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di Charles Bukowski


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Descrizione

Non potevo fare a meno di pensare. Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che fa per me. oh. sì sì sì. Ma il paradiso sognato da Henry Chinaski, il leggendario e popolare alter ego di Bukowski, viene brutalmente smentito dalla realtà quando, assunto dall'amministrazione postale americana, si ritrova con la sacca di cuoio sulle spalle a girare in lungo e in largo attraverso la squallida periferia di Los Angeles. Profondamente deluso dalla monotona routine quotidiana e insofferente agli sterili e rigidi regolamenti della macchina burocratica. Chinaski si consola affogando le sue frustrazioni nell'alcol e trovando rifugio tra le morbide braccia di donne più sole di lui, come la calda e accogliente Betty, l'insaziabile e vogliosa texana Joyce e Fay, la contestatrice hippy che gli darà una figlia prima di sparire in una remota comunità. Tra clamorose sbornie, azzardate puntate all'ippodromo e "movimentate" nottate in motel sgangherati, Chinaski riuscirà a "guadagnarsi" il licenziamento e a farsi riassumere, ma solo per licenziarsi definitivamente, inorridito e disgustato da quell'immenso ufficio postale che, poi, è la vita stessa.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.6 di 5 su 10 recensioni)


3.0Post Office, 12-09-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di V. Pintus - leggi tutte le sue recensioni

«Grottesco e beffardo lascia senza parole per l'estrema crudezza esistenziale spacciata per "normalità". La sinistra amarezza che invade le pagine è però solo del lettore, così come l'angoscia crescente per il protagonista e la perplessità dinanzi al suo modo d'essere. L'ansia non sfiora neanche per un secondo Chinaski, dedito completamente all'alcool ed impiegato presso un ufficio postale che è più metafora delle relazioni e degli schemi sociali che vero impiego. Il protagonista beve troppo e ama la sregolatezza non per fuggire dai problemi, dalle riflessioni sulla propria condizione o per segnalare un qualsivoglia turbamento ma soltanto perchè "gli va bene così". Nessuna muta disperazione, nessuna confessione nascosta dietro l'angolo, nessuna triste storia alle spalle se non quella terribile di un uomo che trova "naturale" l'abbruttimento di sè e che non vuole essere salvato perché gli piace vivere a modo suo: un abisso valutato, ostinatamente cercato da una persona che sa quel che fa e ne è quasi contenta. Inquietante.»

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5.0Iniziazione bukowskiana, 30-03-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di T. Daniele - leggi tutte le sue recensioni

«Anche per me è stato il volume di iniziazione nel mondo bukowskiano, poi si sa... Come per ogni Grande Autore... O lo si ama e si finisce per acquistare tutti i volumi o lo si odia e si lascia il libro a metà. Io appartengo alla prima categoria: amo Bukowski, amo il suo modo feroce di raccontare la vita, amo le sue parolacce, amo questo libro!»

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5.0bellissimo, 09-11-2010
di C. Annamaria - leggi tutte le sue recensioni

«il primo libro letto di Bukowski ed è stato subito amore per quella prosa onesta. Qualcuno non lo capisce per moralismo o perbenismo. Qualcuno non capisce che per regalare così se stessi ci vuole tanto. Non sono quel qualcuno, per fortuna.»

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4.0Post Office, 07-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. Rovatti - leggi tutte le sue recensioni

«Puro Charles in cui mi rituffo sempre volentieri. Corrosivo, disinibito, brusco e ironico. Mi piace come smonta il buonismo e le convenzioni, come squarcia il velo dell'ipocrisia generalizzata e quotidianamente accettata senza che ci si faccia più caso. Bukowski andrebbe riletto ogni tot, per non dimenticarsi mai di guardare le cose in modo semplice, più lucido e critico. »

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1.0Post Office, 01-11-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di L. Ciofani - leggi tutte le sue recensioni

«In qualche commento avevo letto che questo era un libro da grasse risate.
Ma dove?
Avrò mica letto il libro sbagliato?
Io ho trovato "scopare a tutti i costi altrimenti si soffre", "bere fino a stare male come minimo", cazzeggiare al lavoro o non lavorare proprio e dedicarsi alle scommesse sui cavalli.
Come in "compagno di sbronze" si sottolinea con compiacimento uno stupro di una donna.
Grasse risate?
A me ha trasmesso solo tristezza,
che si è tramutata in gioia perchè io non ho riso per niente e perchè, almeno credo, con il protagonusta non c'entro nulla.
La seconda oppurtunità non si nega a nessuno,
quindi dico con piacere:
"addio Bukowsky".
»

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4.0Post Office, 09-10-2010
di A. Ricci - leggi tutte le sue recensioni

«non direi romanzo, ma racconto lungo.
Buck tiene bene la pagina, sotto le mentite spoglie di Chinaski, impiegato delle poste americane.
un bel colpo, e una lettura raccomandabile.
si ride, a volte dolce, a volte amaro, ci si commuove persino, tra una frase sboccata e un destino incomprensibile. la scrittura di Bukowski mantiene il suo piglio veloce ed aggressivo.
»

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4.0Post office, 04-08-2010
di C. Ferrucci - leggi tutte le sue recensioni

«Ubriacone, giocatore, donnaiolo impenitente, individualista, sconclusionato e intollerante di ogni regola: questo è Henry (Hank) Chinasky.
Da tutto ciò si può facilmente desumere l’incompatibilità di un simile individuo con la squallida routine e le rigidissime imposizioni disciplinari di un impiego alle poste degli Stati Uniti.
Quella che all’inizio era creduta un’occupazione facile e priva di responsabilità si trasforma così ben presto in un peso intollerabile, fino alla riconquista finale della tanto agognata libertà.
Nessuno potrebbe vantarsi di possedere le qualità di Hank, ma la sua simpatia irresistibile, l’ironia sferzante e la travolgente umanità ne fanno un personaggio destinato a rimanere impresso per sempre nella memoria del lettore.
Henri Chinaski, l'alter ego di Charles Bukowski, è un uomo a cui piace divertirsi.
A Henry piacciono l'alcol e il sesso e non se li fa mancare, ma per vivere è costretto a lavorare.
Il suo lavoro è quello di postino , un lavoro semplice e non faticoso, almeno cosi gli avevano detto, deve semplicemente prendere la posta e imbucarla, almeno cosi pensava all'inizio.
Invece si ritrova all'interno di un sistema che cerca di svalutare la personalità di ogni singolo individuo per avere tutto sotto controllo.
Il capo non lo sopporta, è uno schiavista che gli fa fare ore e ore in giro per le zone più impervie della città con qualsiasi tempo, sia fuori ci sia il diluvio universale, sia ci siano quaranta gradi all’ombra.
Fa di tutto per licenziarlo(nel libro c'è un bellissimo paragrafo in cui il suo capo continua a dargli ammonizioni su ammonizioni), ma lui se ne frega alla stragrande, a lui basta solo che la sera ci sia una bottiglia piena e una donna nuda nel letto pronta per il sesso più sfrenato.
Non deve essere stato facile per Charles Bukowski passare più di dieci anni in un ufficio postale, almeno da quanto risulta dalla lettura di questo romanzo.
Anni di routine, di timbri, di codici postali, di colleghi disperati e aspiranti scrittori, anni di bevute per non rendersi conto di quello che effettivamente si sta facendo, fino al risveglio, fino alla sbornia colossale che anticipa le dimissioni.
E dopo le dimissioni? Il lento e spietato ritorno alla vita…una morte, quella dell’impiegato, vissuta attraverso le bevute, attraverso l’annullamento della propria persona, attraverso un inferno assoluto.
Più che una storia è un collage di avvenimenti che descrivono una situazione, dodici mesi di vita raccontati attraverso aneddoti e tristi rivelazioni su come il sistema cerca di cambiarti a tutti i costi per svilirti come essere umano e trasformarti finalmente in ciò che vuole, ossia un automa senza volontà e senza cervello.
I contenuti sono tutti quelli che l’hanno reso famoso: sesso, donne, bevute, cavalli, scommesse, poesia, ingiustizie della vita, stranezze incredibili, ma non pensate che sia finito tutto qui, questi elementi in realtà rappresentano solo la superficie del libro, il vero Bukowski, il sognatore, il romantico, il generoso, se ne sta nascosto sotto, al caldo, in un luogo protetto e sicuro dove solo i suoi amici, i lettori con una testa pensante sulle spalle e una visione aperta delle cose, potranno trovarlo.
Il linguaggio è il solito, permeato di quella spiazzante ironia, da quel tono cinico, diretto, disilluso, divertente e sboccato che l’hanno sempre contraddistinto.
Un concentrato di tutto ciò che è l’uomo Bukowski, divertimento, cinismo e una dolce vena di malinconia.
E soprattutto un unico e vero esempio di vita vera, di vita vissuta.
Eccezionale.

»

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4.0genio e sregolatezza, 03-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
di A. Pavignano - leggi tutte le sue recensioni

«Questi sono i due aggettivi che mi vengono in mente pensando a questo scrittore, qualcuno che nella vita ha fatto tutti gli alti e i bassi che voleva, senza mai aver paura delle critiche. Lo stesso carisma lo riporta nei suoi libri, in Post office l'ironia eccezionale , la quotidianietà, la realta resa speciale ne fanno parte.
Chi legge Bukowski per la prima volta o lo ama o lo odia.. intanto consiglio di leggere questo libro per scoprirlo.
»

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4.0La mia prima esperienza con Bukowski, 20-07-2010
di R. Repola - leggi tutte le sue recensioni

«E' il primo suo libro che ho letto e quando l'ho preso tra le mani non avevo assolutamente idea di quello che ci avrei trovato dentro. Assolutamente inaspettato. Mai letto nulla del genere.
Il suo modo di scrivere, così schietto e senza peli sulla lingua... mi ha lasciata completamente basita. Una pagina dopo l'altra, non riuscivo a staccare gli occhi dal libro... anni di vita raccolti in poche pagine eppure completo. Periodi brevi, piccoli paragrafi che pure contenevano tutto. Una finestra sulla vita di gente che poteva essere di Los Angeles come di qualsiasi altra città...
Un grido, una ribellione verso una vita che piano piano ti uccide da dentro... abbandonarla per compiere un suicidio... uccidendoti da dentro.
La vita sregolata di un uomo dedito all'alcol, alle donne e alle corse dei cavalli e che riusciva a farsi consumare la vita da un lavoro che aveva imparato ad odiare fino alla decisione di abbandonarlo, per ritrovare se stesso sul fondo di una bottiglia...
Ironico e disperato.
»

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2.0Sopravvalutato, 15-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di A. Izzo - leggi tutte le sue recensioni

«Bukowski è troppo sopravvalutato. Una vicenda priva di mordente che non mi ha mai appassionato. Fortuna che era corto, altrimenti non l'avrei terminato. Mi è sembrata un accozzaglia di episodi mai troppo dissimili tra loro, con un protagonista privo di carisma.»

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