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La casa con il mezzanino. La signora con il cagnolino

La casa con il mezzanino. La signora con il cagnolino

di Anton Cechov


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Se, come ha scritto Vladimir Nabokov, i racconti di Cechov sono "una colossale e dettagliata enciclopedia del mondo russo degli anni Ottanta e Novanta dell'Ottocento", 'La casa con il mezzanino' e 'La signora con il cagnolino' sono anche, e sopratutto, un minuzioso atlante degli enigmi e delle contraddizioni dell'animo umano. La delicata e sospesa "non storia" d'amore tra un artista e una ragazza con il terrore delle stelle cadenti, e la passione consumata, ma senza vie d'uscita, tra il cinico Gurov e l'idealista Anna Sergeevna, sono infatti due piccoli capolavori di indagine psicologica: "Ciascuno - scrive Cechov - nasconde sotto il velo del mistero, come sotto il velo della notte, la propria vita autentica."

Note su Anton Cechov

Anton Pavlovic Cechov (Taganrog 1860-Badenweiler 1904) passò la sua vita tra medicina e scrittura. Con i primi bozzetti su delle riviste umoristiche, riuscì a finanziarsi gli studi universitari. Nel 1884 si laureò alla facoltà di medicina di Mosca e pubblicò la sua prima raccolta di novelle. Dopo alcune raccolte, più o meno apprezzate, Cechov portò in scena “Ivanov”. La pièce, nata dalla richiesta di un impresario teatrale, ottenne i favori di critica e pubblico. Dopo il trionfo, si rimise all’opera e completò il racconto ”La steppa”. A differenza dei primi lavori, le sue trame acquistarono progressivamente maggiore spessore. Il carattere dei personaggi divenne più sfaccettato e la loro psicologia esplorata in profondità. Seguirono anni di viaggi, stesure e pubblicazioni. Tra le varie opere del periodo, emergono “La corsia n.6”, intensa e drammatica descrizione di un reparto psichiatrico e “Il gabbiano”, con il quale ritornò al teatro. Il dramma, che cita esplicitamente l’Amleto di Shakespeare, non ottenne il consenso della critica. Solo il pubblico sembrò subito apprezzarlo. Cechov rappresentò poco dopo “Zio Vanja” e le “Tre Sorelle”. Nel 1903 portò in scena “Il giardino dei ciliegi”. Il ritratto di una Russia che cambia e di una società in mutamento non furono immediatamente compresi. Nel 1904 Cechov, ammalato da anni e debilitato, si spense nella stazione termale di Badenweiler, in Germania. Le sue opere hanno cambiato il modo di scrivere e pensare il teatro. Molti drammaturghi si sono misurati con i suoi intrecci nel corso del tempo. La profondità dei personaggi cechoviani è stata ad esempio la base usata da Stanislvaskij per formulare il suo innovativo metodo di recitazione. Ancora oggi, diversi sono gli autori che si confrontano con i suoi testi. Le riscritture fedeli di Daniel Veronese o le più innovative letture dell’autrice tedesca Rebekka Kricheldorf sono solo alcune delle ultime sperimentazioni partite dai canovacci e dalle trame di Cechov.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0La non-storia, 23-03-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Letto quasi per caso e con mio grande piacere al lettura si è rivelata veramente travolgente. Le due storie o non-storie presentate da questo autore fino ad ora a me estraneo, sono ricche di espressione e vita russa allo stato pure. Trascinante, vivo e palpitante dalla prima all'ultima pagina. Consigliatissimo agli amanti del genere e a chi cerca qualcosa che lo stupisca veramente !
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