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Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche

Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche

di Marcel Mauss


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Descrizione del libro

I doni, da noi, si fanno e si ricevono a Natale o in occasioni stabilite come i compleanni. Non è considerato "normale" fare regali senza un motivo specifico: il dono è un'eccezione, dove la regola è tenere per sé le proprie cose e ottenerne altre tramite l'acquisto o lo scambio. L'antropologia ci ha invece offerto molti esempi di società presso cui il dono costituisce uno degli elementi fondanti. Mauss, nel suo saggio, mette in evidenza che il dono non è mai gratuito ma non è neppure uno scambio a fine di lucro. E' piuttosto un ibrido poiché chi dona si attende un "controdono". Negli oggetti donati esiste un'anima che li lega al loro autore, ciò li rende quasi un prolungamento degli individui e tesse una rete di rapporti interpersonali.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0Un classico dell'antropologia, 05-05-2012
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Il saggio di Mauss è oggi più che mai interessante. Forse difetta di un esagerato ottimismo nelle conclusioni, pur intuibile se si considera che è stato scritto settanta anni fa. Le sue ricerche però sono fondamentali per capire la funzione e la metodologia del dono nelle culture che più che primitive lui stesso definisce 'arcaiche' .
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4.0Introduzione da saltare, 03-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 3
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Peccato per l'introduzione di Aime. Non è difficile cogliere la patente contraddizione nel dire "il dono si nasconde nelle pieghe delle nostre azioni e non ci accorgiamo che molte di queste non sono affatto mosse da logiche utilitaristiche. Intendiamoci, non utilitaristiche non significa gratuite. Il dono non è mai gratuito". Mi sembra che l'allegra comunità degli antropologi (e di tanti sociologi) si opponga alla "logica utilitaristica" senza averne mai capito un acca, per semplice piglio ideologico o per ragioni politiche. Forse quando capiranno che "utilità" non è sinonimo di "guadagno monetario", e può tranquillamente comprendere (vedi Becker) solidarietà e creazione di obbligazioni (vedi Coleman), smetteranno di inventare "terze vie" e impianti concettuali del tutto congruenti con l'utilitarismo ma "moralizzati" togliendo quella brutta parola.
Unitamente ad altre allegre baggianate sulla mancanza di creditodebito nelle strutture familiari dispiace, purtroppo, che sia accompagnata a un testo fondamentale come questo un'introduzione caratterizzata da tanta pochezza.
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