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Nella giungla della vita. (Come percorrere il sentiero alla ricerca della serenità)

Nella giungla della vita. (Come percorrere il sentiero alla ricerca della serenità)

di Antonio Tedde


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  • Editore: EDES
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • EAN: 9788860254047
  • ISBN: 8860254043
  • Pagine: 86
  • Formato: brossura

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Descrizione del libro

Che fatica essere uomini! Eppure esiste un segreto per vivere serenamente le nostre giornate in pace con noi stessi e con gli altri, a condizione ovviamente che si goda di buona salute e si abbia un lavoro sicuro; in caso contrario non sarà facile "stare sereni".

Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 1 recensione)

4Recensione , 05-07-2018, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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È un saggio breve, ma ben documentato, agile nella scrittura e pertanto di piacevole leggibilità. La metafora del titolo richiama semanticamente il dantesco "L'aiuola che ci fa tanto feroci" (Par. XXII, 151). Però la proposta di Tedde non è un trattato sulle felicità, ma un vademecum che invita alla riflessione e al riscatto dei buoni sentimenti. Il supporto delle varie argomentazioni è offerto dall'autorevolezza di filosofi e pensatori che ne hanno discusso in profondità e dalla sintetica esposizione del pensiero di Socrate, Platone, Aristotele e Budda; Tedde ne condensa, con mirabile chiarezza di linguaggio, i riflessi etici e pedagogici, validi, a suo dire, anche per il nostro tempo alienato. L'alienazione era già avvertita, in fondo, dalla coscienza antica: Socrate e i sofisti, il postulato della verità e il relativismo gnoseologico furono momento di una polemica particolare che si risolse, in definitiva, con l'affermazione del principio di immutabilità e assolutezza del vero e di ogni principio superiore. Contro questi stessi principi, almeno nella pratica comportamentale se non nell'astratta teorizzazione si muove da tempo una sottile opera di erosione. La crisi della ragione in contrasto con l'etica e i fondamenti della tradizione è generalmente attribuita dai sociologi ( Spengler, Husserl, Heidegger, Fromm, Ortega y Gasset, Scheler) agli effetti negativi della rivoluzione industriale e all'avvento dello scientismo eversore, con la conseguente esaltazione del materialismo, della reificazione, la massificazione degli aspetti sociali, la dissoluzione graduale e sotterranea dei valori umani. Alla progressiva negazione dei principi consacrati nel tempo dalla lunga storia della civiltà occidentale si accompagna il dramma della folla solitaria (Riesman) votata a interessi aridamente consumistici, dissecata nelle sue energie vitali e spenta nella fede: l'alienazione in sostanza poggia sull'ossessivo meccanicismo dei nuovi rapporti umani, sull'affermazione dei presupposti vuotamente intellettualistici, sui quali si intende costruire l'ordine presente. Sulla base di questo asseto fondamentale, si può concludere che la connessione della riflessione e della pratica, dell'idea e dell'azione, è ancora il presupposto della cultura stessa come dialettica della libertà e della spiritualità. Solo dove c'è lo spirito c'è, del resto, pienezza di civiltà: solo nello spirito sono possibili i lieviti vivificatori della scienza e dell'etica sociale. Il progresso non consiste soltanto nel dominio della terra attraverso lo sviluppo delle scienze (rappresentate, secondo Compt, dalla scienza matematica della natura) e nel miglioramento pur straordinario delle nostre condizioni di vita, ma soprattutto nell'edificazione dell'uomo nei suoi valori più alti: la libertà, la giustizia sociale, la spiritualità. L'ambivalenza della scienza implica, nei suoi aspetti negativi, i condizionamenti oppressivi della stessa ricchezza, la dipendenza ossessiva dei bisogni rivolti a un consumismo fine a se stesso, la banalizzazione dei valori e lo scientismo totalizzante. Malgrado la soddisfazione delle necessità e dei desideri immediati resta, per l'uomo moderno, l'inquinamento, la tragica constatazione sartriana di etre e neant (L'Essere e il Nulla) . Si cerca allora la terapia nel ritorno al sacro, ma in direzioni diverse, anche opposte alla religiosità della tradizione: nei surrogati della New-age e di culti affini, sino alla distorsione e allo snaturamento dell'antica fede. Ma l'anelito resta deluso e frustrato il sogno ancestrale: è lo scacco dei Giganti contro Zeus. Sono di fronte a Prometeo e Cristo. A chi la vittoria?
In sintonia con gli auspici espressi da Tedde e partendo da questo binomio non risolto, emerge l'impegno morale di ripiegarci nel profondo di noi stessi, di consumare l'egoismo nella fiamma dell'amore e di trasferire, sempre più in alto, il polo della nostra esistenza.
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