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Lo statuto del contribuente alla luce del federalismo fiscale

Lo statuto del contribuente alla luce del federalismo fiscale

di Diego Visalli


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di secondo livello / magistrale
  • Anno accademico: 2002/2003
  • Relatore: Prof.ssa Maria Vittoria Serranò
  • Relatore: Prof.ssa Maria Vittoria Serranò
  • Università: Università degli Studi di Messina
  • Facoltà: Economia
  • Corso: Economia e Commercio
  • Cattedra: Diritto finanziario
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Nell'approfondimento di tale argomento, così vasto e importante, è stato necessario fissare i punti ritenuti basilari per comprendere l'origine e l'evoluzione dell'Ente Comune con le relative regolamentazioni. Si è, quindi, proceduto alla suddivisione della tesi in tre tematiche relative all'effettuazione di considerazioni preliminari e all'approfondimento delle imposte comunali, nonché dei tributi comunali minori. Nel primo capitolo, oltre a un'analisi dell'evoluzione storico-normativa, fondamentale per la conoscenza dell'origine e della storia del Comune, inteso in senso moderno, si è fatto riferimento al titolo V della Costituzione e, infine, allo statuto del contribuente nei regolamenti degli enti locali. Il Comune è un ente che ha primaria importanza nella vita dei cittadini, siano essi singoli o associati, in quanto ne favorisce l'autonoma iniziativa per lo svolgimento di attività di interesse generale. A tal scopo il Comune ha risorse autonome, stabilisce e applica tributi e entrate propri, sempre in armonia con la costituzione e secondo i principi della finanza pubblica e del sistema tributario. Come sancito dall'art. 119 della Costituzione agli enti locali viene concessa la più ampia autonomia finanziaria di entrata e di spesa e, mediante tali risorse, i Comuni finanziano integralmente le funzioni pubbliche attribuitegli. Il federalismo fiscale, quindi, permette ai Comuni, anche con l'utilizzo del fondo perequativo laddove sia necessario, di rimuovere gli squilibri economici e sociali, anche per cercare di ridurre il divario tra i Comuni stessi e, in senso più ampio, tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. Si intuisce come la materia in esame sia di primaria importanza e meriti un costante approfondimento, anche se molte riforme riguardanti il federalismo sono ancora in fase di discussione e di attuazione. Sono state, poi, effettuate ricerche sullo statuto del contribuente, nonché sul suo grado di recepimento nei regolamenti degli enti locali, il quale oggi ha come scopo precipuo il miglioramento dei rapporti tra l'amministrazione finanziaria e gli stessi contribuenti. Nello statuto vengono individuati i diritti del cittadino-contribuente, oltre che i doveri. Sono stati esaminati, quindi, i criteri secondo i quali gli enti locali devono applicare i regolamenti, nonché le garanzie di cui i contribuenti devono godere. Il capitolo secondo verte sulle imposte comunali: certamente l'imposta comunale sugli immobili (ICI) costituisce lo strumento tributario di maggior rilievo della finanza comunale; essa si configura come un'imposta diretta reale e ha la struttura di imposta patrimoniale. La soppressione dell'ILOR e la graduale scomparsa dell'INVIM hanno fatto sì che l'ICI sia destinata a rimanere l'unico tributo di carattere patrimoniale del nostro ordinamento fiscale. Il presupposto dell'imposta è costituito dal possesso di immobili situati nel territorio dello Stato, indipendentemente dall'utilizzazione cui l'immobile è destinato, mentre la base imponibile è data dal valore dell'immobile sulla base della rendita catastale o determinata sulla rendita di fabbricati similari (in caso di mancata iscrizione al catasto). La trattazione dell'ICI costituisce il nucleo di questo elaborato; infatti, si è cercato di assemblare i concetti più significativi e pregnanti della legge, senza, d'altra parte, trascurare le revisioni e le innovazioni che il Comune ha apportato, modificando, talvolta, la fattispecie impositiva. Per quanto riguarda la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), i Comuni istituiscono una tassa annuale e la disciplinano con un regolamento in base al quale fissano la relativa tariffa. Tale prelievo è considerato una tassa, piuttosto che un'imposta e i criteri di ripartizione del tributo sono riferiti alla fruizione potenziale desunta dall'occupazione di immobili, considerati in base alle quantità e qualità medie di rifiuti che in essi possono essere prodotti. In relazione alla TARSU, sono stati esaminati gli elementi strutturali e i criteri di applicazione della stessa. Il capitolo terzo verte sui tributi minori, così detti per la loro limitata incidenza sul piano del gettito; essi vengono esaminati nel loro insieme con le relative discipline che ne regolano l'applicabilità. Segue la trattazione sul potere regolamentare dei Comuni. Nel trentennio che va dagli anni '70, quando la riforma tributaria aveva attuato una radicale riduzione dell'autonomia impositiva degli enti locali, ad oggi il sistema centralista si è rilevato inefficiente, per cui vi è stata un'inversione di tendenza e dal centralismo si passa al federalismo fiscale. I Comuni e le Province hanno ottenuto un ampio potere regolamentare per la disciplina dei tributi propri ma la potestà impositiva autonoma non ne permette l'istituzione, poiché, comunque, ciò è riservato alla legge secondo quanto sancito dalla Costituzione. L'argomento viene, pertanto, esaminato nella sua evoluzione e applicazione.