Eneide. Testo latino a fronte

Eneide. Testo latino a fronte

4.5

di Publio Virgilio Marone


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Descrizione

Nel suo testamento Virgilio disponeva che l'"Eneide" fosse bruciata. A salvarla fu chi gliela aveva commissionata: l'imperatore Augusto. Ma nei suoi versi il poeta non celebra le gesta di Augusto e la storia contemporanea di Roma; si rifugia invece nel mito, narrando la vicenda dolorosa di un eroe che, in obbedienza alla volontà degli dei e soffocando i propri sentimenti, va insieme alla sua gente in cerca di una nuova patria nella terra del tramonto: l'Esperia. Con l'"Eneide" Virgilio portò alla massima espressione il legame di mito e storia che caratterizza così peculiarmente la cultura e la psicologia dell'amica Roma.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)

4.0Il classico dell'Europa, 27-04-2015
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Quando i poeti romani si cimentarono nell'epica della propria civiltà, scelsero di imitare la grande poesia greca piuttosto che riprendere i carmi conviviali dell'antico Lazio. All'epoca in Grecia il repertorio mitico era ormai vissuto dagli uomini colti come un divertimento da eruditi, e quando Virgilio compose la sua Eneide – su invito di Augusto – già Lucrezio aveva scritto i suoi versi negatori delle favole circa gli dei e gli eroi, segno che pure a Roma la cultura si era distaccata dalla credenza nel mito. L'opera virgiliana risulta ligia alla propaganda augustea, che voleva inculcare nel popolo l'idea di una destinata grandezza imperiale romana, ma viene complicata da riflessioni che a volte sembrano quasi andare in direzione contraria. Certo Roma poteva dirsi, in quanto dominante, protetta da Giove in nome del fato, e poteva far risalire al troiano Enea questa consapevolezza, ma da nessuna parte Virgilio può cantare le ragioni di questo decreto sovrumano. Roma sembra chiamata a reggere l'impero mondiale, però non si capisce quale sia il motivo di questo suo ruolo, se non la sua forza militare; certo i Romani erano gente togata, dedita al diritto, ma la libertà civile (da Virgilio assimilata alla pace), si realizzava tramite una guerra ben poco difensiva e assai conquistatrice. Fra i molti esempi possibili di tentata unificazione culturale per mano di Virgilio, che si attiene al dettame di Augusto senza rinunciare ai temi che sentiva cari, vi sono soprattutto: l'amore per l'antichità pre-urbana, con l'elogio commosso alla Roma prima di Roma, ovvero al Lazio ancora selvaggio e popolato di uomini rudi e allo stesso tempo giusti; il rispetto per le differenti stirpi italiche, fieramente nemiche tra loro ma infine controllate da Enea, preludio al futuro governo di Roma sull'Italia intera (la primissima Italia unita, cui Augusto diede uguale cittadinanza); l'ammirazione per la natura potente, sicché agli dei come Giove, Giunone e Venere, descritti alla maniera greca, si aggiungono le divinit campestri o fluviali, su tutte il Tevere, che dà consigli a Enea; l'adattamento reciproco delle favole remote, come la discesa negli inferi, e delle speculazioni intellettuali più recenti (che fa sì che lo spirito di Anchise abiti i Campi Elisi ma allo stesso tempo illustri a Enea una teoria sulla vita e sulla morte che ricalca, mischiandole, convinzioni stoiche, platoniche e neo-pitagoriche). Virgilio, insomma, si sforza di comprendere se non tutta buona parte di quella che viene definita "cultura classica" e la sua opera, nonostante sia incompiuta è il grandissimo classico d'Europa, essendo la Grecia e l'Italia le culle dell'Europa.
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5.0Eneide, 27-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un'aemulatio dell'Iliade e dell'Odissea, anche se non fino in fondo perché cambia il punto di vista che non è più quello del vincitore, ma del perdente, di Enea. Inoltre Virgilio non rispetta l'oggettività che, invece, era una caratteristica di Omero. Enea è, infatti, l'eroe del dolore e tramite lui, Virgilio spiega come la guerra non è motivo di gloria, come invece succede in Omero.
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