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Morte accidentale di un anarchico

Morte accidentale di un anarchico

di Dario Fo

3.0

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 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
"Come ci è venuto in mente di allestire uno spettacolo legato al tema della strage di Stato? Anche in questo caso siamo stati spinti da una situazione di necessità. Durante la primavera del '70 gran parte del pubblico che assisteva ai nostri spettacoli [...] ci sollecitava a scrivere un intero testo sulla strage alla Banca dell'Agricoltura di Milano e sull'assassinio di Pinelli, che ne discutesse le cause e le conseguenze politiche. [...] Passato lo shock iniziale, la stampa taceva [...] Si aspettava che "luce venisse fatta". Aspettare, purché non si facesse caciara. Ma qual è la vera ragione del grande successo di questo spettacolo? Non tanto lo sghignazzo che provocano le ipocrisie, le menzogne organizzate - a dir poco - in modo becero e grossolano dagli organi costituiti e dalle autorità ad essi preposte [...], quanto soprattutto il discorso sulla socialdemocrazia e le sue lacrime da coccodrillo, l'indignazione che si placa attraverso il ruttino dello scandalo, lo scandalo come catarsi liberatoria del sistema. Il rutto liberatorio che esplode spandendosi nell'aria quando si viene a scoprire che massacri, truffe, assassinî sono organizzati e messi in atto proprio dallo Stato e dagli organi che ci dovrebbero proteggere". Questa edizione ripropone il primo finale scritto da Dario Fo nel 1970, messo in scena nel 2002 per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani.

Note su Dario Fo

Dario Fo nacque il 24 marzo del 1926 a Sangiano, in provincia di Varese. La sua era una famiglia antifascista, suo padre era tranviere e sua madre contadina. Da giovane si trasferì a Milano, dove studiò presso l’Accademia di belle arti di Brera e poi Architettura presso il Politecnico di Milano, che lascerà prima di conseguire la laurea. Durante la guerra si arruola, ancora giovanissimo, nell’esercito fascista. Terminata la guerra, inizia a dedicarsi alla recitazione. Dal 1950 lavora per la RAI in qualità di attore e autore di testi satirici. Nel 1952 scrive i monologhi radiofonici del “Poer nano”, che dopo essere stati mandati in onda vengono anche rappresentati al teatro Odeon di Milano. Nel 1954 sposa la collega e attrice Franca Rame. Da Milano la coppia si trasferisce a Roma, dove nel 1955 nasce il figlio Jacopo. Intanto Dario Fo lavora come soggettista per il cinema. Nel 1959 crea con la moglie un gruppo teatrale. Si dedica anche alla televisione, scrivendo per il programma “Canzonissima”. Nel 1963 torna a dedicarsi al teatro, costituendo sempre con Franca Rame il gruppo Nuova Scena, con l’obiettivo di creare un teatro alternativo e popolare. Nel 1969 fonda il Collettivo Teatrale la Comune con il quale nel 1974 occupa a Milano la Palazzina Liberty. L’opera più famosa di Dario Fo, “Mistero Buffo” è del 1970. A questa ne seguono molte altre. Nel 1977 torna a lavorare per la televisione, sempre con la stesso spirito e con la stessa passione per la satira. Grazie al suo impegno costante nel campo del teatro e della letteratura, Dario Fo nel 1997 ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, "per avere emulato i giullari del Medio Evo, flagellando l'autorità e sostenendo la dignità degli oppressi”. Dario Fo è venuto a mancare nel 2016 all'età di 90 anni.
 

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 1 recensione)

3.0Morte accidentale di un anarchico, 09-11-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Tutto sommato deludente. Mi sembra che riproponga ogni volta gli stessi artifizi narrativi, lo stesso crasso umorismo. Alla fine il meccanismo mi pareva funzionare meglio, ma non c'è mai una vera analisi psicologica, sono tutte macchiette.
Penso ai grandi drammaturghi (come Brecht o Williams, per dire i primi due che mi vengono in mente) e alla distanza siderale che separa questa pièce dalle loro, e mi sembra che alla fine non sia granché. Anche se la comicità si presta meno all'introspezione di quanto faccia una pièce drammatica, penso che forse Fo avrebbe potuto "sforzarsi un po' di più" e cercare di andare oltre il dato cronachistico.
Inoltre mi sembra che anche il tema delle stragi di stato sia "mancato": molta ricostruzione degli eventi e pochissima riflessione sui fatti. Ricordo invece la ricostruzione di Corrado Stajano sull'anarchico Franco Serantini: un capolavoro giornalistico e, al contempo, un capolavoro di riflessione sulle dinamiche del potere.
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