Socialismo. Analisi economica e sociologica

Socialismo. Analisi economica e sociologica

5.0

di Ludwig von Mises


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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0IL VALORE DI MERCATO, 16-12-2008
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Saggio affascinante che - insieme ai capolavori dei connazionali F.A. von Hayek (LA PRESUNZIONE FATALE, LA VIA DELLA SERVITU', L'ABUSO DELLA RAGIONE ecc.) e di Karl Popper (LA SOCIETA'APERTA ED I SUOI NEMICI) ecc. assume straordinaria importanza. Una delle più convincenti difese della tesi dei principi di libera economia. Libera, soprattutto dalle catene di chi pretende poter anticipare e predire l'avvenire; libera dai profeti che si aggiudicano la conoscenza di eventi dell'incerto futuro, ritenendosi in diritto di dettare norme teoriche puramente ideologiche, in detrimento del reale concreto presente già noto. Mises ha il merito di aver profeticamente intuito il destino della rivoluzione russa, mentre tanti teorici intellettuali seguivano quasi religiosamente le prediche di una sinistra indottrinata e presuntuosa. Ha saputo predire come e perché si sarebbe concluso l'epilogo del socialismo: in totale fallimento. Già nel 1922, con oltre settant'anni di anticipo, esponeva in modo chiaro ed eloquente che quell'economia basata sul falso egualitarismo non si sarebbe sostenuta. E nel 1989 la storia gli darà ragione. Un'opera oltremodo valida per chi difende i principi della libertà e crede nella validità delle iniziative private del modello libero da ogni forma coercitiva e repressiva da cui poi nasce la creatività e pertanto il progresso che è sempre evoluzione e non rivoluzione. Chi legge questo saggio ne esce arricchito e si chiederà come quel modello economico, profondamente ingiusto e disumano, abbia potuto resistere tanto tempo. Infatti, senza il mercato aperto, per fissare i propri prezzi era costretto a basarsi sulle tendenze dell'Ovest, dove i prezzi erano condizionati non dai partiti, ma dal mercato in funzione della richiesta e dell'offerta. L'economia pianificata, invece, si regge sul paradosso di Marx; secondo il quale, il lavoro avrebbe un valore intrinseco. Marx, discreto storiografo, è stato tratto in inganno dalla storia; credeva che la si potesse prevedere e perfino anticipare. La sua competenza in economia era dubbia e non aveva capito i meccanismi specifici dell'economia né che il mercato è un ordine spontaneo che non si lascia pianificare. Niente è più equivoco e falso del valore specifico del lavoro: possiamo produrre il miglior prodotto che si possa realizzare, ma se il mercato non lo apprezza, quella realizzazione non avrà il valore adeguato al costo. Al contrario, producendo con creatività, originalità cose non comuni, pur con scarsa applicazione di lavoro, possiamo aumentare il valore. Nel mercato pianificato non è possibile determinare il valore di mercato: i consumatori non hanno la libertà di scelta fra un prodotto o l'altro; per cui il valore si fissa politicamente. Nel mercato libero, per esempio, l'acqua che dovrebbe costare poco perché esiste in natura in relative grandi quantità, può valere molto di più in zone di siccità di quanto possa valere in zone dove abbonda. Per lo stesso criterio, il combustibile vale sempre meno in zone dove non è richiesto o non scarseggia, perché ciò che condiziona il valore di prodotti e servizi è la disponibilità in rapporto alla domanda, indipendentemente dal costo del lavoro che richiede per portarlo al consumo. Ecco, dunque, un saggio di fondamentale importanza, non solo perché ci permette di capire la dimensione dei madornali equivoci dell'ideologia dottrinaria marxista, che nella sua ambiguità rimanda la felicità ad un eterno presunto avvenire, a danno della concreta realtà del presente già noto; ma anche perché si tratta di un'opera altrettanto utile per la comprensione dei valori che si celano nella insostituibile libertà degli individui. Infatti, ci aiuta ad intendere come si valorizzano proprio quei meriti individuali; come nei regimi di tolleranza e di rispetto per le feconde libere idee si forma la creatività. Del resto, il patrimonio più importante delle Nazioni non sono le ricchezze naturali, ma il loro capitale umano. Da questo, infatti, nascono le opportunità; è dalla libera capacità di aggiungere valore alla materia prima che si crea lo sviluppo, trasformandola con idee innovative. Ecco che la creatività prospera in quel circolo virtuoso grazie alle iniziative, alle osservazioni particolari dell'individuo che spezza vecchi paradigmi, creandone di nuovi. Gli individui, escono dal gregge disciplinato per produrre cambiamenti; vanno contro corrente ed innovano con invenzioni originali, rare ed inedite, ma di valore aggiunto, anche se con solo un minimo di lavoro dedicato alla loro produzione.
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