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Fotografia e pittura nel Novecento (e oltre)

Fotografia e pittura nel Novecento (e oltre)

di Claudio Marra


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Descrizione del libro

Un libro capace di sondare in profondità e con sguardo innovativo il rapporto tra arte e fotografia dal Novecento ad oggi. Attraverso un impianto metodologico che sa essere insolito rispetto alle analisi e ai confronti tradizionali, emerge una condizione originale e coinvolgente del mezzo fotografico, dalle avanguardie storiche all'attuale realtà digitale. Pubblicato per la prima volta nel 1999 il volume viene ora riproposto in un'edizione riveduta e aggiornata, con un'ampia apertura sulla scena artistica del terzo millennio e con la presenza di nuovi autori protagonisti della contemporaneità: da Walker Evans a Claude Cahum, da Weegee a Edward Ruscha, da Francesca Woodman a Sophie Calle, da Terry Richardson a Li Wei.

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5Fotografia:schizofrenia ed essenza concettuale , 23-07-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 4
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La bellezza e il valore di questo libro sono tutte nell’originalità delle tesi dell’autore; tesi che, a testimonianza della loro originalità, appaiono indubbiamente discutibili.
Si potrebbe credere, e con fondati motivi, che la finalità del libro consista in una mossa anti modernista in chiave postmoderna; poiché una delle tesi fondamentali, che sorregge l’intero impianto del volume, rivaluta negativamente il momento considerato generalmente come uno dei più importanti nella Storia della fotografia, il Modernismo.
Sotto l’etichetta di “lobby neo-pittoricista” ,vengono inclusi fotografi come Steichen, Weston, Adams e Moholy-Nagy, generalmente considerati come i grandi innovatori, coloro che per primi portarono il mezzo fotografico verso la tanto ricercata “specificità” che ponesse la fotografia in posizione autonoma e paritaria rispetto alle altre arti.
Marra sostiene che tali autori rimangono invischiati in un pittoricismo di fondo, dello stesso tipo di quello storico: continuando a realizzare immagini – astratte e non che siano- la fotografia nello loro mani rimane nella condizione in cui l’aveva lasciata la cultura ottocentesca, e cioè allo stadio di mera imitazione, tecnologicamente avanzata, della pittura.
Weston e gli altri “neo-pittoricisti” optano dunque per la componente moderna del mezzo, senza fare quel salto verso il contemporaneo insito nella duplice faccia della fotografia.
La fotografia è infatti essenzialmente schizofrenica: rimane legata alla logica della rappresentazione, e contemporaneamente si apre alle correnti concettuali proprie della contemporaneità.
Ed è solo aprendosi alla contemporaneità che la fotografia dispiega tutta la sua carica innovativa, e può così trovare la strada per il completo affrancamento dalla pittura e da ogni logica di rappresentazione. Dunque,è mediante tale apertura che la fotografia riesce a giungere alla propria essenza,che è essenza concettuale.
E’ quindi solo in epoca postmoderna che la fotografia giunge a quell’autodefinizione vagheggiata e travisata dai modernisti.
Il riferimento alla pittura è un riferimento che viene meno; la fotografia è in rapporto diretto con quelle correnti extra pittoriche che,aprendosi a un concettualismo di fondo, permettono al mezzo fotografico, protagonista della sperimentazione creativa, di dispiegare la sua essenza concettuale:performance,body art,narrative art,arte concettuale…
A livello metodologico, rispetto alle considerazioni sulle correnti pittoriche trattate, è evidente il riferimento di Marra a Renato Barilli: nel linguaggio, innanzitutto, e in alcune considerazioni sui singoli movimenti artistici -la valutazione negativa,ad esempio,della riluttanza dei futuristi ad abbandonare il quadro e la logica della rappresentazione tradizionale.
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