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La mossa del cavallo

La mossa del cavallo

di Andrea Camilleri


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  • Editore: Sellerio Editore Palermo
  • Collana: La memoria
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2017
  • EAN: 9788838936050
  • ISBN: 8838936056
  • Pagine: 257
  • Formato: brossura
  • Ean altre edizioni: 9788817054034, 9788817251891, 9788817860833, 9788846201416, 9788848603782, 9788848603911

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Descrizione del libro

"Il romanzo (pubblicato la prima volta da Rizzoli, nel 1999) è una combinazione di mosse ingegnose: una macchina scenografica a scacchiera. I suoi spazi mobili sono resi illusori dal tatticismo dei giocatori. Tutto succede, in questo «teatro» di manovre ingannatrici, senza che nulla appaia accadervi. Il macchinismo è in obbligo ora con la falsità, ora con gli sghembi della ragione. Il traffico delle apparenze è gestito, in tutti i casi, dalla contraffazione: canagliesca da una parte; dettata dalla disperata lucidità della ragione dall'altra. La partita è truccata. La verità è uno «scavalcamento», uno scacco matto che scombina. Sfugge sempre dietro l'angolo però. Ed è della stessa materia di cui sono fatti i sogni. 'La mossa del cavallo' è un giallo in forma di 'farsa tragica' (irresistibile con i suoi crescendi rossiniani); e in posa di romanzo storico accreditato dal saggio Politica e mafia in Sicilia (1876) di Leopoldo Franchetti. La vicenda si svolge, tra Montelusa e Vigàta, nell'autunno del 1877: ai tempi della Sinistra storica al governo, e dei malumori contro il mantenimento dell'odiosa tassa sul macinato. Un intero Libro delle mirabili difformità, prossimo al Bestiario, si è riversato in quel circo che è la provincia nella quale è stato precipitato, come dentro una ragnatela, l'ispettore capo ai mulini Giovanni Bovara: un ragioniere a cavallo, succeduto nell'impiego ai colleghi Tuttobene (dato in pasto ai pesci) e a Bendicò (abbandonato ai cani, come suggeriva il nome di familiarità gattopardesca). C'è una Gazza ladra, vedova allegra con tanto di tariffario; e c'è un Sorcio cieco (l'intendente di Finanza), che tutti chiamano scarafaggio «merdarolo» perché uso ad appallottolare e «interrare» le mazzette riscosse. Segue un prete sciupafemmine e strozzino, che il cugino vede come un «bùmmolo» con i manici ad ansa, riplasmato sul modello della donna pentolaccia di manzoniana memoria. Non mancano gli «armali» velenosi (l'avvocato Fasùlo e La Mantìa, vice del delegato Spampinato) che illecitamente hanno fatto «tana» delle carte più compromettenti dell'Intendenza. Nani, anche «a forma di botte», spilungoni, strabici e scimmieschi, errori di natura sempre, sono i corrotti sottoispettori scelti e pagati per non vedere i mulini clandestini degli evasori." (Salvatore Silvano Nigro)
Chi non conosce l’immaginifica città di Vigata? Andrea Camilleri con La mossa del cavallo torna nella sua Sicilia senza il Commissario Montalbano, ma con un caso mafioso tutto da risolvere. Nel settembre e ottobre del 1877 si svolge la farsa tragica del ragioniere Giovanni Bovara, nato appunto a Vigata, ma ormai genovese d’adozione. L’uomo viene mandato a Montelusa per indagare e riferire a Roma su sospetti episodi di corruzione. Qui inizia però l’epopea del povero ragioniere che tenterà di fare seriamente il suo lavoro, cercando di respingere ogni tentativo di piccola e grande corruzione contrastando l’ambiente mafioso e omertoso siciliano dell’epoca, aiutato in questo dalla sua educazione ormai genovese. Ma dovrà prima o poi confrontarsi con le sue origini e lo farà quando il prete “parrino” donnaiolo e corrotto Artemio Carnazza gli morirà tra le braccia rivelandogli che il suo omicida è il cugino con cui è in contrasto da tanti anni. L’ispettore corre così ad avvertire i carabinieri e lungo la strada racconta a tutti l’accaduto e la denuncia del morto. Peccato che sarà proprio lui invece ad essere accusato e il processo a suo carico sembra portare inevitabilmente alla condanna, ma Bovara capisce la situazione e decide di fare la mossa del cavallo: cioè scavalcherà la sua stessa mentalità, incominciando a parlare e a ragionare in siciliano, recuperando il dialetto della sua infanzia e compenetrandosi così nel modo di agire di chi l’accusa, ribaltando la realtà a suo favore e salvandosi. La mossa del cavallo racconta una storia in parte vera e fa un ritratto della società siciliana dell’epoca con il linguaggio attraente e perfetto di Camilleri.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.8 di 5 su 5 recensioni)

5Divertentissimo, 14-03-2018
di - leggi tutte le sue recensioni
Camilleri è un maestro della narrativa. Ne La mossa del cavallo gioca con la sua Sicilia e fa capire come, per capirla bene, bisogna trasformarsi in Siciliani, altrimenti tutto rimarrà sempre oscuro. È esattamente quello che capita all'ispettore, protagonista di questo libro. Divertente e piacevolissimo!
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5Strata strata, 10-03-2017
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Divino! È un percorso che continua nel profumo dei capperi e dei cannoli, delle femmine e dell'onore. Con quel parlare fluido portato dalle onde del mare. È un nonno che racconta.
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4Bello, anche perchè i buoni segnano dei punti..., 03-03-2017
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L'ho letto solo ora, nell'edizione Sellerio. Tutto d'un fiato (mi ha preso subito come pochi altri) in una serata e quel che restava il mattino dopo. Storia di un ispettore onesto nella Sicilia corrotta dei primi anni dell'Unità d'Italia. Emerge una corruttela a tutti i livelli, descritta con colori accesi ed i soliti magnifici intrecci a cui ci ha abituati l'autore. Lingue: l'italiano (poco), quella solita (sicula, ma speciale) di Camilleri, ma anche il genovese! Il sistema dei "cattivi" alla fine prevale, ovviamente, però i "buoni" (che pure ci sono, assieme al protagonista), segnano dei punti che danno grande soddisfazione!
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5Uno dei migliori di Camilleri, 23-02-2017
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Bel giallo, adoro questo episodio del commissario Montalbano, anzi posso dire che è uno dei miei preferiti senza alcun dubbio. La cosa che lo rende piacevole è ovviamente la storia, poiché lo stile è quello classico di Camilleri.
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5Sorprendente nuovo romanzo di Camilleri, 12-02-2017
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Incredibile e certo sorprendente questo ultimo romanzo di Andrea Camilleri: si tratta di una storia che si sviluppa in maniera eccentrica e a tratti che ha a che fare con la paradossalità degli eventi. Commistione di dialetti del nord e del sud Italia, una trama poliziesca affatto banale che si intreccia coi temi dell'identità e delle origini. Lo consiglio davvero, tanto agli amanti dell'opera del creatore del commissario Moltalbano, quanto a chi non lo ha mai letto prima.
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