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La farmacia di Platone

di Jacques Derrida


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A me sembra che vi siano almeno tre ragioni per ritornare ancora su queste pagine, per leggere o rileggere ancora questo saggio scritto quaranta anni fa e che può ormai essere considerato un classico della filosofia contemporanea. Innanzitutto esso è senza alcun dubbio un esempio magistrale di lettura e interrogazione di un testo filosofico; anche se al termine della lettura si arrivasse a non condividere alcuna delle tesi interpretative proposte dal filosofo francese, non si può non riconoscere il rigore, l'acribia e la fecondità di questo modo di leggere, sollecitare la riflessione altrui e praticare la filosofia che non cade mai nell'ingenua sterilità, di intendere il pensiero e l'atto stesso del pensare come un campo di battaglia sul quale confliggono tesi opposte. In secondo luogo il saggio di Derrida è un'analisi serrata di un punto centrale del pensiero platonico che tuttavia alcuni hanno finito per ridurre alla semplice contrapposizione tra oralità e scrittura. La posta in gioco nella riflessione che Platone articola a proposito del mito del dio Theut e dell'invenzione della scrittura va ben al di là della difesa di un particolare mezzo espressivo, l'oralità, coinvolgendo invece la natura del pensiero e l'atto stesso di pensare. In terzo luogo questo saggio del '68 resta centrale anche all'interno dell'amplissima produzione derridiana di cui l'insistenza sul concetto di indecidibilità è senza alcun dubbio uno dei tratti costanti e costitutivi. (Dall'Introduzione di Silvano Petrosino)

Note su Jacques Derrida

Jacques Derrida nacque ad Algeri il 15 luglio del 1930. Fu il terzo di cinque figli di una famiglia ebraica sefardita originaria di Toledo e nacque quando l’Algeria era un paese sotto il controllo della Francia. In un primo momento inizia la sua formazione frequentando la scuola pubblica ma viene espulso a causa dei provvedimenti antisemiti voluti dalla repubblica collaborazionista di Vichy. Dopo l’espulsione si iscrive presso una scuola ebraica, dove nel 1948 consegue la maturità. Derrida non fu mai uno studente modello e non dimostrò mai disciplina nello studio, fu anche respinto un anno, prima di conseguire la maturità. Nel dopoguerra si appassiona alla filosofia, e nel 1949 si trasferisce a Parigi, dove nel 1951 viene ammesso alla École Normale Supérieure. Nel 1954 consegue il diploma con una tesi sul problema della genesia nella filosofia di Husserl. Vince una borsa di studio per Harvard e, dopo essersi sposato, nel 1957 svolge il servizio militare in Algeria. Agli inizi degli anni Sessanta inizia ad insegnare alla Sorbona e tiene numerosi seminari, che negli anni lo porteranno anche negli stati Uniti e in numerosi altri paesi, acquisendo fama a livello internazionale. Ottenne una laurea honoris causa a Cambridge e una a Gerusalemme. Nelle sue numerose opere ha affrontato diverse tematiche, riflettendo anche su questioni politiche quali il terrorismo e le questioni legate al Medio Oriente. Jacques Deridda morì a Parigi il 9 ottobre del 2004 a causa di un tumore al pancreas.