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4.0

di David Grossman


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Descrizione

Come parlare dell'Olocausto alle nuove generazioni, a chi è troppo giovane per aver vissuto l'orrore? A questa domanda - una necessità ineludibile - posta dallo scrittore Elie Wiesel, David Grossman ha risposto con questo romanzo. Protagonista e narratore è il piccolo Momik che, figlio di deportati, sente parlare in modo oscuro e allusivo dell'Olocausto, si interroga sul mistero dei numeri tatuati sulla pelle dei genitori, crede che la "belva nazista" sia realmente un animale feroce, sconosciuto e terribile. Ma per capire davvero dovrà crescere, diventare scrittore e seguire le tracce del nonno in Polonia; poi compiere un viaggio impossibile per mare, lasciarsi trasportare da personaggi immaginari e approdare all'ultima fantastica invenzione del libro: un'enciclopedia dove si raccolgono i fili innumerevoli del romanzo, e della vita. Così, con questa grande creazione etica, con questo libro insieme folle e scientifico, ingenuo e poetico, drammatico e grottesco, Grossman realizza il tentativo di interpretare e inventare una realtà segnata indelebilmente dal dolore.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Un altro modo per parlare dell'olocausto, 09-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Personalmente credo sia uno dei libri piu' ostici di Grossman (al secondo posto metterei Il libro della grammatica interiore) , eppure ne vale la pena. E' scritto in un linguaggio originalissimo e di grande espressività ed efficacia, ed è pieno di idee veramente geniali. Per citarne alcune; nel secondo capitolo alcune pagine scritte in assenza totale di punteggiatura, leggendole, danno l'idea anche fisica dell'apnea, nel terzo capitolo vi sono personaggi folli e commoventi come l'alchimista che "analizza e miscela i sentimenti per crearne di nuovi", affinchè i sentimenti negativi come la sofferenza e la crudeltà nascano con già dentro il gene del loro superamento, o lo scienziato che produce in forma scultorea e "sonora" un'opera che ricorda l'Urlo di Munch, il celebre capolavoro dell'espressionismo nordico. Un libro che mi ha colpito: ho un po' faticato nelle prime due parti, ma c'è tanto sentimento, così ben espresso, che ripaga alla fine lo sforzo.
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