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Casablanca

Casablanca

di Marc Augé


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Descrizione

Due o tre anni fa, le ore di insonnia erano diventate per me occasione di un tipo di investigazione un po' particolare. Mi lanciavo alla riconquista dei miei ricordi più vecchi, quelli precedenti al '40. La notte collezionavo lembi di immagini che vagavano nella mia testa e, il giorno, correvo da mia madre per farla parlare. Non so esattamente quando ho visto Casablanca per la prima volta. L'antropologo francese Marc Augé si serve del film Casablanca come Proust della Madeleine. Attraverso le mitiche immagini di questo vecchio film rievoca la sua infanzia, la sua famiglia, gli anni della guerra e analizza i misteriosi meccanismi della memoria. Come lui stesso avverte nella prima pagina: "Questo libro non è un'autobiografia, ma piuttosto il "montaggio" di alcuni ricordi. Avrei potuto scegliere altri ricordi, o un altro montaggio".

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)


4.0Casablanca, 04-08-2011
di M. Loggia - leggi tutte le sue recensioni

«Augè è filosofo col vizio del viaggio, e fortunatamente non è palloso come la maggior parte dei suoi colleghi. Bello è questo paragone con il film, e soprattutto con Casablanca, rimando (consapevole o meno) alle vicende interne della famiglia Augé. L'antropologo gira intorno ai suoi fenomeni familiari, studiandoli come in un microscopio. Dolce il rapporto fino alla fine con la madre, aspro fin dall'inizio quello con l'amato-odiato padre, duro fino allo scontro quello con lo zio epigoni dei militarismi familiari. Pieno di grandi immagini nella memoria, quell'andare al Cinema ed immergersi nel film, nelle storie e nelle giovinezze degli attori. Certo, a me rimanda anche tante altre cose, gli arrivi alla Gare de Lyon, i giri in Bretagna, la scoperta del Pére-Lachaise, il quartiere latino ed i suoi cinemini, la zona dietro la Sorbona (ma anche l'isola, l'Istituto del Mondo Arabo e via narrando) . Infondo molto intimo, ma l'ho letto di cuore e di corsa, pensando ad altro. Da riflessione, poi, l'accenno al non poter ripercorrere la propria vita: si è fatto, si è vissuto, si va avanti, come dice Marc, contenti o tristi. Ma sempre avanti. E pur tirando fuori tanto, anche dal film, non mi rimanda la "mia" frase di Rick, che sul primo finale, dice ad Ilsa "se non salirai su quell'aereo, lo rimpiangerai. Forse non oggi, forse non domani, ma presto e per il resto della tua vita". Ed allora saliamoci senza rimpianti! »

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