La società dell'incertezza

La società dell'incertezza

4.0

di Zygmunt Bauman


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Descrizione

Con lo spirito del patologo chino al suo lavoro, Bauman ci mostra una società che respinge la stabilità e la durata, preferisce l'apparenza alla sostanza, sceglie come parola chiave "riciclaggio" e come "medium" per eccellenza il videotape ; una società dove il tempo si frammenta in episodi, la salute diventa "Fitness", la massima espressione di libertà è lo "zapping". Dalle macerie del vecchio ordine politico bipolare sembra emergere solo un nuovo disordine mondiale, mentre l'economia invoca e ottiene la deregulation universale. Le figure emblematiche che abitano questo traballante universo sono il giocatore e il turista. Ma forse più di ogni altro lo straniero.


Dettagli del libro

  • Titolo: La società dell'incertezza
  • Traduttori: Marchisio R., Neirotti S. L.
  • Editore: Il Mulino
  • Collana: Intersezioni
  • Data di Pubblicazione: giugno 1999
  • ISBN: 8815071008
  • ISBN-13: 9788815071002
  • Pagine: 160
  • Reparto: Sociologia

Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Metafore moderne e post-moderne, 17-05-2015
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Con poche ed efficacissime metafore Bauman descrive il passaggio dalla prima alla seconda modernità.
Dissolte le antiche certezze di ordine e progresso globale promesse dalla modernità emergono insicurezze diffuse e incertezze sempre crescenti. La modernità, caratterizzata dalla linearità del tempo di vita, era abitata da "pellegrini" che costruivano la propria vita sul differimento delle gratificazioni e sulla disciplina auto-imposta, nella certezza dell'edificazione di un prospero futuro. Il mondo moderno, abitato da questi "pellegrini", era ordinato, prevedibile, certo, stabile. I sacrifici passati costituivano la garanzia della futura prosperità, i sentieri erano tracciati e le orme dei passi percorsi erano stabilmente impresse in un suolo solido e rassicurante. In un simile contesto la vita delle persone poteva essere raccontata come una storia continua nella quale ogni avvenimento era effetto dell'evento precedente e causa di quello successivo. Insomma: esisteva per tutti una linearità di vita. La postmodernità, o modernità liquida, è invece un mondo inospitale per i pellegrini, un mondo nel quale le regole del gioco sono completamente instabili e cambiano continuamente. Il suolo sul quale oggi camminiamo è simile a un deserto, privo di punti di orientamento stabili, nel quale è facile lasciare segni del proprio passaggio, ma impossibile conservarne traccia. Infatti la facilità con la quale è possibile lasciare una traccia determina, allo stesso tempo, la difficoltà nel mantenerla. La sabbia è un suolo assolutamente instabile: è sufficiente camminare per lasciare un segno del proprio passaggio, ma basta un soffio di vento per cancellare le orme precedentemente lasciate, e i deserti sono luoghi ventosi, quindi ogni traccia sparisce immediatamente. La sfida non è più costruirsi un'identità ma mantenerla, preservarla. In un simile contesto il passato non indirizza più il futuro e il tempo non è più lineare bensì puntiforme, contrassegnato da un presente continuo, da una successione di istanti fra loro isolati che non si coagulano in un insieme coerente e ordinato. In un mondo in cui l'unica certezza è l'incertezza sono vincenti strategie a brevissimo termine, in grado di non precludere alcuna possibilità futura. Abbandonata ogni speranza di costruzione del futuro, ci si limita a adottare strategie di vita che non ipotechino il domani. Il mondo postmoderno è ora abitato da turisti e da collezionisti di sensazioni, mentre ai pellegrini la postmodernità sembra negare sia la terra sia la promessa.
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