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Storie di ordinaria follia. Erezioni, eiaculazioni, esibizioni

Storie di ordinaria follia. Erezioni, eiaculazioni, esibizioni

di Charles Bukowski


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Descrizione

La biografia di Bukowski include due tentativi di lavorare come impiegato, dimissioni dal "posto fisso" a cinquant'anni suonati, "per non uscire di senno del tutto" e vari divorzi. Questi scarsi elementi ricorrono con insistenza nella narrativa di Bukowski, più un romanzo a disordinate puntate che non racconti a sé, dove si alternano e si mischiano a personaggi ed eventi di fantasia. "Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo", ha scritto Beniamino Placido su "La Repubblica", aggiungendo: "in questa scrittura molto "letteraria", ripetitiva, sostanzialmente prevedibile, Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso, Charles Bukowski. Lui che ha cinquant'anni, le tasche vuote, lo stomaco devastato, il sesso perennemente in furore; lui che soffre di emorragie e di insonnia; lui che ama il vecchio Hemingway; lui che passa le giornate cercando di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli; lui che ci sta per salutare adesso perché ha visto una gonna sollevarsi sulle gambe di una donna, lì su quella panchina del parco. Lui, Charles Bukowski, "forse un genio, forse un barbone". "Charles Bukowski, detto gambe d'elefante, il fallito", perché questi racconti sono sempre, rigorosamente in prima persona. E in presa diretta". Un pazzo innamorato beffardo, tenero, cinico, i cui racconti scaturiscono da esperienze dure, pagate tutte di persona, senza comodi alibi sociali e senza falsi pudori.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 14 recensioni)


3.0Storie di ordinaria follia, 08-08-2011
di L. Figertu - leggi tutte le sue recensioni

«Ho apprezzato molto alcune arguzie di Bukoswski, anche quelle più volgarti, lo prendo un po' come il Mordecai Richter di qualche tempo fa. Ho fatto bene a far passare il tempo, a leggerlo ora, che non mi "abbindola" con gli specchietti lucenti, ma da cui rimangono elementi di riflessione sul mondo americano fuor di ogni tempo: un mondo che poteva essere ma che realmente non è. Già tenta di colpire il suo pubblico dal titolo, che in inglese suona "Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness". Viene pubblicato per la prima volta interamente nel 1972. I vari racconti erano stati pubblicati su diverse pubblicazioni, tra le quali una rivista underground di Los Angeles, Open City. La raccolta è composta da 42 racconti, che descrivono vari aspetti della vita dell'autore, alle prese con le scommesse sulle corse dei cavalli, con il sesso, con le donne, con l'alcol e con altri aspetti della sua disordinata vita di cinquantenne senza un lavoro fisso.
"signori, arriva il momento nella vita di ogni uomo, in cui questi deve scegliere fra resistere o scappare. Io scelgo di resistere."
"spesso lo stato della cucina rifletto lo stato della mente (di un uomo)"
»

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5.0Storie di ordinaria follia., 20-07-2011
di C. Montani - leggi tutte le sue recensioni

«Rabdomatici racconti di una realtà schiacciante. Ruota sulla follia a cui porta la miseria terrena e spirituale della periferia americana, i personaggi sembrano illuminati dalla luce del pittore americano Edward Hopper, unici sono i dialoghi di Charles Bukowski ritmati da una schietta prosa. Un libro graffiante.»

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4.0Storie di ordinaria follia., 18-05-2011
di L. Costa - leggi tutte le sue recensioni

«Sempre più cinico il nostro caro Bukowski, dinamite anarchica sempre pronta all'uso. Un tentativo riuscito di vincere le bassezze della vita, gli scontri con la realtà tramite l'ingegno della scrittura. Molti si sarebbero ubriacati e basta. Bukowski si espone in prima linea al fuoco della società e si lascia scalfire solo in superficie, mantenendosi costante sui suoi principi che prevedono l'assenza di principi. Stoico.
Mi ha divertito.
»

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5.0Bellissimo, 15-04-2011
di R. Di ruocco - leggi tutte le sue recensioni

«E' il primo che leggo di Bukowski e non sarà l'ultimo.
Sensazioni Forti...
»

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4.0Storie di ordinaria follia, 04-04-2011
di G. Costa - leggi tutte le sue recensioni

«Non giudicatemi male, ma l'ho preso per il titolo. Crudo, ironico, sporco, sottile, onesto, coraggioso, anti-perbenista, fantasioso, sgrammaticato, Uomo. Un tentativo riuscito di vincere le bassezze della vita, gli scontri con la realtà tramite l'ingegno della scrittura. Molti si sarebbero ubriacati e basta. Bukowski si espone in prima linea al fuoco della società e si lascia scalfire solo in superficie, mantenendosi costante sui suoi principi che prevedono l'assenza di principi. Stoico.
Mi ha divertito.
»

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5.0Il nome del mio blog, 30-03-2011
di T. Daniele - leggi tutte le sue recensioni

«Altro libro autobiografico! Io dico di sì e lo consiglio a tutti coloro che riescono ad andare oltre e a non scandalizzarsi per "qualche" frase forte, a tutti quelli che hanno la pazienza di riflettere su tematiche affrontate apparentemente con leggerezza.
Avevo dato questo titolo al mio blog!
»

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4.0Storie di ordinaria follia., 08-11-2010
di G. Mucci - leggi tutte le sue recensioni

«Un libro violento e cruento, non proprio il mio genere ma essendomi stato consigliato ho provato a leggerlo. Per metà del libro sono andata a rilento forse perchè non abituata allo stile di Bukowski ma nella seconda metà mi sono ricreduta.»

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3.0Storie di ordinaria follia, 06-11-2010
di A. Longarini - leggi tutte le sue recensioni

«Dico subito che questo è stata la prima opera di Bukowski che leggo perciò avrò bisogno di ulteriori approfondimenti, ma di sicuro anche lui ci mette parecchio del suo per lasciarmi nell’indecisione... Questo libro mi è piaciuto molto su certi lati, mentre su altri per niente... Bukowski riesce a vedere con perfetta lucidità l'infelicità umana, la follia dell'oppressione dell'uomo sull'uomo (ma -nota negativa- non vede quella dell'uomo sugli animali, dato che gli piaceva tanto l'ippodromo e visto come parla delle corride...). Bello il fatto che in vari racconti abbia mischiato la realtà con la fantasia. Di lui mi è piaciuto lo stile crudo ma non ho gradito l'intenso egoismo di Buk e come parla genericamente delle donne, abbassandole tutte allo stesso livello tranne forse in "animali e libertà".»

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3.0Storie di ordinaria follia, 04-11-2010
di A. Mancino - leggi tutte le sue recensioni

«È difficile valutare dal punto di vista letterario questi racconti, nei quali vengono sovvertiti tutti i canoni compositivi e grafici tradizionali, in una ripetizione ossessiva di temi, situazioni ed eccessi che talora si sospetta volti soprattutto a stupire, provocare e scandalizzare; ma soprattutto è difficile scindere il giudizio qualitativo dell’opera da quello personale sull’autore, poiché ad essere oggetto del giudizio del lettore è essenzialmente lui, Charles Bukowski.
Persona o personaggio che sia, è Hank che emerge nel bene e nel male in ogni storia: Buk, detto “gambe di elefante, il fallito”, con la sua sete inestinguibile e i suoi furenti ardori sessuali, con il suo egocentrismo prepotente e il suo cinico pessimismo, con la sua fragilità, sensibilità e tenerezza celate dietro l’arroganza e l’irriverenza.
Qualcuno afferma di avere trovato divertente o appassionante la lettura di questi aneddoti, che sembrano concorrere alla realizzazione di una sorta di romanzo autobiografico composto da piccoli quadretti di vita. Personalmente invece ne ho tratto piuttosto angoscia, fastidio, irritazione e a volte pena. Perché dietro il cinismo scanzonato e lo sfoggio eccessivo e gratuito di volgarità, si percepisce un disagio profondo, un acuto malessere derivante dall’intolleranza non solo di qualunque disciplina, ma perfino di ogni più comune norma del vivere quotidiano.
La cupa visione del mondo e dell’umanità in B. è al contempo motivazione e giustificazione, cioè alibi, della sua scelta di vita, che lo relega negli strati sociali più reietti e trova nell’alcol e nel sesso sfrenato il solo antidoto contro la disperazione. Brevi momenti di oblio e unico rifugio da una realtà intollerabile, pur nella lucida consapevolezza di stare correndo in discesa la china verso l’autodistruzione, e anzi spesso compiacendosene.
A ben vedere, il suo atteggiamento è anche elitario e snobistico, per il fatto che vivere come un barbone per lui, a differenza della schiera di emarginati di cui si circonda, non è una necessità, ma una volontà affermata in spregio alle convenzioni e alle ipocrisie; uno sberleffo ai dettami di uno stile di vita che mirerebbe a inquadrare ogni individuo entro schemi prestabiliti. È vero che anche lui è un alcolizzato dedito alle scommesse sui cavalli e alle più sordide imprese, ma è anche uno scrittore affermato e quindi passibile di riscatto, come sappiamo essere poi avvenuto.
Lurido sporcaccione o ineguagliabile genio? Eroe tragico o astuto millantatore? Adorabile furfante o detestabile profittatore?
Quel che è certo è che di fronte a lui non si resta indifferenti e che il vecchio Hank è entrato nel mito.
»

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4.0Storie di ordinaria follia, 09-10-2010
di A. Ricci - leggi tutte le sue recensioni

«bukowski non è una lettura per l'adolescenza o la post adolescenza, come alcuni dicono.
è troppo quello che va perduto: l'ironia, lo scorticato disincanto, la sfacciataggine a volte rabbiosa, e la profonda pietà umana.
nonostante la traduzione datata, con espressioni a volte ridicole, in questo ampio volume credo ci sia davvero tutto il meglio e l'essenziale di Henry Charles. un solo passo falso, "la peste" (o giù di lì, cito a memoria). nelle pagine precedenti Buck ci abitua troppo bene. vomito e feci possono essere immagini di grazia, ma non in quelle poche pagine, che non riescono a sublimare l'orribile che resta maleodorante realtà. poco male, ci offre un metro di giudizio personale.
ah, è bene dire che si ride, e anche tanto.
»

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2.0Il primo e ultimo di Bukowski, 28-08-2010
di D. Bizzi - leggi tutte le sue recensioni

«Mi aspettavo di più, probabilmente tutti i difetti che gli ho trovato (autocelebrativo, ridondante, ripetitivo, eccessivamente eccessivo -non sapevo come dirlo-) sono coerenti con il personaggio dell'autore ma alla lunga stufano.»

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5.0estenuante, 05-08-2010
di C. Goglia - leggi tutte le sue recensioni

«bukowski è noioso, scontato, porco, viscido e tutto quello che si può dire di un uomo che mai a nessuno, nella realtà, potrebbe minimamente piacere. Ecco invece che con i suoi racconti, si trasforma in un'attraente serie di personaggi che incanta tutti. Fantastico.»

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