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Disturbi di apprendimento di lettura e scrittura e ruolo della tecnologia

Disturbi di apprendimento di lettura e scrittura e ruolo della tecnologia

di Erika Firpo


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di secondo livello / magistrale
  • Anno accademico: 2007/2008
  • Relatore: Giampaolo Chiappini
  • Correlatore: Elia Pesenti
  • Relatore: Giampaolo Chiappini
  • Università: Università degli studi di Genova
  • Facoltà: Scienze della Formazione
  • Corso: Pedagogia
  • Cattedra: Tecnologie didattiche per le disabilità
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Con questo lavoro ho voluto analizzare il ruolo della tecnologia per migliorare le prestazioni e per incrementare le competenze e le conoscenze di studenti disabili e, più in particolare, di studenti che presentano disturbi specifici dell'apprendimento. Se, infatti, la tecnologia può davvero essere considerata un utile supporto nelle attività scolastiche, è interessante capire come può essere proficuamente sfruttata per favorire la partecipazione alle attività scolastiche di coloro che presentano necessità speciali nell'apprendimento della lettura e della scrittura. A tal fine nella mia tesi ho, innanzitutto, concentrato l'analisi sui normali processi di apprendimento di lettura e scrittura. Ritengo, infatti, che solo puntando l'attenzione e valutando attentamente i normali processi di apprendimento della lettura e della scrittura sia possibile comprendere le difficoltà che riguardano una percentuale significativa di studenti che presentano disturbi in questo campo e sviluppare azioni didattiche appropriate per la loro integrazione scolastica. Ciò è coerente con la nozione di didattica orientata alla speciale normalità elaborata da Ianes, cioè di una didattica capace di creare spazi di integrazione per chi ha bisogni speciali in un quadro di normalità dell'agire educativo. Nella mia tesi ho fatto riferimento nello specifico a tre modelli di apprendimento di lettura e scrittura: il modello di Ferreiro, quello di Coltheart e quello di Frith. Il modello di Ferreiro è stato particolarmente utile nella descrizione e nell'analisi dei normali processi di apprendimento della scrittura, poiché ne segue da vicino ogni tappa, evidenziandone conflitti e problemi. I modelli di Coltheart e di Frith, invece, mi hanno aiutato nella descrizione dei normali processi di apprendimento della lettura; inoltre, si sono rivelati molto utili per l'analisi dei disturbi specifici dell'apprendimento, in particolare per la dislessia. Infatti, il modello a due vie elaborato da Coltheart è utile per analizzare e capire come si presenta la dislessia e per spiegare la differenza tra dislessia superficiale e dislessia fonologica: la dislessia fonologica sembra sia causata da problemi nella lettura secondo la via fonologica, quindi nella lettura di non–parole, mentre la dislessia superficiale sembra sia causata da deficit nella via visiva semantica, con la conseguente corretta lettura di non–parole e scorretta, invece, per le parole irregolari. Il modello a stadi di Frith è anch'esso particolarmente utile per spiegare le differenze tra dislessia fonologica e dislessia superficiale; infatti, si ipotizza che un arresto nello sviluppo allo stadio logografico o alfabetico sia all'origine sia della dislessia fonologica che di quella superficiale, mentre un rallentamento allo stadio ortografico sembra sia la causa della sola dislessia superficiale. Analizzando i vari distrubi dell'apprendimento di lettura e scrittura, mi sono servita del test CEO, di Bozzi, Pesenti, Siri, Usai e Zanobini, per porre l'attenzione sugli errori commessi nell'attività di letto–scrittura dagli studenti affetti da tali disturbi. Bozzo, Pesenti, Siri, Usai, Zanobini hanno proposto uno strumento di classificazione degli errori ortografici in grado di rispettare le esigenze legate alla validità ecologica tenendo, comunque, conto dei criteri di oggettività e interpretazione degli errori. Il test CEO, grazie a una suddivisione in categorie e sottocategorie, si occupa di valutare competenze relative a grafemi, sillabe, parole intere e di individuare errori in ogni compito di decodifica della lingua scritta. Bozzo e colleghi operano una distinzione tra i vari tipi di errori, individuando come criterio la plausibilità o la non plausibilità fonetica dell'errore. L'errore foneticamente plausibile è definito come una trascrizione graficamente scorretta del linguaggio parlato, plausibile foneticamente per il bambino. Alcuni esempi di errori foneticamente plausibili possono essere: sostituzione di una consonante nel gruppo consonantico, errori nella resa delle doppie, errori corrispondenti a una regola grammaticale. Gli errori foneticamente non plausibili sono, per esempio: errori relativi a vocali, errori relativi a consonanti associate, errori relativi a sillabe. Tale approfondimento mi è stato molto utile successivamente nell'analisi a priori da me svolta su alcuni software, per analizzare cosa realmente ciascun software può fare per favorire il superamento degli errori di alunni nella letto–scrittura. Alla luce di ciò, ho spostato l'attenzione sulla tecnologia e sul duplice ruolo, compensativo e riabilitativo, che può assumere nel processo di integrazione dei disabili. Occorre, innanzitutto, precisare che la tecnologia viene impiegata in modo compensativo quando consente al disabile di realizzare un prodotto socialmente accettabile, compensando le sue limitazioni o deficit. Ciò si realizza attraverso l'uso di tecnologie assistive.