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Storia dellelicicoltura e metodi di allevamento

Storia dell'elicicoltura e metodi di allevamento

di Nunzio Dell'osso


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di primo livello
  • Anno accademico: 2011/2012
  • Relatore: Prof..ssa donatella Battaglia
  • Relatore: Prof..ssa donatella Battaglia
  • Università: Università degli Studi della Basilicata
  • Facoltà: Agraria
  • Corso: tecnologie agrarie
  • Cattedra: entomologia degli agroecosistemi
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Di sicuro molto tempo fa e forse anche oggi, parlare di elicicoltura significa sottoporsi all’ironia e alla derisione per chi ancora non la conosce. Proprio per questo motivo ho deciso di basare la mia tesi sull’allevamento della chiocciola in modo da far comprendere come un così piccolo mollusco abbia bisogno di tante cure e accorgimenti per poter essere venduto sul mercato. Con il passare del tempo tale settore ha subito una forte espansione. Da semplice attività marginale hobbistica di 1. 000–3000 metri quadrati è diventata una vera attività imprenditoriale. Dopo solo 30 anni dalla sua nascita, il volume di estensione dedito a questo tipo di coltivazione è cresciuto notevolmente. La prima azienda agricola specializzata nell'elicicoltura è nata in Piemonte, precisamente a Cherasco, chiamata da anni la "capitale italiana della lumaca" ed è proprio qui che è nata l'associazione nazionale elicicoltori. Ci capita spesso di vedere le lumache e per qualcuno possono sembrare semplici molluschi insignificanti, invece, non è così. Nella mia tesi ho introdotto un’immagine riguardante proprio la sua anatomia. È costituita da occhi, tentacoli, bocca, faringe, vari tipi di ghiandole ognuna delle quali ha una sua funzione, intestino, ricettacolo seminale, vagina e pene. La chiocciola è un’ermafrodita insufficiente, cioè assolve in ambito sessuale sia funzioni femminili che maschili. Essa appartiene al phylum molluschi perché è un organismo dal corpo molle senza scheletro interno; fa parte della classe gasteropoda in quanto striscia su base muscolare che sembra il ventre; rientra nella sottoclasse dei polmonati che si sono adattati alla vita terrestre e non a quella acquatica; appartiene alla classe stilommatofori perché portano gli occhi in cima alle antenne; fanno parte della famiglia degli elicidi poiché dotati di una conchiglia che è una struttura protettiva. Oggi molte persone incuriosite si accingono in questa nuova impresa, ma come ogni nuova iniziativa il fallimento può nascondersi dietro l’angolo distruggendo anni di lavoro. I motivi dei fallimenti possono essere dovuti all’inesperienza, all’incapacità di non saper rispondere in modo adeguato alle diverse problematiche iniziali che si presentano davanti ad ogni nuova attività, in un settore dove c’è molto da scoprire e conoscere. Ho deciso di scrivere questa tesi per presentare gli sviluppi nel tempo del settore elicicolo, dalle prime forme di allevamento amatoriali, in cui i recinti erano di piccoli dimensioni chiamati vivai; alle nuove forme di allevamento in cui i recinti sono seminati con vegetali per il nutrimento dei molluschi. Questi vengono divisi in due settori: uno di riproduzione per le lumache fattrici introdotte e per le nascite, l’altro d’ingrasso per i nati che rimangono lì fino alla raccolta, per poi eseguire lo spurgo e la vendita. I metodi d’allevamento sono quello all’aperto o il metodo U. N. E. La mia tesi volge lo sguardo soprattutto a quest’ultimo come risposta agli insuccessi delle lumache allevate in campo aperto. Ho cercato di presentare una panoramica delle problematiche e la gestione annuale. Ho esposto come viene condotta l’attività dal primo anno fino al terzo nel quale, nascono le fattrici che si sono adattate al terreno e all’ambiente creato. L’allevatore deve proteggere la lumaca da fattori ambientali, quali il troppo caldo e dai diversi predatori naturali come ad esempio i coleotteri carnivori tipo i carabidi, colosimidi, lampiridi, silfidi, drilidi e soprattutto stafilinidi. Le principali difese contro gli stafilinidi e i carabidi sono la recinzione perimetrale e la disinfezione iniziale della superficie dell’intero allevamento. Altri predatori sono i topi, i roditori e i parassiti tipo gli acari. Ho trattato sia gli interventi di lotta e di difesa che l’allevatore deve fare nei confronti di questo mollusco così piccolo, ma nello stesso tempo così delicato. Infine se tutti gli accorgimenti sono stati eseguiti e andati a buon fine l’allevatore nel terzo anno di attività può entrare nella produzione e di ricavo. La mia tesi nasce da un’esperienza diretta che io ho fatto un po’ di anni fa e che non ha avuto buoni risultati forse perché non ero a conoscenza di tutte queste notizie importanti. Questo lavoro potrebbe diventare un manuale per futuri elicicoltori.