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La società dell'incertezza

La società dell'incertezza

di Zygmunt Bauman


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  • Editore: Il Mulino
  • Collana: Intersezioni
  • Traduttori: Marchisio R., Neirotti S. L.
  • Data di Pubblicazione: giugno 1999
  • EAN: 9788815071002
  • ISBN: 8815071008
  • Pagine: 160
Con lo spirito del patologo chino al suo lavoro, Bauman ci mostra una società che respinge la stabilità e la durata, preferisce l'apparenza alla sostanza, sceglie come parola chiave "riciclaggio" e come "medium" per eccellenza il videotape ; una società dove il tempo si frammenta in episodi, la salute diventa "Fitness", la massima espressione di libertà è lo "zapping". Dalle macerie del vecchio ordine politico bipolare sembra emergere solo un nuovo disordine mondiale, mentre l'economia invoca e ottiene la deregulation universale. Le figure emblematiche che abitano questo traballante universo sono il giocatore e il turista. Ma forse più di ogni altro lo straniero.

Note su Zygmunt Bauman

Zygmunt Bauman (1925-2017) è stato un sociologo e filosofo di origini ebraiche dalle complesse vicende biografiche. Nato in Polonia, nel corso della seconda guerra mondiale fuggì nelle zone controllate dall'Unione Sovietica per scampare all’invasione nazista. Dopo aver aderito al comunismo, studiò sociologia all’Università di Varsavia e cominciò la propria carriera accademica con testi di chiara militanza, come il suo Lineamenti di una sociologia marxista del 1964.
A seguito del rinvigorirsi dell’antisemitismo nella Polonia comunista, alla fine degli anni Sessanta si trasferì prima in Israele, all’Università di Tel Aviv, e poi a Leeds, in Gran Bretagna, dove occupò la cattedra di sociologia dal 1971 al 1990.
Curiosamente, la sua fama planetaria risale ad anni piuttosto recenti: dopo il pensionamento, la sua produzione saggistica cominciò infatti a rivolgersi a un pubblico più vasto e non solo agli addetti ai lavori, riscuotendo grandissimo successo con titoli come Modernità liquida, Consumo dunque sono, Il demone della paura.
Le sue riflessioni sulla caduta delle ideologie, sulla post-modernità e sulla – citatissima – società liquida, lo resero noto in tutto il mondo. In tempi molto recenti, dedicò profonde riflessioni all’immenso fenomeno delle migrazioni umane: lui, sopravvissuto all’Olocausto ed emigrato più volte per sfuggire alle persecuzioni, vedeva nei muri costruiti alle frontiere dell’Europa e nella paura diffusa dell’altro, dello straniero, la dimostrazione della crisi globale dell’Occidente, etica ed esistenziale ancora prima che economica e politica.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Metafore moderne e post-moderne, 17-05-2015, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Con poche ed efficacissime metafore Bauman descrive il passaggio dalla prima alla seconda modernità.
Dissolte le antiche certezze di ordine e progresso globale promesse dalla modernità emergono insicurezze diffuse e incertezze sempre crescenti. La modernità, caratterizzata dalla linearità del tempo di vita, era abitata da "pellegrini" che costruivano la propria vita sul differimento delle gratificazioni e sulla disciplina auto-imposta, nella certezza dell'edificazione di un prospero futuro. Il mondo moderno, abitato da questi "pellegrini", era ordinato, prevedibile, certo, stabile. I sacrifici passati costituivano la garanzia della futura prosperità, i sentieri erano tracciati e le orme dei passi percorsi erano stabilmente impresse in un suolo solido e rassicurante. In un simile contesto la vita delle persone poteva essere raccontata come una storia continua nella quale ogni avvenimento era effetto dell'evento precedente e causa di quello successivo. Insomma: esisteva per tutti una linearità di vita. La postmodernità, o modernità liquida, è invece un mondo inospitale per i pellegrini, un mondo nel quale le regole del gioco sono completamente instabili e cambiano continuamente. Il suolo sul quale oggi camminiamo è simile a un deserto, privo di punti di orientamento stabili, nel quale è facile lasciare segni del proprio passaggio, ma impossibile conservarne traccia. Infatti la facilità con la quale è possibile lasciare una traccia determina, allo stesso tempo, la difficoltà nel mantenerla. La sabbia è un suolo assolutamente instabile: è sufficiente camminare per lasciare un segno del proprio passaggio, ma basta un soffio di vento per cancellare le orme precedentemente lasciate, e i deserti sono luoghi ventosi, quindi ogni traccia sparisce immediatamente. La sfida non è più costruirsi un'identità ma mantenerla, preservarla. In un simile contesto il passato non indirizza più il futuro e il tempo non è più lineare bensì puntiforme, contrassegnato da un presente continuo, da una successione di istanti fra loro isolati che non si coagulano in un insieme coerente e ordinato. In un mondo in cui l'unica certezza è l'incertezza sono vincenti strategie a brevissimo termine, in grado di non precludere alcuna possibilità futura. Abbandonata ogni speranza di costruzione del futuro, ci si limita a adottare strategie di vita che non ipotechino il domani. Il mondo postmoderno è ora abitato da turisti e da collezionisti di sensazioni, mentre ai pellegrini la postmodernità sembra negare sia la terra sia la promessa.
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