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Treno 8017

Treno 8017

di Alessandro Perissinotto


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Descrizione del libro

Torino, giugno 1946. Nell'Italia liberata è tempo di postume vendette. Adelmo Baudino è un ex ispettore della polizia ferroviaria, di mezza età, partigiano. L'epurazione che ha risparmiato colleghi ben più compromessi di lui, lo ha colpito per pura stupidità burocratica. Ma quando muore l'unico pronto a testimoniare a suo favore, capisce che qualcosa non funziona e inizia a indagare. L'indagine che segue, per ottenere un titolo di merito che lo riabiliti, lo porta su una scia di sangue che da Torino attraversa la penisola.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)

5Giallo e non solo giallo, 20-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Affresco magistrale di un'Italia perduta, ma senza tannta nostalgia se non per i treni. Lo dico senza dubbio alcuno, un pezzo di storia del paese presto dimenticata come e' stata dimenticata la strage sul treno che da lo spunto. Poliziesco sui generis un po' scontato ma libro molto ben scritto e intenso, che lascia un po' l'amaro in bocca non tanto per la conclusione, ma per come in certe occasioni l'uomo scenda in basso, cosa che spesso tendiamo, per nostra difesa, a dimenticare.
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4Treno 8017, 04-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Gli do il massimo dei voti, anche se a mio avviso si poteva fare un finale più unito al resto della trama. Ma prima di arrivare alla fine, un bell'affresco dell'Italia del dopo-guerra. Con tutti quelli che alla fine si trovano emarginati, solo per essere stati modestamente uguali a sé stessi. Una bella tirata contro l'arroganza e l'arrivismo, e ci sta tutta. La storia è un po' un pretesto, si dipana a mo' di giallo, ma senza che ci sia molto da indagare (o meglio, ci sarebbe, ma è abbastanza scontato il lato poliziesco, anche se intrigante). Il bello è camminare per questa Italia in ricostruzione, sui treni di terza classe per Usmate (ci sarà ancora la stazione? E siamo sempre nell'ate dell'altro romanzo). La Napoli del sottosuolo, e poi si torna sempre lì, nella Bergamo dell'autore (mi sa che ci si dovrà andare, prima o poi). D'affetto il mio rapporto con il protagonista Adelmo (avendo una nonna di nome Adelma, si capisce), proprio perché normale. Accetta quello che viene, disposto a non essere, piuttosto che piegarsi a mostrare. Così come non si piega Irene. Due non colpevoli, anche se non innocenti. Ma tra i due termini ci corre tanta storia. Così come sfioriamo la storia che succede nell'Italia del '43, tra una guerra che c'è ed una miseria quotidiana con cui fare sempre i conti. Il libro ripercorre romanzato la strage di Balvano, ma per parlare d'altro (in fondo quella sempre esserci stata più per incuria che per altro). Ecco, la fine si diceva è un po' di fretta. Il colpevole c'è, si vede e tutta la vicenda arriva al suo nocciolo, ma mentre si stava bene sulle littorine, alla fine sembra di salire su un Freccia Rossa Alta Velocità. Forse, meglio i vecchi vagoni con i sedili in legno.
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