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Storia d'Italia vol.4

Storia d'Italia vol.4

L'Italia della Controriforma. 1492-1600

di Indro Montanelli, Roberto Gervaso


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Con la fine delle invasioni barbariche e l'inizio dell'era comunale, l'Italia aveva ritrovato un ruolo da protagonista nella storia europea, sia sul piano politico sia su quello economico e culturale. Gli ultimi anni del Quattrocento, però, cambiano nuovamente gli equilibri continentali: la calata di Carlo VIII nel 1494 segna la fine dell'effimera libertà italiana. La nostra storia torna così a essere un riflesso di quella altrui, e per ricostruirla gli autori sono costretti a rintracciarne le fila nelle vicende di Francia, Spagna, Germania. Un panorama europeo sul quale soffia il vento della Riforma; nel 1517 Lutero espone le proprie novantacinque Tesi, ma il clima di rinnovamento culturale e spirituale che ne deriva non giunge fino a noi: l'Italia subisce il contraccolpo della Controriforma, e per secoli si trova sprofondata in un oscurantismo senza precedenti. A campeggiare tra le pagine di questo volume sono dunque le grandi figure che fecero la rivoluzione Lutero, Calvino, Huss, Wycliff, Zuinglio - ai quali si affiancano i protagonisti dello straordinario tramonto italiano: Ariosto, Tasso, Mantegna, Galileo Galilei, Savonarola e Giordano Bruno, sul cui rogo - nel 1600 - si chiude la narrazione. Il risultato è, come sempre, una storia affascinante, che malgrado racconti un periodo drammatico non rinuncia a una vena di ironia. Come ha scritto Montanelli: "Non siamo mai stati tanto seri come nello scrivere queste giocosità".

Note su Indro Montanelli

Indro Alessandro Raffaello Schizogene Montanelli, più noto come Indro Montanelli, è nato a Fucecchio, in Toscana, il 22 aprile del 1909. Figlio di Sestilio Montanelli e Maddalena Doddoli, trascorse l’infanzia nel paese natale. Fin da giovane soffrì di una depressione che lo accompagnò per tutta la vita. Indro seguì il padre, preside di liceo, nei numerosi spostamenti di lavoro. Nel 1925, conseguì la maturità in un liceo di Rieti. Dopo il diploma studiò giurisprudenza a Firenze, dove conseguì la laurea nel 1930, poco dopo aver terminato il corso di allievo ufficiale a Palermo, iniziato nel 1929. Seguì poi dei corsi di specializzazione a Grenoble, alla Sorbona e a Cambridge. Nel 1932 conseguì una seconda laurea, sempre a Firenze, in Scienze Politiche e Sociali. Fin da giovane collaborò con testate giornalistiche locali, lavorò per La Frusta di Rieti e Frontespizio. Nel 1932 iniziò a collaborare con il periodico fiorentino L’Universale e nel 1934 si trasferì a Parigi, dove si occupò di cronaca nera per il quotidiano Paris-Soir e collaborò con L’Italie Nouvelle. Fu poi assunto dalla United Press e si trasferì a New York, pur continuando a lavorare con il Paris-Soir. Fu il quotidiano francese a proporgli il suo primo scoop, un’intervista a Henry Ford. Quando nel 1935 l’Italia invase l’Etiopia, Montanelli lasciò il lavoro e si arruolò come volontario. Sottotenente, venne ferito e venne rimpatriato. La sua opera “XX battaglione eritreo” narra l’esperienza vissuta in Eritrea. Successivamente lavorò per il quotidiano La Nuova Eritrea, ottenendo la tessera di giornalista. Tornato in Italia nel 1936, ripartì come corrispondente per Il Messaggero. Fu inviato in Spagna per documentare la guerra civile. I suoi articoli però non furono graditi dal regime fascista, e gli fu cancellato dall’albo dei giornalisti. Per evitare il peggio, Montanelli si trasferì in Estonia dove fece il lettore di Italiano all’Università di Tartu. Nel 1938 tornò in Italia e iniziò a lavorare per il Corriere della Sera. Fece l’inviato di guerra in giro per l’Europa e si recò al fronte. Tornò in Italia nel 1942 per sposarsi con Margarethe De Colins De Tarsienne, i due divorziarono nel 1951. Tra il 1942 e il 1943 scrisse per il settimanale Tempo. Nel 1943 si associò al movimento Giustizia e Libertà, ma, scoperto dai tedeschi, fu arrestato assieme alla moglie. Scampò alla fucilazione grazie ad una fitta rete di sostegno. Venne trasferito in diversi carceri, fino a quando non venne prelevato e portato in un nascondiglio. Da questa esperienza trasse ispirazione per il romanzo “Il generale Della Rovere”. Tornato in Italia nel 1945, venne reintegrato nell’albo dei giornalisti e ricominciò a lavorare, prima per La Domenica del Corriere e poi per il Corriere della Sera. Contemporaneamente aiutò Leo Longanesi, suo amico, a fondare il settimanale Il Borghese, ma la collaborazione cessò nel 1956 a causa di una lettura differenti in merito agli eventi accaduti durante la Rivolta d’Ungheria. Tornò a lavorare con Dino Buzzati a La Domenica del Corriere. Qui curò una rubrica molto apprezzata e scrisse a puntate la storia dei Romani e quella dei Greci, che lanciarono la sua carriera di storico. Durante gli anni Sessanta il Corriere cambiò linea editoriale. Montanelli, trovandosi in disaccordo, lasciò il quotidiano e accettò la proposta di Gianni Agnelli, il quale gli chiese di scrivere sul quotidiano torniese La Stampa. Lasciò anche La Domenica del Corriere, per scrivere sul concorrente Oggi. Nel 1974 lasciò La Stampa e, grazie a finanziamenti della Montedison, fondò un nuovo quotidiano, Il Giornale. Nello stesso anno si sposò con Colette Rosselli, corsivista del settimanale Gente. Intanto Montanelli divenne membro onorario dell’Accademia della Crusca. Nel 1976 Mike Bongiorno chiese a Montanelli di condurre un notiziario per Telemontecarlo. Il successo ottenuto dal notiziario, portò l’ostilità della sinistra e le trasmissioni cessarono a causa dell’intervento di Scalfari, direttore di Repubblica, il quale accusò Telemontecarlo di essere una rete illegale. Nel 1977 Montanelli fu vittima di un attentato delle Brigate Rosse, e rimase ferito alle gambe. Nello stesso anno, terminati i finanziamenti Montedison, accettò il sostegno economico di Silvio Berlusconi, il quale divenne socio di maggioranza de Il Giornale. Nel 1994 però, quando Berlusconi decise di entrare in politica, Montanelli lasciò il quotidiano e fondò una nuova testata, La Voce. Il nuovo quotidiano però durò poco tempo e Montanelli tornò a lavorare per Il Corriere della Sera. Indro Montanelli morì a Milano il 22 luglio del 2001.
 

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