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Specchio delle mie brame

Specchio delle mie brame

di Alberto Arbasino

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Nuovi Coralli
  • Data di Pubblicazione: gennaio 1997
  • EAN: 9788806413439
  • ISBN: 8806413430
  • Pagine: III-137
Una baronessa bramosa, una villa sfarzosa, un'estate siciliana afosissima. E una bambinaccia obesa e caparbia, un ragazzaccio bugiardo e porcello, un'istitutrice gallese delle più frementi, un rozzo precettore disposto a tutto, uno squisito duca dannunziano che è l'epitome d'ogni decadentismo della Belle Epoque... Tutti coinvolti in un folle intreccio di combinazioni erotiche sempre più complicate, con rocamboleschi e acrobatici "teatrini".

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Gioco letterario divertito e serio, 01-10-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 6
di - leggi tutte le sue recensioni
Vistosamente ammantellato “Specchio delle mie brame” è altro da ciò che appare: carnose voluttà, calori inquieti, indocili attenzioni son riflesse ma è visione digrossata e assai distorta: lo specchio arbasiniano è lastra vetro da fiera, circo, park lunatico. E’ un piacere il gioco narrativo che narra il piacere con il gioco: chi s’accontenta, in libresca adolescenza, di spiar sudori da sessanta posizioni non gode. Geme invece chi partecipa in offerta al libertinaggio. Non c’è più serietà, un autentico impegno, né un plausibile discorso letterario dabbene direbbero le rugose matrone da salotto vermiglio e paludoso, invitte e fiere ma in rancura per mancato invito all’orgia di parole. Tra madonne gotiche moresche e catene di santa inquisizione, gelati di scorzanera con cannella e tropical cedrata, boutades mondane e devozioni fetide per gozzi e scrofole, s’agitano una baronessa insaziabile pupara, la di lei figliola di carne prosperosa, il giovanotto che di cose ha da impararne ed il suo istitutore, di patta gonfia e sana. S’aggiungano un impotente dannunziano e la giovane gallese che, accaldata, spaventata e disponibile. Sono loro che s’inseguono, si legano, s’acquattano, si spiano, s’avvampano e poi cedono “fra pareti e consoles e mensole affastellate di chicche polverose” mentre ride, ride assai, l’ autore che dimena sagome per tableaux vivant in allusivo pecoreccio. Un teatrino di gran prova per melò d’illustri combinati e riciclati: feutillon e paraverismo malaticcio, récit ed informale s’ intrecciano,loro sì, con pulsività ossessiva da kitsch sadiano. Ennesima dimostrazione che per Arbasino il fare letterario è innanzitutto un gioco, un serio gioco, in questo caso ben riuscito: l’autore, infatti, rifinisce di maniera un testo breve ma di senso, che indica ai più attenti come si possa plastificare ed offrir per veri generi, stili, contenuti stilizzati. Assolutamente da leggere per chi s’interroga sul letterario del Novecento e non si fa scrupolo di divertirsi, libro in mano. Geniale.
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