Trilogia di New York

Trilogia di New York

4.0

di Paul Auster


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Descrizione

L'opera che ha rivelato l'autore di Smoke, che sarà a settembre a Venezia come giurato del Festival del cinema. La Trilogia contiene: "Città di vetro", la storia di uno scrittore di romanzi gialli che "accetta" l'errore del caso e finge di essere un'altra persona per risolvere un mistero che lo metterà di fronte al proprio fallimento. "Fantasmi", narra la vicenda di un detective privato, assoldato per tenere d'occhio una persona, ma i due ruoli si scambiano e chi doveva spiare diventa in realtà lo spiato. "La stanza chiusa", in cui uno scrittore abbandona il mondo e cerca di distruggere tutte le copie della sua ultima opera, ma un vecchio amico prende il suo posto nella vita e nell'arte.

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Dettagli del libro

  • Titolo: Trilogia di New York
  • Traduttore: Bocchiola M.
  • Editore: Einaudi
  • Collana: Supercoralli
  • Data di Pubblicazione: gennaio 1997
  • ISBN: 8806141317
  • ISBN-13: 9788806141318
  • Pagine: 314
  • Reparto: Gialli

Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 20 recensioni)

3.0Non proprio detective stories..., 15-11-2014
di - leggi tutte le sue recensioni
Tre storie formano questo lavoro di Paul Auster, che conferma il suo scrivere innovativo e fuori dagli schemi. Ho trovato che il capitolo più interessante dei tre fosse il terzo, ma sollevo dubbi sulla definizione "detective stories", dato che le vicende personali dei protagonisti vanno oltre la vicenda investigativa e sono senza dubbio il fulcro del libro. Questo è il terzo libro di Auster che leggo e la sua scrittura è sempre piacevole.
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2.0 (Troppo) grande scrittore , 06-05-2013
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Di una presunzione infinita. Il grande scrittore che scrive, ovviamente di scrittori, infliggendo al povero mortale lettore la perfezione delle sue parole in libertà che non portano da nessuna parte. Vicende prive di senso comune con digressioni insopportabili. La perfezione della scrittura non è sufficiente a giustificare un giudizio positivo su racconti il cui sviluppo ha un andamento apparentemente incerto e probabilmente non chiaro neanche nella mente dell'autore. E' forse solo al terzo racconto che si individua un "course of action" al tempo stesso non banale e capace di interessare ma, anche in questo caso, le noiosissime digressioni e un finale inesistente prendono il sopravvento ed è ancora delusione.
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4.0Ottimo "trittico" letterario, 25-03-2012
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Tre mini romanzi, tre spy stories avvincenti, capaci di tenere sulla corda il lettore. Ma qual è il legame che incatena i protagonisti, sempre che ve ne sia uno? L'autore sostiene che le tre parti in cui si suddivide il libro sono assolutamente l'una dipendente dall'altra, come se vi fosse un sottile filo rosso a collegarle.
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3.0Dubbioso..., 12-03-2012
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Sicuramente una gran prova dal punto di vista stilistico. Rimango però spesso ad interrogarmi su quale sia il significato vero e proprio del romanzo. I tre racconti di cui è composto sembrano non avere alcun nesso fra di loro, se non l'ambientazione a New York e qualche sporadico personaggio ricorrente. Ma forse l'intento di Auster era proprio quello di far perdere i punti di riferimento...
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4.0Un unicum tripartito, 10-03-2012
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Opera di Paul Auster da leggere e rileggere, sebbene gli intrecci allusivi tra i tre mini romanzi non siano ben chiari, e ci voglia un'analisi approfondita per cogliere il senso ultimo dell'opera. Eccelsa la capacità dell'autore di delineare i caratteri fisici e spirituali dei suoi personaggi e degli ambienti in cui si trovano ad operare.
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4.0Una vera sorpresa, 24-08-2011
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Questo è stato il primo libro di Auster che ho letto, e credo sarà il primo di molti: ho letto spesso recensioni entusiaste sui lavori di questo autore, ma non ci si rende conto del suo talento con la penna finché non se ne ha tra le mani una prova. Le tre short stories che compongono questa "Trilogia di New York" non possono essere propriamente definite detective stories in quanto hanno dei tratti peculiari che le pongono su un altro piano, più ricco e più ampio di un semplice giallo. "Città di vetro", "Fantasmi" e "La stanza chiusa" sono tutte legate da un leitmotiv che sono le strade della grande metropoli che dà il nome al romanzo, ma anche da uno stile inconfondibile, che trasporta il lettore all'interno di una sequenza di eventi in cui alla fine non si può non rimanere avvinghiati, in cui l'osservatore esterno comincia, insieme ai personaggi, un percorso pieno di domande, risvolti inaspettati, e ogni volta una conclusione che sembra non chiudere definitivamente una porta, ma ti lascia a domandarti se dopo una lettura così coinvolgente quel tratto del percorso può davvero finire così o se è ancora una volta l'autore che rimescola le carte in tavola e si prepara a una nuova rivelazione che cambierà tutto.
Non essendo un'appassionata del genere sono rimasta colpita io stessa da quanto questi racconti possono aver catalizzato il mio interesse su quelle pagine ma come già detto non è di semplici storie investigative che si parla, bensì di un genere tutto particolare e di una capacità rimarchevole dell'autore, molto abile nel creare storie in cui a prendere il sopravvento sono le illusioni, le opposizioni, gli scambi di persona, il paradosso e l'inaspettato, e nelle quali il caso da risolvere lascia spazio anche a riflessioni che esulano da ciò che riguarda strettamente la trama e si spazia tra digressioni di tipo socio-antropologico, culturale, di argomento letterario e così via. Testi completi, pieni, e trame in cui non si lascia niente al caso e che il lettore non può quindi non apprezzare nella loro totalità.
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5.0Trilogia di New York, 23-07-2011
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E pensare che ero indeciso se acquistare questo libro o l'ultimo di Delillo. L'elemento giallo è solo una scusa per parlare d'altro, forse proprio dello Scrivere prima di tutto il resto. Molto Lynchiano nel suo inserire e far ricomparire elementi al momento opportuno, ed è consigliabile leggere la Trilogia nel giro di pochi giorni e senza separarne le parti. Lo stile è scorrevole, ma come capisco che qualcuno possa sentirsi irritato, credo anche che evolva coerentemente e correttamente ne corso delle tre storie.
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4.0Bellissimi, tutti e tre., 07-07-2011
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Tre romanzi che iniziano a coinvolgerti lentamente, tanto che arrivi al punto di pensare che FORSE non è niente di che. Ma poi invece, pagina dopo pagina capisci che non riesci assolutamente a staccartene. Sono tre racconti complessi che non definirei sicuramente "da ombrellone", vanno letti con calma, assaporati e gustati fino alla fine.
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4.0Trilogia di New York, 30-03-2011
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Buono tutto l'impianto narrativo, ma il finale è dei migliori. Sono tre noir metafisici quelli raccolti in questo volume. Si parla è vero di investigatori privati, di pedinamenti, di persone scomparse. Ma è tutto un pretesto per indagare dentro le vite e soprattutto dentro le teste dei personaggi, con le loro ossessioni e le loro debolezze, le occasioni spesso perdute e quelle non sfruttate. New York non si limita a essere sfondo e ambientazione ma, specialmente nel primo dei tre romanzi, diviene vera e propria protagonista, vitale e malinconica.
Vino in abbinamento. Sarò banale, ma l'unico abbinamento che mi è venuto in mente è un bel Bourbon, per perdersi non solo nei suoi profumi ma guardando sciogliersi lentamente il ghiaccio nel bicchiere.
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5.0L'importante è crederci, e finirlo!, 23-03-2011
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Per me è stato un osso duro, sono stata più volte sul punto di mollarlo a metà (anzi, durante la lettura della prima parte) perché mi sembrava senza capo né coda.
Invece devo ammettere che con il progredire la trama si dipana, i pezzi combaciano e tutto quello che all'inizio sembrava remare contro il lettore (più volte mi sono chiesta quale fosse il senso di alcune cose) trova la sua giusta collocazione.
Dico spesso che talvolta gli autori rischiano di rimanere vittime delle loro trame troppo elaborate, che poi si sgonfiano come soufflè mal riusciti.
Qui invece Auster ci riesce, e alla grande!
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4.0Trilogia di New York, 01-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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La prima parte ("città di vetro") la definirei ipnotizzante.
Per la seconda ("fantasmi") adotterei manipolante.
La terza è tutto e il contrario di tutto.
Auster ci sa proprio fare con la penna tra le mani, però leggere questo libro mi ha creato confusione.
Forse perchè i suoi personaggi pensano troppo e, soggiogati dalle loro paranoie mentali, agiscono poco.
Da non leggere come suo primo libro, dopo "follie di Brooklyn" invece potrebbe avere un perchè.
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3.0Trilogia di New York, 28-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Che ci posso fare se preferisco gli autori francesi a quelli americani? Questi ultimi sono dei grandi senz'altro. Ma pure un pò pallosi: De Lillo, Roth e lui. Il suo modo di procedere nella narrazione, non so perchè, lascia in me tracce superficiali che sbiadiscono in breve...
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