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Questo sangue che impasta la terra

Questo sangue che impasta la terra

di Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli

2.5

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1970. Nell'Italia della strategia della tensione, delle rivolte studentesche e della febbre per una vita nuova, più libera e creativa, l'ex maresciallo Benedetto Santovito viene strappato alla sua vita semplice e tranquilla da una serie di strane coincidenze. Ma quando inizia a indagare, tra i boschi dell'Appennino e i portici di Bologna, scopre che le utopie scandite ad alta voce dagli slogan di piazza e le trame più occulte si mescolano in una zona pericolosa, grigia, assassina.


Voto medio del prodotto:  2.5 (2.3 di 5 su 3 recensioni)

2.0Deludente, 12-08-2011
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Piuttosto deludente: ambientato nel 1970, pretende di mescolare il "noir" con vicende di contestazione e terrorismo, condendo il tutto con un pizzico di nostalgia per quegli anni "formidabili" e quindi trascurando la costruzione della trama che tanto bene aveva abituato nei due precedenti romanzi. I personaggi o sono i soliti, o sono sbiaditi e stereotipati.
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3.0Questo sangue che impasta la terra, 02-10-2010
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Ottimo giallo, ben costruito, la coppia Guccini/Macchiavelli ha sfornato un altro godibile ed interessante romanzo. Non si merita le 4 stelle per alcuni svarioni: 1)nel 1970 i militanti di sinistra usavano, sì, l'eskimo ma non la kefiah, che è entrata a far parte dell'abbigliamento all'inizio degli anni '80; 2) nel 1970 Autonomia Operaia non era ancora nata; 3) l'irruzione nel covo BR non è possibile collocarla nel 1970, ma solo successivamente, in quanto all'epoca non erano ancora in clandestinità; 4) certe descrizioni di avvenimenti citati nel precedente libro "Un disco dei Platters", sono state riprese pari pari, senza alcuna modifica. Uno sforzo per vincere la pigrizia forse era necessario...
Mi meraviglio come, soprattutto Guccini, abbia potuto avallare questi svarioni...
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2.0Trama discreta ma lettura stancante, 21-05-2009
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Lo paragonerei a un minestrone dove gli ingredienti per farlo ottimo ci sono tutti, ma sono stati buttati lì a cuocere tutti insieme e chi s'è visto s'è visto. Va a finire che il sapore è una delusione. Si comincia subito coi capitoli intrecciati di vite parallele alla perfida moda americana di molti bestseller e telenovele, un pezzetto qui l'altro quando ricapita, e ad ogni capitolo tocca ritrovare di chi cavolo si tratta e che cavolo stava facendo... In più il soggetto è quasi sempre un LUI o LEI o addirittura una terza persona senza qualifiche né sesso, e devono passare pagine all'interno dello stesso capitolo prima di concludere con un boh vedremo poi, oppure con un trionfante ah era quella o quel tale che. Morale, è una lettura innanzi tutto irritante come trovate (nel senso di raccattate) narrative, e poi è materialmente stancante. La trama invece sarebbe buona se non fosse pasticciata come si è detto, col risultato che anche i personaggi diventano dei puzzle; mentre le ambientazioni e i paesaggi sono la cosa migliore del libro e infatti se ne stanno come in disparte. Mi dispiace dire questo perché come tutti amo il Guccini poeta e cantautore impegnato: ma temo che le trovate siano soprattutto sue, in quanto mi pare che Sarti Antonio e l'assassino, dell'altra coppia Macchiavelli&Toni, si faccia leggere normalmente. Per inciso comincio a trovare ossessiva questa moda delle coppie di scrittori di gialli, che suppongo soltanto mercantile, anche perché finora non se n'è vista neppure una di paragonabile alla mitica coppia Fruttero&Lucentini.
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