L' urlo e il furore

L' urlo e il furore

4.5

di William Faulkner


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Descrizione

Il 1929, passato alla storia come l'anno del crollo di Wall Street che segnò l'inizio della Grande Depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti "Addio alle armi" di Hemingway e "L'urlo e il furore" di Faulkner, una coincidenza che avvicina i libri, diversissimi tra loro, di due amici. Faulkner dà voce barocca a tutte le ossessioni e i fanatismi di quel Sud di cui pativa l'interminabile decadenza, incominciata con la sconfitta nella guerra civile. La mitica contea di Oxford diventa il teatro di un insanabile conflitto tra bianchi e neri, bene e male, passato e presente. Il romanzo è un complesso poema sinfonico in 4 tempi, che scandiscono le sventure di una famiglia del profondo Sud.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.5 (4.6 di 5 su 10 recensioni)

3.0Labirintico, 27-03-2012
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Dopo averlo riletto per un paio volte, finalmente ce l'ho fatta, l'ho concluso. La sensazione è quella di chi arriva faticando alla boa più lontana. Questo libro affascina, per il suo strabordare linguistico eppure senza dir troppo nè tutto; ed è questo continuo dire non dire che, contemporaneamente, respinge, così come amare è pena se non corrisposto. Bello e non bellissimo perchè ancora e nonstante tutto, non l'ho conquistato.
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5.0La famiglia in quattro atti, 11-08-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 6
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Ho letto questo romanzo dopo aver divorato "luce d'agosto". Bene, se il primo mi ha entusiasmato, l'urlo e il furore mi ha disorientato. All'inizio, infatti, la struttura stessa del romanzo, in parte simile a quella di joice, lascia, appunto, sconcertati. Poi, acquisito il linguaggio tutto diventa più accessibile. Opera in quattro atti su una famiglia cheè, anche, una spietatae straordinaria disamina della società e della storia Americana. Da rileggere con calma ed attenzione.
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5.0L'urlo e il furore, 04-04-2011
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Grossa sorpresa, non arenatevi alle prime pagine e non ve ne pentirete. Non è facile da leggere, almeno per me non lo è stato. La prima parte raccontata dal punto di vista di Benjy l'ho letta con piacere e disorientamento, a metà della seconda parte, raccontata da Quentin, ho avuto la tentazione di mollare tutto, ma poi la terza parte di Jason rimette un po' di azione, un po' di racconto, e lo stesso per la quarta. C'è qualcuno per cui tifare. Quando ho letto l'appendice, mi sono reso conto della complessa bellezza di questo libro, di questa storia. Va le la pena, ma ci vuole pazienza.
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5.0Capolavoro, 27-02-2011
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Questo capolavoro racconta la decadenza di una grande famiglia del sud degli Stati Uniti proprio alle soglie della grande crisi che avrebbe sconvolto l'America dalle sue fondamenta. La narrazione è divisa in quattro parti, e viene narrata direttamente dai protagonisti. Unico. Da non perdere.
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4.0Faulkner, 13-02-2011
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Libro difficile e di complicata lettura per la frammentazione del racconto e dei punti di vista. L'urlo e il furore rappresenta il capolavoro di Faulkner, le vicende della famiglia Compton sono narrate da quattro diversi suoi componenti (compresa la serva nera Dilsey) cercando di far luce sui drammi vissuti.
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5.0Ombroso e avvolgente, 09-02-2011
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Ombroso e avvolgente, in alcune parti asfissiante. Permeato da cima a fondo, per merito di un tempo schiacciato e appiattito in un presente costante, da un senso di catastrofe, di disfatta inevitabile, trova nella forma, nella lingua, il suo essere un capolavoro straordinario: poche parole precise e frasi secche per rendere la realtà nella sua evidenza, periodare tortuoso per scendere nelle spire dell'animo umano. Quotidiano e universale intessuti con trame e stoffe diverse eppure perfettamente coerenti e assemblati.
Poi l'urlo. Ci viene descritto come "puro suono". E' l'urlo di un idiota, un urlo che viene prima della ragione, scaturisce dai sensi senza alcun filtro razionale. L'urlo del neonato, dell'innocente inconsapevole.
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4.0Che fatica!, 10-11-2010
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Un misto tra Hemingway e Joyce, tanta fatica e sudore nel leggerlo, uno sforzo che viene ampiamente ripagato dopo aver voltato l'ultima pagina. In pratica la stessa storia viene raccontata da quattro punti di vista diversi, e a ogni capitolo il personaggio narratore riempie i buchi lasciati dai suoi predecessori.
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5.0Lettura perenne , 30-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Ci sono libri che una persona si porta dentro e continua a leggere per tutta la vita, scoprendone ogni volta aspetti nuovi e preziosi: questo per me sarà uno di quelli.
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5.0Bello e complesso, 15-07-2010
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Bello e complesso questo capolavoro di Faulkner. Mi fa piacere rileggerlo ancora per la quarta volta.. Confesso che la prima volta dopo aver iniziato credevo di non capirci nulla e mi son sentita un po' demoralizzata (un po' "stupida" come il proagonista) ma la originalita' della storia e' proprio quella che si capisce solo arrivati all'ultimo capitolo! Comunque bello
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5.0Una storia piena di rumore e furore, 06-07-2010
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Un romanzo la cui fama è preceduta dalla sua lettura.
Ancora prima di averlo letto sappiamo tutto o quasi de "L'urlo e il furore": testo chiave e canone della letteratura americana, in dolce compagnia con "Il grande Gatsby".
Tutti concordano sul fatto che leggere questo libro comporta fatica, non mi sento di aggiungere niente a riguardo. Hanno ragione.
La forza e il fascino del testo risiede nello stile narrativo con cui Faulkner narra le vicende, apparentemente semplici, della famiglia Compson.
La narrazione copre quattro giornate, ognuna delle quali corrisponde ad un capitolo, i primi due sono lunghi monologhi interiori, lo “stream of consciousness” dei fratelli Benjamin e Quentin; credo di poter dire con assoluta certezza che le difficoltà maggiori risiedano proprio in questa prima parte, nella quale il resoconto personale e doloroso del declino della propria famiglia - fatto di parole, immagini improvvise e pensieri brevi, a volte brevissimi, quasi sempre d'un incantevole poesia – è privo di razionalità; è più che altro delirio, caratterizzato da un disordine temporale e tematico che rendono magnificamente lo stato emotivo dei due personaggi: le vicende narrate si sovrappongono senza logica apparente, digressioni improvvise e confusionarie, frasi lasciate a metà. Mentre i capitoli conclusivi, decisamente più accessibili, sono narrati in terza persona, da un osservatore "oggettivo", il quale ha il compito di portare un po' d'ordine, affinchè i nodi intrecciati dal flusso di coscienza dei due fratelli vengano al pettine. Detto in altre parole, in buona sostanza non capirete nulla prima di leggere i due capitoli conclusivi.
Dunque, mentre questi ultimi capitoli, da una prospettiva stilistica, sono lineari, semplici, nonché tradizionali, i primi due, invece, sono audaci. Nel loro caso lo stile si collega alla più importante corrente letteraria dell’Europa d’inizio secolo: il “Modernismo” , quello di Joyce, Musil e Virginia Woolf, almeno così dicono. Le parentele con il nostro continente non si esauriscono soltanto sul piano formale, ci sono punti in comune anche con quello tematico. La moltiplicazione dei punti di vista pregiudica una comprensione univoca della realtà; il mondo non risponde ad interrogativi, le dinamiche che lo regolano sono oscure, casuali, assurde. Così recitano i versi di Shakespeare da cui è tratto il titolo del libro: “…una storia/ raccontata da un idiota, piena di rumore e furore/ che non significa nulla”.
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