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La leggenda del santo bevitore da Joseph Roth a Ermanno Olmi

La leggenda del santo bevitore da Joseph Roth a Ermanno Olmi

di Mara Maiorano


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  • Tipologia: Tesi vecchio ordinamento
  • Anno accademico: 2007/2008
  • Relatore: Fabrizio Borin
  • Correlatore: Ricciarda Ricorda
  • Relatore: Fabrizio Borin
  • Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  • Facoltà: Lettere e Filosofia
  • Corso: Lettere
  • Cattedra: Storia e critica del cinema
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Il presente lavoro propone un'analisi del film La leggenda del santo bevitore, diretto da Ermanno Olmi, vincitore nel 1988 del Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia. L'analisi si concentra soprattutto sulle differenze, apparentemente lievi ma spesso sostanziali, tra l'omonima novella di Joseph Roth, la sceneggiatura che Olmi ne ha tratto insieme a Tullio Kezich, e la resa filmica della stessa. Nel primo capitolo si colloca il testo nella produzione dei due autori, per chiarire il contesto in cui si genera la novella e quello che dà vita al film e per ricercare la radice di alcune differenze non legate a scelte programmatiche dei due autori, quanto a esperienze private o a sensibilità artistiche diverse. Si valuterà per quali aspetti la leggenda del santo bevitore sia collocabile nel solco della personalità autoriale, per quali aspetti si distigua dalle altre opere, quali particolarità presenti. Per chiarire ulteriormente l'impostazione generale dei due artisti di fronte al proprio lavoro, si dedicherà il secondo capitolo alla concezione che Olmi ha della relazione con lo spettatore e, dunque, alla funzione che per lui riveste l'opera artistica, confrontando le sue posizioni con quelle di Roth. Quindi, si entrerà nell'analisi vera e propria: affrontando due elementi simbolici che connotano fortemente la pellicola e valutando se cambiano di segno rispetto alla novella: il denaro, a partire dai 200 franchi del prestito che conduce tutta la vicenda, e lo specchio, che appare in numerosissime inquadrature aquistando uno spessore iconico oltre che estetico. Nel quarto capitolo si analizzerà la colonna sonora, analizzando le sequenze in cui viene utilizzato ciascun brano musicale; se ne metterà a fuoco lo scopo. I brani scelti dal regista, composti da Igor Stravinsky negli anni in cui Roth scriveva la novella, verranno raccolti per temi musicali alla ricerca di un filo rosso che ne giustifichi il riproporsi in diversi momenti della storia. I suoni diegetici, soprattutto quelli potenziati o sottolineati da un silenzio di fondo, verranno catalogati per valutarne un eventuale significato simbolico. A questo punto si analizzerà l'uso della luce. Confrontando le indicazioni presenti nel racconto con l'illuminazione delle varie inquadrature e suddividendo le scene in gruppi in base all'effetto luminoso utilizzato, si scoprirà la funzione di alcune scelte cromatiche e la loro vicinanza o meno alle descrizioni fornite dalla novella. Nel capitolo sesto si affronterà la visione temporale che emerge dall'utilizzo dei flashback, dal ritmo del montaggio, dalla scomposizione temporale della storia, dalle ellissi. Si metterà a fuoco l'idea di tempo che emerge da queste dinamiche temporali, quale percezione del tempo ha voluto trasmettere Olmi e se ha rispettato la temporalità di Roth. Il settimo capitolo sarà dedicato all'antropologia che emerge dall'opera. Si confronterà l'idea di persona espressa dal regista con quella indicata dallo scrittore. Si valuterà in che misura gli autori pongano al centro della loro opera l'essere umano, e quale genere di uomo. L'ottavo e ultimo capitolo approfondirà il tema del mistero e del sacro. Il miracolo, il caso, il destino e l'appuntamento con una santa morta segnano il racconto e la pellicola. Ci si domanderà, dunque, in che misura la domanda religiosa occupi il racconto e la pellicola, se in qualche punto il mistero lasci spazio a una risposta dell'autore, in che direzione il regista introduca eventuali variazioni nel porre la questione o nel suggerire certezze. Quindi, si trarranno le conclusioni. La sceneggiatura originale, riportata in appendice, sarà lo strumento privilegiato della ricerca, insieme naturalmente al testo letterario e al film. Si farà però necessariamente riferimento, come fonti primarie, anche ad altre opere dei due autori e alle numerose interviste rilasciate dal regista. Secondariamente si terranno in considerazione i lavori già pubblicati sugli autori e su La leggenda del santo bevitore. Naturalmente il passaggio dal linguaggio letterario a quello cinematografico pone di per sé questioni generali complesse dal punto di vista della narratologia. Il presente lavoro non intende però sviluppare in recto queste questioni, in quanto non si propone di enunciare leggi generali, ma di esaminare un particolare caso di traduzione filmica di un testo letterario.