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La solitudine del cittadino globale

La solitudine del cittadino globale

di Zygmunt Bauman

4.0

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Alle glorie della nuova era globale si contrappone la solitudine dell'uomo comune: la socialità è incerta, confusa, sfocata. Si scarica in esplosioni sporadiche e spettacolari per poi ripiegarsi esaurita su se stessa. Per porre un freno a questo processo occorre ritrovare lo spazio in cui pubblico e privato si connettono: l'antica agorà, in cui la libertà individuale può diventare impegno collettivo. Postfazione di Alessandro Dal Lago.

Note su Zygmunt Bauman

Zygmunt Bauman (1925-2017) è stato un sociologo e filosofo di origini ebraiche dalle complesse vicende biografiche. Nato in Polonia, nel corso della seconda guerra mondiale fuggì nelle zone controllate dall'Unione Sovietica per scampare all’invasione nazista. Dopo aver aderito al comunismo, studiò sociologia all’Università di Varsavia e cominciò la propria carriera accademica con testi di chiara militanza, come il suo Lineamenti di una sociologia marxista del 1964.
A seguito del rinvigorirsi dell’antisemitismo nella Polonia comunista, alla fine degli anni Sessanta si trasferì prima in Israele, all’Università di Tel Aviv, e poi a Leeds, in Gran Bretagna, dove occupò la cattedra di sociologia dal 1971 al 1990.
Curiosamente, la sua fama planetaria risale ad anni piuttosto recenti: dopo il pensionamento, la sua produzione saggistica cominciò infatti a rivolgersi a un pubblico più vasto e non solo agli addetti ai lavori, riscuotendo grandissimo successo con titoli come Modernità liquida, Consumo dunque sono, Il demone della paura.
Le sue riflessioni sulla caduta delle ideologie, sulla post-modernità e sulla – citatissima – società liquida, lo resero noto in tutto il mondo. In tempi molto recenti, dedicò profonde riflessioni all’immenso fenomeno delle migrazioni umane: lui, sopravvissuto all’Olocausto ed emigrato più volte per sfuggire alle persecuzioni, vedeva nei muri costruiti alle frontiere dell’Europa e nella paura diffusa dell’altro, dello straniero, la dimostrazione della crisi globale dell’Occidente, etica ed esistenziale ancora prima che economica e politica.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Consigliato, 21-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
Baumann denuncia qui come in altri suoi saggi l'assenza degli spazi pubblici nella società globale e globalizzata e l'effettuale senso di estraneità e di indifferenza dei suoi cittadini. Non ci sono punti di riferimento pubblici, tutto è privato. Soprattutto i posti del potere, quelli sono privati, privatissimi e hanno trasformato qualsiasi precedente legame con le istituzioni collettive, ormai private della loro stessa ragion d'essere: governare.
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