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La strada per Los Angeles

La strada per Los Angeles

di John Fante

3.5

Disponibilità immediata solo 1pz.
  • Editore: Einaudi
  • Collana: Einaudi. Stile libero
  • Traduttore: Durante F.
  • Data di Pubblicazione: settembre 2005
  • EAN: 9788806168865
  • ISBN: 880616886X
  • Pagine: XXXI-218
  • Formato: brossura

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Attenzione: colui che entrerà in scena all'inizio di questo romanzo, in qualità di umile spalatore di fossi, è uno dei personaggi più leggendari prodotti dalla letteratura moderna. Attenzione ad Arturo Bandini, il possente scrittore, lo spietato condottiero, l'invincibile mezzofondista, l'amante irresistibile, il tenero figlio che dà sangue e sudore per mantenere una famiglia di femmine parassite. Bandini l'immortale, orgoglio d'Italia e d'America; l'astuto Bandini che nessuno mette nel sacco; egli sta per fare la propria comparsa e conquisterà il mondo. (Sandro Veronesi)

Note su John Fante

John Fante è nato a Denver, in Colorado, l’8 aprile del 1909. Figlio di un immigrato italiano proveniente dalla provincia di Chieti e di una donna nata a Chicago da genitori di origini italiane, John Fante, dopo il diploma, comincia a svolgere lavori precari. Nel 1930 l povertà e le incomprensioni con la famiglia lo spingono a trasferirsi a Los Angeles. Si iscrive all’Università ma non è costante nello studio. L’esperienza tuttavia lo avvicina alla scrittura. Dimostra subito talento, tanto che i primi racconti vengono pubblicati e viene assunto da alcune riviste. Durante gli anni Trenta, anche a Hollywood notano il suo talento, e John Fante inizia a lavorare come sceneggiatore, lavoro che lui non apprezza ma che gli consente la sicurezza economica. Il suo primo romanzo è del 1934 e si intitola “La strada per Los Angeles”, con protagonista Arturo Bandini, personaggio che sarà al centro di una serie di successo, tra cui figura il romanzo dai tratti autobiografici “Chiedi alla polvere”, del 1939, forse l’opera più conosciuta di John Fante. Nel 1937 sposa Joyce Smart, dalla quale avrà 4 bambini. Durante la guerra smette di scrivere, per poi riprendere nel 1952, quando pubblica “Una vita piena”. Nel 1977 si ammala di diabete. Nel 1978 Fante incontra Charles Bukowski, il quale stima moltissimo il lavoro dello scrittore italo-americano e gli chiede di ristampare “Chiedi alla polvere”, inserendo una sua prefazione. Bukowski, per spingere la sua casa editrice a ripubblicare le opere di Fante, arrivò a minacciare di non consegnare loro altre sue opere. Intanto la malattia di Fante si aggrava, diventa cieco e gli vengono amputate le gambe. L’ultimo romanzo, che Fante detta alla moglie, è “Sogni di Bunker Hill”, del 1982, opera che chiude la saga del suo alter ego Arturo Bandini. E’ morto a Los Angeles l’8 maggio del 1983. Successivamente, numerose opere di John Fante sono state trasposte per il cinema, tra cui anche “Chiedi alla polvere”, in un film del 2006 prodotto da Tom Cruise e con l’interpretazione di Colin Farrell, Salma Hayek e Donald Sutherland.
 

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.3 di 5 su 7 recensioni)

2.0La strada di Arturo, 20-03-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Arturo Bandini nasce con questo romanzo che a differenza di Chiedi alla polvere ho trovato imperfetto e a tratti noioso, pedante. Il protagonista Arturo Bandini, molto giovane, megalomane, indisponente, razzista, è proprio antipatico e si fatica a comprenderlo, cosa che invece si riesce a fare nei romanzi in cui appare un po' più maturo. Fante pare divertirsi a renderlo odioso, ma nelle pagine si perde la magia e il risultato è scarso.
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3.0Un giovane Fante, 11-08-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 5
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Ho letto tutti i libri con protagonista ArturoBandini. Appare chiaro che in questo libro giovanile il personaggio è appena abbozzzato, allo stato larvale e, purtuttavia, è un persdonaggio che si lascia subito amare. Malinconico, irridente ma, nello stesso tempo irritante e immaturo. Deve essere letto, però, in quanto pur essendo un'opera minore rappresenta uno specchio fedele del tempo
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2.0La strada per Los Angeles, 13-02-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Libro scritto nel 1937.
Pubblicato nel 1976.
Arturo Bandini come smbolo, archetipo, maschera, alterego.
Ho ltto altro di Fante, ed ho molto apprezzato.
Qui qualcsa non va.
Fante ha 27 anni quando scrive questo libro; è un ragazzo, forse non ha ancora ben chiara la situazione. Qui ci sono pagine di alto, altissimo livello, ma la verità è che per tutto il tempo stiamo dietro ai deliri, alle fantasie, alle elucubrazioni di questo Arturo, giovane, incazzato col mondo eppure sempre innamorato, cattivo e incattivito eppure capace di commuoversi per dettagli e frammenti.
Credo che ciò che manca sia proprio una sorta di esperienza. Qui è tutto troppo immediato, gettato sulla carta, l'impeto di un cuore e di una mente che hanno tanto da dire. E si confondono. E confondono.
Il Fante che amo - personalmente - è quello di "Full of life" (1952) : scanzonato ma maturo, disilluso e sensibile, terribilmente caustico e divertente.
Qui ancora non ci siamo.
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2.0La strada per Los Angeles, 23-09-2010
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Non nego di aver avuto difficoltà a terminare questa lettura..
non perchè ho incontrato ostilità nel genere letterario ma un ribrezzo nei confronti della storia... o meglio nei confronti del protagonista del libro che è a parer mio uno schizzofrenico che soffre di manie di protagonismo ma profondamente solo e debole.
Ci sono pagine e pagine di suoi pensieri dove esaspera ed esalta le sue passioni, dove fa del male agli animali e a se stesso.
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5.0Bandini irresistibile, 20-09-2010
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Bandini è da prendere a schiaffi, ma è irresistibile. Un superuomo comunista. In realtà ne conosco parecchi.
"Deve essere stato amore, ma poteva anche essere il suo costume da bagno bianco."
"Un matto, uno svitato. Fuori di testa, le dico, fuori di testa. Eh già: troppe donne, e della specie sbagliata. Avrebbe dovuto sentire che discorsi. Da pazzo. Il più fottuto bugiardo della contea di Los Angeles. Aveva le allucinazioni. Sogni di gloria delusi. Minacce contro la società."
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4.0La strada per Los Angeles, 04-08-2010
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Chi pensa che Bandini sia spocchioso, presuntuoso e borioso non ha capito granché di questo libro. Bandini non è realmente così; Bandini ostenta continuamente la sua (presunta) cultura per tracciare un solco tra sé e la miseria, culturale e finanziaria, che lo circonda.
Sa benissimo di non essere il grand'uomo di cui indossa i panni. Lo sa perché ammette di non capire niente di Nietzsche, perché è poco convinto delle sue capacità come scrittore, perché è pieno di dubbi e spesso si critica anche piuttosto ferocemente.

Arturo riversa la sua "boria" su chi ritiene, a ragione, un ignorante: ne sono esempio la madre, la sorella, il barista, i compagni di lavoro, eccetera. Lui sente di avere qualcosa in più di queste persone, sente di aver qualcosa da esprimere; per questo si è costruito questo personaggio, sbruffone e menefreghista. Per distinguersi.
Un bel libro, scritto in un limpidissimo stile caratteristico di Fante, racconta la vita di Bandini prima dell'arrivo a Los Angeles; quando ancora è in casa con sua madre e sua sorella, definite parassite e bigotte.Il protagonista però, in alcuni comportamenti, perde quel cinismo dolce e malinconico che è presente in "Chiedi alla polvere" per abbandonarsi ad un'eccessiva arroganza e brutalità che lo rendono, a mio parere, meno apprezzabile rispetto al capolavoro di Fante.

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5.0Fante è sempre sorprendente.., 08-07-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Come si fa a non apprezzare un autore come J. Fante? Ogni suo libro racchiude un mondo di immagini, si emozioni, di parole che solo lui sa abbinare fino a stupire. Arturo Bandini in questo romanzo è meraviglioso, un ragazzo con l'ideale del superuomo ma con la fragilità di un adolescente. Lo scrittore che c'è dentro di lui cerca di venir fuori ma con non troppo successo, dando vita a brani inverosimili, altisonanti, involontariamente comici. A tratti lo si picchierebbe in altri momenti lo si vorrebbe abbracciare per consolarlo.. Lo consiglio vivamente!
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