Biotecnologie e biopolitica. L'estasi dell'uomo sperimentale di Diego Rossi

Biotecnologie e biopolitica. L'estasi dell'uomo sperimentale

Tipologia:

Tesi di dottorato

Anno accademico:

2008/2009

Lingua:
Italiano
Pagine:
342
Formato:
Pdf
Protezione:
DRM Adobe
Dimensione:
2.31 Mb

Descrizione Biotecnologie e biopolitica. L'estasi dell'uomo sperimentale

Il presente lavoro di ricerca analizza i rapporti che intercorrono tra le moderne biotecnologie, i cui progressi sono di evidente ed incalzante attualità, e la biopolitica, con una disamina delle conseguenze etiche sottostanti a un simile progresso, nel tentativo di proporre un quadro concettuale che possa offrire una bussola nel territorio assolutamente nuovo e ancora in gran parte sconosciuto in cui l'uomo attualmente si muove e che tenta di esplorare. Il lavoro si sviluppa in quattro capitoli, corredati da una bibliografia d'ampio respiro che unisce ai testi di filosofia testi scientifici tanto tecnici quanto divulgativi, oltre che da un'ampia bibliografia in rete. Nel primo capitolo l'autore parte da un'analisi terminologica dei termini chiave in questione, in particolare della biotecnologia, onde dotarsi di una strumentazione filosofica chiara ed efficace nell'affrontare le questioni prese in esame. Pertanto, in un primo tempo, l'autore si sofferma su una disamina storica e genealogica della tecnica e della tecnologia che costituiscono l'ovvio fondamento di un concetto quale la biotecnologia. Da una tale disamina, del resto, emergono già alcuni punti di contatto e motivi di riflessione riguardanti, da un lato, il virtuale (la realtà virtuale costituisce lo sfondo ontologico e la ragione ultima della tecnologia, secondo una lettura che emerge dall'analisi del virtuale inteso come processo di virtualizzazione già insito sin dalle origini nell'agire tecnico e solo poi estrinsecato in quella che viene definita realtà virtuale), dall'altro, la biopolitica, laddove affiora nel concetto stesso di tecnologia l'idea di un controllo e di un dominio sulla natura volti a un'economia della produzione industriale. La tesi muove poi verso un'analisi più dettagliata delle biotecnologie, nel tentativo di rintracciarne l'essenza, ovvero di comprendere ciò che accomuna e che caratterizza le diverse pratiche che danno corpo a quell'insieme eterogeneo che sono, appunto, le biotecnologie. La chiave di tali tecniche è da ricercarsi, oltre che in una particolare visione del vivente sottoposto alla logica della produzione industriale (ciò che, appunto, in buona sostanza, è la tecnologia), negli enormi progressi fatti nel campo della genetica che hanno condotto alla cosiddetta ingegneria genetica, ovvero alla tecnologia del DNA ricombinante e che hanno aperto all'uomo la possibilità di intervenire direttamente sul "codice sorgente”, per così dire, della vita. A ben guardare, secondo la tesi proposta, la stessa ingegneria genetica, perno della biotecnologia, è sostanzialmente fondata su una visione della realtà, e in particolare del vivente, intesi in termini informatici: il codice genetico trova il suo stesso modello nel codice binario, entrambi ricondotti a un insieme di bit di informazione che può, dunque, essere controllato e manipolato dall'uomo a scopi economici, industriali, politici. È questo, nello specifico, l'argomento esaminato nel terzo capitolo, che analizza più da vicino il connubio tra biotecnologia e informatica, attraverso il ruolo fondamentale svolto dalla cibernetica nella scienza del ‘900 e dalla teoria dell'informazione. La biopolitica, che è il tema affrontato nell'ultimo capitolo, si inserisce in questo tessuto, sia dal punto di vista delle comprensibili commistioni tra ricerca scientifica ed economia politica – la ricerca scientifica essendo di fatto fortemente influenzata da ragioni di mercato e da ragioni politiche, prima che da qualunque principio etico o morale – sia da un punto di vista ben più sostanziale: in ultima analisi, con le biotecnologie si apre un nuovo campo della biopolitica, la quale se, parafrasando Foucault, aveva preso l'avvio dalla possibilità di mantenere in vita o ricacciare nella morte (a differenza del potere tradizionale che si imponeva come possibilità di togliere la vita) e, quindi, di gestione del vivente, ora si dota della possibilità ben più pervasiva di riprogrammare la vita stessa sin nei suoi stessi elementi costitutivi. Così, se nel ‘700 si trattava di individuare dei meccanismi di disciplinamento e controllo delle anime oltre che dei corpi, ora la pastorale, mutando la macchina di riferimento dall'orologio al computer, dall'automa al cyborg, sembra poter intervenire in anticipo sulla struttura stessa del vivente, stabilendo, peraltro, un disciplinamento non solo per gli uomini ma per qualunque organismo che può ora essere riprogrammato a piacere secondo la logica della maggiore produttività e della ragion di stato. È questo, nella tesi proposta, ciò che fornisce maggior motivo di inquietudine nelle possibilità aperte dalla ricerca scientifica in campo biotecnologico, al di là dell'eventuale pericolosità per la salute di questa o di quella pratica, di questo o di quel prodotto gm. Da un punto di vista bioetico, i singoli casi possono ben essere discussi nell'ambito delle normali procedure di sicurezza in seno alla ricerca scientifica.

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