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Il sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile

Il sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile

di Giampaolo Pansa

2.5

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  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Collana: Saggi
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2003
  • EAN: 9788820035662
  • ISBN: 8820035669
  • Pagine: X-380
  • Formato: rilegato
La cornice in cui si inserisce la ricostruzione dei tanti eventi ripercorsi nel volume vede Giampaolo Pansa confrontarsi con Livia, una brillante funzionaria della Biblioteca Nazionale di Firenze, che a suo tempo aveva svolto ricerche sui fatti sanguinosi dell'immediato dopoguerra. Assieme a lei, l'autore si avventura su un terreno minato, socchiudendo porte che ancora oggi molti vorrebbero tenere sbarrate: l'accusa di revisionismo è sempre in agguato per chi, pur condividendo le stesse posizioni dei vincitori, vuole scrivere tutta intera la storia. Pansa non se ne cura e indaga nelle pieghe di episodi e circostanze che videro migliaia di italiani vittime delle persecuzioni e delle vendette di partigiani e antifascisti.

Note su Giampaolo Pansa

Giampaolo Pansa è uno dei più noti giornalisti e saggisti italiani. È nato a Casale Monferrato nel 1935 e ha studiato presso l’Università degli Studi di Torino, dove si è laureato in Scienze Politiche con una tesi dedicata alla guerra partigiana in Piemonte, pubblicata nel 1967 dall’editore Laterza in un volume intitolato “Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria”. Subito dopo la laurea ha iniziato a lavorare per il quotidiano torinese “La Stampa”, dando l’avvio alla sua lunga e prestigiosa carriera giornalistica, che prosegue tuttora. Ha scritto, negli anni, per i quotidiani “Il Giorno”, “Il Messaggero di Roma”, “Il Corriere della Sera” e “La Repubblica” e per i settimanali “L’Espresso” e “Panorama”, occupandosi di alcune delle vicende più scottanti e tragiche della storia recente del nostro paese, dalla strage di Piazza Fontana allo scandalo Lockheed. Attualmente scrive per il quotidiano “Libero”, in cui cura la rubrica “Bestiario”. Accanto al lavoro come giornalista, Pansa ha scritto anche numerosi romanzi e saggi, in gran parte dedicati alla storia della Resistenza italiana. A partire dai primi anni 2000 la sua attività saggistica si è concentrata soprattutto sul racconto dei crimini compiuti dai partigiani durante il periodo della guerra civile e nei mesi immediatamente successivi alla conclusione della seconda guerra mondiale. A questo tema sono dedicati svariati saggi – tra cui “Il sangue dei vinti”, “Sconosciuto 1945”, “La grande bugia”, “I gendarmi della memoria” – che sono stati oggetto di polemiche anche molto aspre, poiché accusati di farsi portavoce di una visione revisionista e storicamente poco attendibile. L’autore ha sempre respinto con forza accuse di questo tipo, dichiarando che il suo unico intento è quello di raccontare una parte poco nota della storia d’Italia.

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Voto medio del prodotto:  2.5 (2.3 di 5 su 3 recensioni)

3.0E' tutto molto triste MA..., 28-09-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Beh, Pansa può scrivere per dire che il male non è stato da una parte sola e che in molti casi, nei casi della gente comune, onn dei gerarchi, è stata fatta vendetta e non giustizia. Si deve scrivere anche di questa storia nascosta o dimenticata, la fine che hanno fatto i vinti dopo la fine della seconda guerra. Ma dal mostrare il lato peggiore della resistenza -degli episodi in cui è stato fatto del male a donne e bambini che avevano la sola colpa di essere parenti di un fascista- e fare del revisionismo ne passa di acqua sotto i ponti. Non si cada in questo errore...
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3.0Giornalismo, non storia, 20-09-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Questo libro ha diviso i lettori, che spesso lo hanno valutato più sulla base delle loro concezioni politiche che per il contenuto. Leggendolo non mi sento di condividere le accuse di revisionismo, né le voci che da destra parlano di Pansa come un giustiziere che avrebbe finalmente svelato il volto sanguinario dei partigiani. Molto più semplicemente, Pansa racconta una serie di casi di cronaca dell'immediato dopoguerra che riguardano episodi di regolamente di conti (talvolta anche per questioni private che con la guerra avevano poco a che fare); eventi drammatici, spesso insabbiati, come accade nei momenti di disordine sociale e politico. Tuttavia non mi sembra che questa operazione miri a criticare la Resistenza in toto. Devo dire che il libro mi ha lasciata un po' insoddisfatta da un altro punto di vista: mi sembra che manchi una chiave interpretativa dei fenomeni presentati, uno sguardo più generale. Manca, in altre parole, lo sguardo dello storico. Si succedono i racconti di eventi di cronaca, ma di questi non si propone una cornice interpretativa. Ma è possibile che fosse proprio questo l'intento dell'autore.
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1.0Pansa il revisionista, 30-07-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Con questo libro Pansa prende le distanze da tutto un suo passato, o forse no, viste anche le sue passate prove narrative, e si erge a difensore dei "vinti". Inoltre, professa di essere il primo a narrare liberamente di queste verità taciute, a raccontare le malefatte dei Partigiani.
Anche se professa il suo debito nei confronti di Pavone, sembra non ricordare che du proprio Pavone a introdurre un termine come guerra civile per raffigurare, all'interno della Resistenza, lo scontro tra Partigiani e repubblichini. Senza dimenticarsi di Peli, Fenoglio, Viganò, Bocca, Chiodi, Katz, Klinkhammer e altri che ben meglio dello scrittore piemontese hanno raccontato cosa fu la guerra di Resistenza e come si arrivò alla tragedia della resa dei conti.
Quel che più mi ha disturbato del libro di Pansa non è il racconto di una verità altra, bensì il fatto che si spacci questa verità per l'unica vera, quasi mistificando e piegando la realtà dei fatti ai propri interessi.
Un'occasione persa
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