è una lettura piacevole, narrata con queste parole, con la capacità di attrarre, in ogni pagina, mentre si dipanano le vicende di cui i libri di Storia, scolastici e non, trattano in modo impersonale e sovente confuso e noioso.
E c'è anche la nostalgia per un mondo meno ipocrita e relativista, in cui si potevano affermare le proprie convinzioni, si poteva definire nemico, chi nemico era realmente, si poteva andare fieri della propria fede, delle proprie radici cristiane, culturali prima ancora che confessionali.
"Grazie per averlo scritto"...
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