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L' affare Vivaldi

L' affare Vivaldi

di Federico Maria Sardelli


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Trama del libro

In un romanzo storico l’appassionante ricostruzione di un grande enigma culturale. La storia della discesa nell’oblio della musica di Antonio Vivaldi, e della sua travolgente riscoperta, tra il Settecento e l’Italia fascista. Per quasi due secoli l’opera e la fama di Antonio Vivaldi scomparvero nel nulla, per poi tornare all’attenzione di pubblico e studiosi solo dopo molte peripezie, degne di un romanzo. Che inizia nel 1740, a Venezia, alla porta di casa Vivaldi, dove vivono le due sorelle, quando bussa il messo del tribunale che reclama i soldi dei debiti non pagati. Il compositore ha 62 anni ed è in gravi difficoltà economiche. La sua musica non è più di moda e ha dovuto lasciare Venezia per Vienna, dove spera di trovare lavoro presso l’Imperatore, suo antico mecenate, che però poco dopo muore. L’anno successivo il compositore si ammala, solo e povero, e si spegne a Vienna il 28 luglio. Su Vivaldi cala un buio totale. Diversamente dagli altri grandi compositori barocchi come Händel o Bach, eseguiti e venerati dopo la loro morte, per tutto l’Ottocento nessuno più esegue la sua musica. La sua enorme collezione privata di manoscritti sembra scomparire e bisogna aspettare quasi duecento anni perché cominci pian piano a riemergere. Accade nel 1922, quando l’eredità di un marchese, una preziosa biblioteca, finisce nelle mani dei salesiani del Collegio San Carlo di Borgo San Martino, in Piemonte. Il Rettore non ha alcun interesse per la biblioteca e pensa solo a ricavare dalla vendita dei manoscritti, tra cui si trovano i preziosi spartiti di Vivaldi, il denaro utile per costruire una nuova chiesa. Si rivolge perciò al mercato antiquario e poi alla Biblioteca di Torino per una valutazione. La Biblioteca convoca il professore Alberto Gentili, musicologo e direttore d’orchestra, e quell’incarico diventerà una passione trascinante. E tra il Ventesimo Secolo e il Settecento la storia della dispersione e del ritrovamento delle composizioni di Vivaldi si incrocia con le peripezie della famiglia del compositore, del fratello Francesco, con i sogni di grandezza fascisti e le leggi razziali, con Ezra Pound - che pretende di esaminare, trascrivere e pubblicare lui stesso i manoscritti -, con gli entusiasmi e le difficoltà del professor Gentili. Inedita miscela di gusto letterario, competenza erudita e sorprendente humor, il romanzo rivela l’avventuroso affaire Vivaldi, una vicenda immersa nella storia del Novecento e nella storia della musica.

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Voto medio del prodotto:  5 (5 di 5 su 1 recensione)

5Un tesoro in musica , 04-06-2015, ritenuta utile da 9 utenti su 9
di - leggi tutte le sue recensioni
Appassionante! E non poteva non esserlo l'opera di un genio multiforme quale il maestro Sardelli che, già autorità eccelsa di musica e musicologia, nonché a tempo perso (mica poi tanto!) penna e pennello satirici come pochi, si dedica al romanzo storico mantenendo al centro della sua attenzione le vicende postume del suo compositore preferito. La ricerca documentale è attentissima e laboriosissima, dovendo coprire un arco temporale di due secoli. Dove la documentazione non in grado di arrivare, la fertile fantasia dello scrittore provvede sempre con soluzioni storicamente plausibili, e talvolta anche divertenti. L'alternanza dei piani storici della narrazione fa trattenere il fiato e rende il tutto avvincente. Non mancano gli elementi di satira, ma nemmeno quelli di riflessione profonda. Alla fine, collazionando tutti i passaggi che gli spartiti del Prete Rosso hanno subito (per la maggior parte nell'indifferenza di chi li ha posseduti, che spesso prestava attenzione solo al loro valore venale) ci si rende conto che forse il Maestro Sardelli ha proprio voluto attirare l'attenzione su come la cultura, in Italia, sia bistrattata attraverso i secoli e i regimi, e come il suo valore e le sue opere siano affidati alla sensibilità di pochi Eroi. Quello che lui racconta del suo Vivaldi, potrebbe sicuramente applicarsi a mille altri tesori del nostro Paese.
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