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Adriano Olivetti e il progetto di Comunità. Relazioni e ruolo del sindacato unitario

Adriano Olivetti e il progetto di Comunità. Relazioni e ruolo del sindacato unitario

di Giovanni Cortese


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  • Editore: Marcovalerio
  • Collana: Saggi
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2009
  • EAN: 9788875472153
  • ISBN: 8875472157
  • Pagine: 96
  • Formato: brossura

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Descrizione del libro

A cinquant'anni dalla morte di Adriano Olivetti, questo volume vuole rappresentare il punto di vista di un "sindacalista" della UIL, per testimoniare l'intreccio originale ed unico tra un imprenditore "atipico", colto, lungimirante ed un sindacato di partecipazione, altrettanto "sui generis". Oggi, nel contesto della gravissima crisi internazionale che stiamo attraversando, si presenta un'occasione storica per mettere al centro del nuovo sistema economico le persone e le loro capacità, lo sviluppo effettivamente sostenibile, il radicamento nel territorio, anche come contrappeso a quel "villaggio globale", veicolo di importanti occasioni e nel contempo di seri rischi identitari. Un nuovo equilibrio dovrebbe preoccuparsi di assicurare a tutte le latitudini, con un'azione progressiva, la soddisfazione e il rispetto delle istanze sociali, a garanzia di giustizia e, nello stesso tempo, di corretta competitività. Se gli insegnamenti derivanti dalla crisi daranno l'opportunità di favorire un nuovo paradigma, con un approccio più riformista ed umanista, l'opera di Adriano Olivetti e quella dei tanti che hanno creduto in lui acquisterà quel significato profetico che troppi, frettolosamente, avevano, invece, liquidato come "utopia".

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Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 1 recensione)

4C'è padrone e padrone..., 16-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Adriano Olivetti era un tipo strano. Imprenditore effervescente, figlio di un geniale capitano d'impresa socialista ed ebreo e della figlia di un pastore valdese, educato a non dipendere da nessun dogma, si mise in testa che la responsabilità civile dell'impresa era una cosa dannatamente seria. Credeva che avere un sacco di soldi e fornire lavoro comportasse doveri ineludibili nei confronti delle persone e del territorio in cui si avviava la propria attività economica. Era convinto che formare e trattare bene gli operai fosse fondamentale per il successo dell'impresa. E così non gli riduceva la pause, ma le allungava: e dentro, ci metteva Gassman che recitava l'Adelchi in sala mensa, e Pasolini e Moravia e Dario Fo che tenevano lezioni ai dipendenti.
E faceva costruire stabilimenti in cui, da ogni postazione di lavoro, si potesse vedere la natura dalle finestre (Pozzuoli) . E creava biblioteche, che giunsero ad avere un totale di novantamila volumi. E diede per primo in Italia, in aggiunta al contratto nazionale, il sabato libero (suo padre aveva già dato ai suoi dipendenti una settimana di ferie in più, nel 1936!, e creato il primo asilo nido per i figli dei dipendenti, nel '34, e previsto casse mutua e formazione permanente... ) .
Tentò addirittura di convincere il CdA a trasferire progressivamente il controllo dell'azienda in mano alla Fondazione Olivetti, controllata dalle maestranze: e di condividere gli utili.
Potete immaginare come gli Olivetti fossero visti male non solo dagli altri industriali, ma anche dal sindacato, che ne detestava il presunto "paternalismo" e l'idea di cogestione: Adriano fondò anche un sindacato aziendale, Autonomia Aziendale, che svuotò interamente la UIL di iscritti (restituendoglieli al termine della sua storia) .
Convinto che le sue idee (un originale mix di marxismo, elitismo e liberalismo) potessero diventare un progetto politico, fondò il progetto di Comunità e si presentò alle elezioni politiche (con scarsi risultati: divenne senatore solo lui, ma lasciò presto per gli impegni imprenditoriali) . Comunità elesse molti amministratori locali nel Canavese, ma dopo la morte di Adriano (febbraio 1960) pian piano la spinta morale ed etica della famiglia si spense. L'Olivetti fu "normalizzata", costretta ad uscire dall'elettronica su pressioni Fiat (nonostante la creazione del primo grande computer, l'Elea) e pian piano diventò un'azienda come le altre. Anche se, ancora negli anni '80, essere dipendente Olivetti dava un senso di appartenenza ad un'esperienza unica nella storia imprenditoriale (ed a vantaggi ancora nettamente superiori, dal punto di vista dell'assistenza sociale, a qualsiasi altro posto di lavoro) .
E dire che, oggi, c'è chi pensa che Marchionne sia un mito... Che tristezza!
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